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Due anni per le nomine dei manager: la politica indebolisce il sistema sanità

Rosaria Brancato

Due anni per le nomine dei manager: la politica indebolisce il sistema sanità

venerdì 09 Novembre 2018 - 10:06
Due anni per le nomine dei manager: la politica indebolisce il sistema sanità

Dopo le lungaggini di Crocetta da un anno il nuovo governo Musumeci non è riuscito a definire le nomine dei direttori generali delle 18 aziende dell'isola. Incidono i tempi lunghi della politica e del Cencelli della sanità

Due anni di stasi, uno dei quali targato governo Musumeci, stanno indebolendo il sistema della sanità nell’isola, sotto il profilo del management.

Il rinnovo delle direzioni generali delle Aziende del servizio sanitario è stato un iter lungo ed estenuante e non ancora concluso.

Dapprima è stato l’ex governatore Crocetta, con la telenovela sui nuovi manager e poi, a sei mesi dalle elezioni regionali di novembre 2017 (in violazione quindi dalle norme sulle nomine a ridosso delle urne), nominò “sine die” commissari straordinari in alcune aziende sanitarie ed ospedaliere. Nell’estate 2018, quindi un anno dopo, la Corte Costituzionale le ha dichiarate illegittime.

Nel frattempo, sin da novembre 2017 si è insediato il governo Musumeci e l’assessore alla sanità Razza, ma un anno di attività del nuovo governo regionale non è incredibilmente bastato a chi ha il compito di decidere, per definire chi andrà a governare le 18 aziende sanitarie regionali e gli altri Enti che concorrono al funzionamento del pianeta sanità in Sicilia.

I direttori generali che spesso vengono identificati come le cause di tutti i mali del sistema, chiamati “super Manager”, con chiaro riferimento non solo ai poteri ma soprattutto al lauto stipendio, che in una qualsiasi azienda privata sarebbe ben più alto a fronte di minori responsabilità, sono scelti dalla politica. Il problema sta tutto qui, soprattutto in Sicilia dove la politica spesso ritiene che il solo fatto di sceglierli equivale ad “asservirli”, renderli ossequiosi esecutori di ordini che di politico non hanno nulla e che piuttosto sono assimilabili a scelte clientelari e favoritismi.

Chi ne paga le conseguenze è il cittadino, con il sistema della sanità che finisce “nell’arena” come ogni altro settore, con la differenza che in questo caso è in gioco la salute e la vita delle persone.

Un siffatto sistema comporta che al di là della singola professionalità la realtà venga vista attraverso l’ottica della vicinanza al politico. Sia che ci sia un polverone, un’inchiesta, uno scandalo, sia che si sia in fase di “toto nomine” quel che conta, anche ai fini della comunicazione, è la “distribuzione dei pani e dei pesci”, il Cencelli della sanità. A scapito, spesso, della professionalità del singolo manager.

Un ritardo di un anno, sommato al lungo periodo di “indecisionismo” precedente, pari ad un altro anno, una continua ricerca dell’appartenenza politica che insieme alla valutazione da parte di una commissione di esperti, dei quali nessuno ha mai svolto il ruolo di direttore generale, che studia i curricula e in un quarto d’ora di colloquio decide chi può guidare un’ azienda o no, ridicolizza non soltanto le figure degli aspiranti manager, ma indebolisce anche chi ricopre attualmente questi ruoli in un clima di perenne rinvio.

Se sei sempre con la “valigia in mano”, in attesa che la politica decida chi deve stare al tuo posto, vieni esposto ad attacchi “ricattatori” di vario tipo, palese o velato, di sindacalisti o politici che che vorrebbero ottenere ciò che da un amministratore saldo al suo posto non otterrebbero mai.

Le guerre sanitarie si combattono mediaticamente attraverso lettere o comunicati mandati alla Regione e all’Ansa, piuttosto che alla Corte dei Conti o alla Procura, con tanto di botte e risposte tra Rettori, manager, assessori, commissari pro tempore.

L’asticella dell’arena si alza sempre di più con la conseguenza di intaccare la credibilità del sistema pubblico.

Ci sono manager, primari, medici, che alla fine decidono di dimettersi dal pubblico per passare al privato, stanchi magari di vedersi sorpassare, in corsa piuttosto che ai vertici delle aziende sanitarie dal galoppino o servo del potente di turno, da chi la “vicinanza politica” giusta.

Due anni di attesa per avere i nuovi direttori generali sono troppi. Nel frattempo i siciliani continuano a giudicare “l’aereo o il treno” come il migliore medico.

Se le inerzie, i rinvii e i ritardi del passato sono tutti da addebitare al governo Crocetta ed all’ex assessore Gucciardi, l’anno appena concluso è tutto targato Musumeci-Razza ed i tempi lunghi continuano ad essere gli stessi. Con estenuante lungaggine si è arrivati alle ultime fasi per le scelte, con le rose dei candidati individuate dalla Commissione. Adesso i nomi sono tutti sul tavolo della giunta regionale. Quanto tempo ancora si dovrà aspettare per le scelte? E che criterio prevarrà? L’appartenenza, la vicinanza, o l’effettiva efficienza e managerialità?

Cambiano i suonatori ma la musica è la stessa. A pagarne le conseguenze sono però i siciliani.

Rosaria Brancato

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