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Tentato omicidio a Giostra, Cutè si chiama fuori, Gatto tace

Alessandra Serio

Tentato omicidio a Giostra, Cutè si chiama fuori, Gatto tace

venerdì 20 Settembre 2019 - 07:30
Tentato omicidio a Giostra, Cutè si chiama fuori, Gatto tace

Il giovane figlio del boss di Giostra accusato di aver sparato al pregiudicato Cuscinà ha scelto il silenzio. Cutè invece ha risposto:"non c'entro nulla".

Non risponde all’interrogatorio di garanzia Paolo Gatto, arrestato per il tentato omicidio avvenuto a Messina il 25 agosto 2018. Il presunto complice Giuseppe Cutè, invece, si dichiara innocente.

E’ questa l’estrema sintesi della mattinata di ieri al carcere di Gazzi, dove il Giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza è andata per il faccia a faccia con i due arrestati, che anche in questa occasione hanno dimostrato due atteggiamenti molto diversi.

Il figlio 22enne del boss Puccio Gatto, difeso dall’avvocato Salvatore Silvestro, ha scelto il silenzio e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Si è difeso strenuamente, invece, Giuseppe Cutè, assistito dall’avvocato Sandro Billè.

Alle domande del giudice, il 39enne ha risposto negando di essere coinvolto nel ferimento di Francesco Cuscinà. “In non c’entro nulla”, ha detto al giudice. Contro di lui ci sono però soprattutto due elementi. Ovvero un sms scambiato tra i due la mattina del ferimento, ma soprattutto le molte conversazioni intercettate tra madre e figlio a casa Gatto e sul telefono della donna, la moglie del boss “Puccio”, oggi ancora al carcere duro.

Più di una volta, infatti, la madre chiama in causa il cugino del giovane “  A me di Peppe non interessa!!!!, Peppe se la è chiarita a modo suo!!!, Peppe mi ha detto a me … ” ”te la vuoi chiarire””…. io non me ne chiarisco perché mio padre marcisce in galera ed io con i pentiti non mi siedo !!!!…….quindi Peppe non c’entra un cazzo! perché Peppe è scaltro che può camminare per strada, scommessa che io dovrei avere paura perché c’è questo in giro, e non posso camminare per strada, che mi mancano le mani per prenderlo e romperlo tutto!”.

Così Paolo Gatto risponde alla madre, riferendo di un altro particolare che secondo gli investigatori inchioda Giuseppe Cutè al fatto. Cioè il summit avvenuto il 29 agosto 2018 in una trattoria di Largo Seggiola, dove gli investigatori hanno visto Cuscinà e il figlio seduti insieme a Cutè e tre collaboratori di giustizia, Nicola Galletta, Pasquale Pietropaolo e Salvatore Bonaffini.

Poi hanno captato la successiva conversazione tra uno di loro ed un altro nome noto. I due spiegavano che Cutè aveva appunto cercato la mediazione e che questa c’era stata, malgrado qualche intemperanza del figlio della vittima. I due svelano anche un altro particolare, ovvero quello dell’inceppamento della pistola,facendo anche capire che Cuscinà era vivo per miracolo, per la seconda volta peraltro, visto che già nel 1988 avevano cercato di ammazzarlo e si era salvato.  “la cosa era proprio di quelle belle, è partito il primo (colpo) e non ne sono partiti più … è la seconda volta che gli va bene ed ancora parla., deve ringraziare a Dio … ormai le fanno artigianalmente (le munizioni) e non sono buone.”

Anche su questo particolare Giuseppe Cutè si è discolpato. Sì è vero ha cercato di aggiustare il tutto con Cuscinà, ha chiesto il chiarimento al tavolo coi pentiti, ma proprio perché lui non c’entrava proprio niente, malgrado qualcuno lo avesse chiamato in causa.

Al coinvolgimento di un altro soggetto fa riferimento anche la madre di Gatto in un’altra delle conversazioni intercettate. Lamentandosi del figlio che non ha rispetto per nessuno, neanche per gli amici,preoccupata perché per questo potrebbe attirarsi delle ritorsioni, si sfoga amara: “non capisce perché … gliel’ho spiegato che mai tuo padre, mai ha fatto una cosa del genere non si è mai portato nessuno di dietro, non ha mai consumato a nessun parente e nessuna cosa “

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Un commento

  1. Che brava donna che deve essere la mamma di questo giovane. E che bella famiglia!

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