Il ricordo del parroco di Saponara: «Luca aveva fatto la prima comunione a giugno. I Valla ben voluti da tutti» - Tempostretto

Il ricordo del parroco di Saponara: «Luca aveva fatto la prima comunione a giugno. I Valla ben voluti da tutti»

Il ricordo del parroco di Saponara: «Luca aveva fatto la prima comunione a giugno. I Valla ben voluti da tutti»

mercoledì 23 Novembre 2011 - 20:02

Parla padre Nicolò Bertino: «Il piccolo Luca era un ministrante della parrocchia. I Valla mi invitavano spesso a cena, la signora è una donna di grande fede»

«Il piccolo Luca era un ministrante della parrocchia. A giugno aveva fatto la prima comunione. Aveva una grande gioia nello stare insieme agli altri». E’ flebile, rotta dalla commozione, la voce del parroco di Saponara, padre Nicolò Bertino. Lo incontriamo ai piedi della montagna assassina. Il suo sguardo è rivolto lassù, dove di lì a poco il corpo di Luca Vinci, 10 anni, verrà portato a valle dai vigili del fuoco. Insieme a lui Giuseppe Cardulo, gli scarponi sporchi di fango, le occhiaie di chi non ha chiuso occhio per tutta la notte. Padre Bertino conosce tutti, in paese. E conosceva benissimo la famiglia Valla, falcidiata dalla furia cieca del fango. «Giuseppe era uno studente in medicina, un bravo ragazzo. Avevo uno splendido rapporto con lui, col padre Luigi, con la madre. Mi invitavano spesso a mangiare a casa loro, soprattutto a cena, ti ricordi Giuseppe?», dice al ragazzo accanto a lui. Quasi non ci crede che di inviti a cena non ne riceverà più, a casa Valla.

«La signora Valla? Una donna eccezionale, di grande fede. Mercoledì eravamo tutti insieme in parrocchia per la preghiera, domenica a Messa», ricorda con commozione il parroco. Giuseppe Cardulo annuisce, «delle persone ben volute da tutti, in paese». Una famiglia che adesso è stata dimezzata. Luigi Valla, 55 anni, e Giuseppe Valla, 28, sono stati uccisi dal fango, i loro corpi straziati e ricomposti a fatica dai Ris. La signora si è salvata perché quando la natura ha deciso di ribellarsi si trovava in un’altra parte della casa. Solo una coincidenza, solo un caso. E’ riuscita ad aggrapparsi alla ringhiera del balcone. Ed oggi piange il marito ed il figlio, insieme all’altro figlio più piccolo, a cui è toccato il terribile compito di riconoscere il corpo di Giuseppe. A far loro compagnia il cagnolino. Della casa rimane poco o nulla. «Ci vuole tanta fede, ci vuole tanta speranza. Che tragedia, quanto sarà difficile», dice mettendosi le mani sulla testa padre Bertino. Disperato, commosso. Ferito. Come tutta Saponara.

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