Si tratta dei fondi europei di Agenda 2000. Prima la Commissione europea e poi il Tribunale Ue hanno accertato anomalie e irregolarità
«Varie irregolarità» e «gravi carenze nella gestione e nei controlli». Con queste motivazioni il Tribunale dell’Unione Europea ha confermato il taglio di quasi 380 milioni di euro destinati alla Sicilia nell’ambito dei fondi di Agenda 2000.
Nel 2000 e poi nel 2004 , la Commissione europea aveva approvato il cosiddetto «Por Sicilia», cioè il Programma operativo per la regione Sicilia, con un cofinanziamento del Fse-Fondo sociale europeo fino a 846 milioni su 1,2 miliardi. Tuttavia, a fine dicembre 2015, gli ispettori comunitari avevano rilevato per le somme destinate alla Sicilia una serie di anomalie: progetti presentati dopo la scadenza del termine, spese per il personale non correlate al tempo effettivamente impiegato e giustificativi di spesa insufficienti, presenza di consulenti esterni privi delle qualifiche richieste e costi non pertinenti, violazione delle procedure di appalto e per la selezione di docenti, esperti e fornitori.
La Commissione europea aveva ridotto il contributo finanziario di ben 379 milioni «a causa delle constatate irregolarità singole e sistemiche», e di «varie irregolarità in diverse operazioni, alcune accertate dall’Olaf-Organismo antifrode europeo».
Lo Stato italiano aveva presentato ricorso al Tribunale dell’Unione Europea , che ha però convalidato la decisione della Commissione europea, togliendo quei 379 milioni di euro inizialmente stanziati.
Tribunale Ue ha infatti evidenziato l’«innegabile esistenza di errori sistemici imputabili a insufficienze nei sistemi di gestione e di controllo» dei fondi strutturali europei, «che si sono manifestati nel corso di diversi esercizi finanziari e ai quali non è stato posto del tutto rimedio fino alla fine della programmazione».
La Sicilia adesso dovrà restituire i fondi.
