Dopo i cambi di giudice non si rinnovano le testimonianze. Perché non fa bene alla giustizia secondo i penalisti
MESSINA – Incrociano le braccia anche a Messina gli avvocati penalisti. L’Unione delle Camere Penali ha proclamato due giorni di astensione delle udienze, 27 e 28 giugno, per sollevare il problema della compressione del giusto processo, vanificato secondo i legali dalla nuova disciplina sui cambi di giudice.
La Camera Penale Pisani-Amendolia
“Non si tratta di rivendicazioni di categoria – spiega l’avvocato Bonaventura Candido, presidente della Camera Penale Pisani Amendolia – Principio cardine del nostro ordinamento è l’immutabilità del giudice che si traduce nel diritto dell’imputato ad essere giudicato da chi ha personalmente raccolto tutte le prove in dibattimento Principio ormai quotidianamente calpestato in conseguenza di alcune regressive interpretazioni della disciplina processuale che consentono di omettere la rinnovazione (ovvero la ripetizione delle testimonianze) in caso di mutamento del giudice. Assistiamo a continui mutamenti dei giudici (anche più volte nel medesimo processo) che “riprendono” l’attività del collega sostituito senza avere preso parte alla formazione delle prove precedenti. Ecco lo stravolgimento di quel principio fondamentale ormai schiacciato alle esigenze organizzative degli uffici giudiziari e finanche a quelle personali (di carriera, trasferimento ecc…) di taluni giudici.”
Serve un intervento legislativo
La Camera Penale chiede quindi un intervento legislativo immediato che ponga fine a questa grave, gravissima, compromissione dei diritti degli imputati cui non possiamo neanche più assicurare che il giudice che emetterà la loro sentenza abbia piena, personale e corretta contezza degli elementi di prova su cui dovrebbe formarsi il suo convincimento e la sua decisione!”
La Camera Erasmo da Rotterdam
Non partecipano alle udienze, oggi e domani, anche gli avvocati della Camera Penale Erasmo da Rotterdam: “E’ una astensione anche tardiva – spiega il presidente Filippo Mangiapane – avremmo dovuto protestare tre anni fa. I diritti difensivi sono stati del tutto compressi e compromessi dal seguito che è stato dato alla sentenza della Cassazione”.
