La promessa dei figli e la famiglia: "Giustizia". Il ricordo di Sara Campanella, le esortazioni dei religiosi alle denunce
Messina – E’ la parola giustizia a colmare il vuoto attonito che la morte di Daniela ha lasciato familiari, in tutti quelli che hanno cercato di proteggerla e non ci sono riusciti, in tutti quelli che non riescono a tradurre in altre parole lo sgomento prodotto dall’ingiustizia di una morte che si poteva evitare.

“Cara mamma sei sempre stata la mia complice, ci dicevamo tutto. Con la tua morte anche la mia vita è un po’ finita, una parte di me è volata in cielo con te. Eri così contenta di diventare nonna – ha detto la figlia Roberta ai funerali in Cattedrale. La giovane ha letto un messaggio per mamma insieme al fratello più piccolo. Gaetano, poco prima, ha dovuto allontanarsi, uscire dalla Cattedrale, riprendere fiato poi tornare per stare accanto alla sorella.
Il peso del dolore sui figli e la richiesta di giustizia

E’ stata lei a trovare il corpo senza vita della madre, la mattina del 10 marzo. Incinta di sette mesi, ha perso i sensi ed è stata ricoverata all’ospedale Piemonte dove è rimasta sotto controllo per diversi giorni. Per i funerali della madre, però, ha voluto esserci. Ha ricordato la sua generosità, la sua attenzione costante, la sua cura anche per la nipotina che non vedrà più nascere e crescere: “Eri quasi seccante con quel corredino, ci tenevi anche più di me”. “Non accetto che un mostro, perché questo è, ti abbia tolto questa gioia. Ti darò giustizia, andrò avanti in tuo onore, perché non accada mai più. Brilla più che puoi mamma, un giorno ci rincontreremo”, ha concluso la figlia tra le lacrime.
Femminicidio di Stato

“Si poteva fare di più per proteggerti, si doveva fare di più” – ha detto una delle nipoti. Anche lei ha ricordato la “generosità e la forza di vivere, la battuta sempre pronta, l’altruismo e la generosità Il tuo primo pensiero era aiutare anche quando eri tu ad avere bisogno di vicinanza”. “Tu sei stata bravissima, ti sei fatta avanti, le istituzioni no. Non sono bastate le denunce e i giorni in ospedale a muovere le istituzioni. Il tuo grido di giustizia lo porteremo avanti noi”. In più di una occasioni l’espressione femminicidio di Stato è stata accostata alla vicenda di Daniela Zinnanti, per richiamare la lunga sequela di buchi nella rete di protezione che alla donna è mancata, malgrado le denunce: dal braccialetto elettronico per Santo Bonfiglio arrivato tardi al suo dover affrontare da sola le minacce dell’uomo, dopo la prima denuncia ritirata.
Il ricordo di Sara Campanella

“Dobbiamo mobilitarci affinché venga fatta giustizia, per dare voce a chi voce non ha più come Daniela, come Sara”, ha detto Roberto, il fratello di Daniela, facendo riferimento più volte a Sara Campanella, i cui genitori hanno scritto per loro una lettera di conforto e vicinanza.
Da vittima a icona
Anche Monsignor Accolla celebrando l’omelia ha spronato a raccogliere l’ultimo insegnamento, se pur involontario, di Daniela. “Che bello se anche da un dolore così grande possiamo dire: “Daniela, il nostro dolore non è stato inutile, oggi sei icona di una relazione con Dio e una relazione nuova tra di noi, il tuo sacrificio ci inviti a guardare a Dio come padre per riscoprirci sempre più come fratelli”.
Dov’era la città?
“Rivolgo un appello agli uomini, e alle donne perché denuncino. Non tacete, parlate, ci sono associazioni, ci sono bravi sacerdoti, non diventate complici della violenza”, ha tuonato il pastore Tindaro Smeraldi, accolto dagli applausi dei presenti in Cattedrale. Poi il silenzio, dentro e fuori la Cattedrale, quando il feretro è stato sollevato, dopo che Roberta e Gaetano si sono chinati a dare l’ultimo saluto alla madre, confortati da Monsignor Accolla. Fuori applausi, palloncini bianchi e un grande striscione della curva sud, forse l’unica presenza della città che, malgrado il clamore suscitato dal femminicidio, era assente ai funerali.





