Ex Macina, Legambiente: possibile presenza di reperti archeologici - Tempostretto

Ex Macina, Legambiente: possibile presenza di reperti archeologici

Marco Celi

Ex Macina, Legambiente: possibile presenza di reperti archeologici

mercoledì 05 Luglio 2017 - 08:48

Da pochi mesi è stato abbattuto l'ex ristorante la Macina, sul cui sito sorgerà un centro commerciale con annesse residenze. Legambiente è preoccupata che, durante gli scavi, eventuali siti archeologici possano essere ricoperti di cemento e distrutti.

Il residente di Legambiente dei Peloritani, Vincenzo Colavecchio esprime preoccupazione in merito ai lavori che attualmente interessano il sito dell'ex ristorante la Macina, a Ganzirri. Questo, avendo chiuso i battenti diversi anni fa, è stato acquistato dall'imprenditore Vincenzo Vinciullo, per essere trasformato in una zona commerciale e residenziale.

Quasi a voler mettere in secondo piano l'amarezza che si prova nel vedere uno degli storici locali di Messina, che ha segnato la vita di molti cittadini, andare distrutto sotto il passaggio degli anni, della modernità e purtroppo della crisi che ne ha determinato la chiusura, quello che preoccupa di più Legambiente è la possibilità che sotto l'ex locale la Macina, vi possano essere dei reperti archeologici che, durante la costruzione del nuovo sito, possano essere distrutti e ricoperti di cemento. Per questo si chiede alla Soprintendenza alla tutela dei beni culturali di attivare un'indagine di controllo archeologico preventiva, al fine di individuare eventuali reperti.

Prescindendo dall’inserimento o meno di Capo Peloro nel novero delle aree urbane di Messina e dintorni “a rischio archeologico”, già da gran tempo ben note anche alla Soprintendenza, non è una novità, infatti, che la zona in passato sia stata teatro di numerosi ritrovamenti di età greca, romana o bizantina, come ad esempio l'area del settore di una villa rustica tardoantico-bizantina a monte del Lago Grande (scavi Scibona, 1991) e del basamento del Faro monumentale ellenistico a Punta Faro (scavi Tigano, 2009), che si è riusciti a sottoporre a tutela; a fronte, invece di tantissimi altri cantieramenti privati nella zona intorno ai laghi e costiera, potenzialmente ricchi di ogni possibile sorta di presenze archeologiche, dentro e fuori i pantani, che sono rimasti, a quanto sembra, totalmente incontrollati.

Basti solo ricordare, in anni non lontani, la massiva lottizzazione di lussuosa edilizia residenziale tutt’intorno alla piccola area del complesso della suddetta villa rustica (recinta e forse fortificata) con probabile necropoli annessa (non indagata), subito adiacente a nord di altro più recente cantieramento edilizio, quest’ultimo, però, a quanto pare totalmente incontrollato sotto il profilo di preventivo intervento archeologico. Ed ancora le vaste lottizzazioni, più o meno recenti, nelle aree intorno e nell’antico pantano scomparso di Piano Margi, bonificato, nei primi anni del XIX secolo dagli ingegneri dell’armata inglese dell’occupazione anglo-borbonica di Sicilia, dalla cui area, proviene notizia di una incontrollata distruzione, probabilmente proprio negli anni Ottanta, di grosse strutture monumentali in grandi pietre squadrate, cornici modanate e capitelli presumibilmente dorici, forse resti del tempio greco di Posidone, ben noto da sicure fonti storiche ed antiquarie, affiorate, “ruspate”, quindi riseppellite sotto il cemento di fondazione di una (ignota) delle innumerevoli ville e villette private del luogo, tra Ganzirri e Torre Faro.

Infine, la realizzazione dei vasti complessi residenziali a monte dell’ex Circuito dei Laghi, certamente interessanti, tra l’altro, almeno di un sito preistorico di media età del Rame, individuato nell’estate del 1977 solo da pochi ma indicativi frustuli di ceramica d’impasto, e i cui terreni circostanti, almeno altrettanto indagabili archeologicamente, sono stati incontrollatamente lottizzati e cementificati nel corso degli anni successivi. Per non dire delle ancora insondate potenzialità archeologiche dei due Pantani di Faro e Ganzirri. Il Piccolo, di Faro, antica area portuale aperta sul basso Tirreno, oltre che sede presumibile di parte dei resti sommersi della mitica città di Risa, mentre il Grande, di Ganzirri, presumibile bacino ben utilizzabile, tra l’altro, per i munera navalia dell’età romana.

Alla luce di tutto questo, secondo Legambiente è doveroso che la Soprintendenza, qualora non l'avesse già programmato, si attivi per il controllo archeologico sui lavori che si presenta particolarmente indispensabile, dato che le eventuali preesistenze insediative antiche, qualora presenti, possono configurarsi anche come labili stratificazioni di insediamenti non necessariamente “monumentalizzati”, in particolare se di origine preistorica, in ogni caso non facilmente rilevabili senza un’attenta e sistematica vigilanza sui lavori di cantiere.

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2 commenti

  1. MessineseAttenta 5 Luglio 2017 14:43

    Ci penserà Vinciullo ad informare le autorita dei ritrovamenti archeologici

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  2. MessineseAttenta 5 Luglio 2017 14:43

    Ci penserà Vinciullo ad informare le autorita dei ritrovamenti archeologici

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