Tanti i bambini che questa mattina hanno partecipato all’iniziativa organizzata in contemporanea anche in altre città d’Italia. A parlare per conto di Mons. La Piana, il direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes di Messina Santino Tornesi
Colori. E’ questa la parola che permette di descrivere quale sia stato il senso della celebrazione della giornata contro il razzismo. Bambini di tante nazionalità, uno accanto all’altro, si sono stretti la mano, sono stati vicini, si sono abbracciati per dire tutti insieme no alle differenze. Perché differenze non ne esistono. L’iniziativa organizzata a piazza Duomo con la partecipazione delle scuole cittadine, è avvenuta in concomitanza con gli appuntamenti programmati nelle altre città d’Italia. A portare i saluti di Mons. La Piana, assente per impegni legati allo svolgimento del suo Ministero, il direttore dell’Ufficio diocesano Migrates di Messina, Santino Tornesi. Di seguito riportiamo il testo del messaggio per dare un’idea concreta di come la Chiesa abbia inteso rappresentare il significato di tale momento.
“Oggi la globalizzazione unisce le persone, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea di per sé le condizioni per un’interazione costruttiva ed una comunione pacifica, cosicché il razzismo persiste. È un fenomeno che è giusto denunciare, perché non venga meno l’attenzione verso l’educazione e l’importanza di diffondere una cultura aperta all’alterità. Per superare tutte le forme di razzismo, discriminazione razziale e xenofobia bisogna recuperare la consapevolezza che tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e sono uniti nell’appartenenza all’unica famiglia umana. Una società può dirsi giusta quando tra le persone il desiderio naturale di relazionarsi gli uni agli altri non è distorto dal pregiudizio, dalla paura e dagli interessi egoistici che minacciano il bene comune. Un ruolo insostituibile è svolto dall’educazione, che modella la mentalità ed aiuta a formare le coscienze ad abbracciare una visione più completa della realtà e a rifiutare ogni forma di razzismo e discriminazione. In tutto questo, protagonisti diventano la scuola e i mezzi di informazione, che contribuiscono a diffondere la cultura e lo sviluppo di una società giusta ed accogliente. Ma tutto questo non può essere considerato solo un problema culturale; denunciare il razzismo diventa un gesto ipocrita se non si dice che esso viene supportato da leggi e provvedimenti amministrativi che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere, come presenze da precarizzare piuttosto che nuovi cittadini e risorsa per il futuro del nostro Paese.
Per questo chi ci governa dovrebbe avvertire il bisogno: di dotarsi di una legge organica sull’immigrazione, che sia includente e non escludente; di rendere praticabile il diritto fondamentale della ricomposizione familiare; di garantire pari opportunità ai giovani migranti, rivedendo la legge sull’acquisizione della cittadinanza italiana; di concedere il diritto di voto, almeno amministrativo, come strumento di esercizio di cittadinanza attiva; di chiudere i Centri di detenzione e cancellare il reato di clandestinità per gli immigrati irregolari; di rivedere la politica dell’accoglienza e la protezione di quanti chiedono asilo nel nostro Paese. Vorrei concludere con l’augurio che questa giornata possa avere l’adeguata risonanza, per contribuire alla costruzione di una società più aperta alla convivialità delle differenze, per realizzare il sogno di Dio di vedere l’umanità raccolta in una sola famiglia, così come sognava Martin Luther King, che diceva: “Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza”.
(FOTO STURIALE)
