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Gaetano, un messinese a Lugano con il sogno di fondare un’accademia per i talenti siciliani

Giuseppe Fontana

Gaetano, un messinese a Lugano con il sogno di fondare un’accademia per i talenti siciliani

domenica 17 Ottobre 2021 - 06:50

Ha fondato la sua agenzia di marketing, insegna alla Supsi e non smette di pensare a come poter aiutare i ragazzi della propria terra

Volare via dalla Sicilia, salutare Messina e rivederla soltanto pochi giorni l’anno non è mai semplice. Andare a mettere radici in un Paese diverso, come può essere la Svizzera, probabilmente lo è ancora di più. La missione di Gaetano Biondo, messinese trapiantato a Lugano, è fatta di sogni, di traguardi, di nuovi percorsi e di una determinazione fuori dal comune, che gli ha permesso di fondare la propria azienda di digital marketing e di insegnare in terra svizzera, di realizzarsi e di mettere a punto nuove idee rivolte al sud, alla sua terra e ai suoi concittadini. Gaetano, lontano dallo Stretto ormai da 9 anni e con una nuova famiglia di matrice siculo-elvetica, non smette di pensare a Messina, pur da tanti chilometri di distanza. Si è circondato di messinesi, mantiene ben saldo il filo che lo lega alle sue origini e non smette di pensare a come poter aiutare i tanti giovani che qui tentano di avviarsi nel suo stesso percorso. Un percorso difficile, spesso fatto di stage che ti spremono e ti danno pochissimo o addirittura nulla, tanto economicamente quanto umanamente, ma che in un contesto diverso e con le persone giuste al proprio fianco può dare vita a grandi gratificazioni personali.

Quando sei andato via da Messina e con quali prospettive?

Nel 2012, anche se sembrano trascorse già un paio di vite da allora. Per ragioni d’orgoglio, di cuore e di soldi, avevo deciso di non fare l’università fuori, e di dare il massimo per trovare un buon lavoro a Messina. Velleitario volerci riuscire, studiando giornalismo, direte voi, ma, senza il senno di poi o un punto di vista interno al mercato del lavoro, era difficile orientarmi al meglio. Quando, molto presto, compresi il livello di difficoltà della missione da compiere, non solo in riva allo Stretto, ma anche nel resto d’Italia, provai a diventare la figura mitologica nota come “il neolaureato con esperienza”. Grazie alla “resistenza” economica dei miei genitori, una casalinga e un ferroviere, infatti, tra Messina, Catania e la Calabria, ero riuscito non solo a fare esperienze lavorative, gratuite s’intende, in uffici stampa e per quotidiani, radio e tv locali e regionali, durante l’università, ma anche a creare e gestire delle testate online con i miei colleghi di studi. Dopo cinque anni di iniziative, tentativi e apprendimento sul campo, però, nonostante gli apprezzamenti fossero molti, le prospettive di pagamento e sussistenza erano praticamente inesistenti, estremamente instabili o lontane, e le porte per aiuti concreti da parte di aziende e istituzioni locali sempre chiuse. Fortuna vuole che fossi una persona curiosa ed entusiasta di conoscere cose nuove, anche fuori dal proprio orticello. Dunque, con la morte dentro, intorno ai 24 anni, quando rintracciai l’opportunità concreta di spostarmi in un contesto più fertile in cui seminare sacrifici, decisi a malincuore di farlo, sebbene dovessi acquisire ulteriori competenze.

Come nasce la tua avventura in Svizzera?

Destino, Provvidenza, voglia, faccia tosta, aver poco da perdere: gli ingredienti sono stati questi, anche se non so in che misura. Durante un pranzo, un caro amico era stato contattato telefonicamente da un conoscente di Lugano, che poi sarebbe diventato il mio primo vero capo, perché non trovava universitari che in estate potessero dare ripetizioni di matematica a degli studenti ticinesi. “Vado io”, dissi scherzando, ma non troppo. E venni preso sul serio. Chiese di parlare con me, ripassai matematica un paio di mesi e andai in Svizzera. Prima un anno, poi il seguente, finché, da quelle lezioni, nacque un vero e proprio liceo privato, dove mi venne chiesto di occuparmi di informatica e amministrazione. Studiai l’indispensabile e mi spostai definitivamente, terminando la laurea magistrale in sociologia ed HR da remoto, stavolta con l’intento di restare in Ticino e di dare alla mia carriera radici più salde.

Perché hai deciso di formare un team (anche) di messinesi?

Per l’enorme nostalgia che mi ha afflitto i primi anni, per tenere contatti frequenti con tanti amici, per supportare le persone di talento che avevo conosciuto a Messina. Dal 2014, infatti, sono riuscito, prima, a cambiare posizione e a lavorare nella comunicazione, e poi, spendendo i primi risparmi in altri due master, uno in marketing digitale, l’altro in gestione aziendale, a fornire consulenze di sempre maggior valore alle aziende ticinesi. Fino a quando, nel 2016, con i proventi delle attività svolte, ho fondato la mia agenzia di digital marketing a Lugano, Linkfloyd – Web Will Rock You, nella quale ho potuto coinvolgere e ancora coinvolgo molti concittadini, come dipendenti o collaboratori a progetto.

Tra i tuoi progetti futuri, c’è anche di investire al sud, a casa. Perché?

La nostra città e la Sicilia sono popolate da individui che oltre a un’incredibile intelligenza dispongono, come o più che altrove, di straordinarie capacità emotive ed empatiche, che sono alla base di un successo professionale sano, ma che possono anche portare a impigrirsi, demotivarsi o chiudersi in se stessi. Le istituzioni e il fatalistico orgoglio isolano vi si aggiungono e creano un mix letale, una sorta di cappa che ci rende difficile vedere come va il mondo oltre la nostra splendida terra. Dati i miei trascorsi e l’attuale, ulteriore esperienza come docente universitario in marketing presso la SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, ndr), sto progettando con degli amici messinesi l’apertura di una piccola accademia che possa fornire, a siciliani e a calabresi che avessero scelto un percorso di studi o lavorativo con poco futuro, competenze pratiche e aggiornate subito spendibili sul mercato del lavoro, nonché concreti e immediati contatti professionali nel resto d’Italia e all’Estero, da sfruttare anche rimanendo al Sud, negli ambiti del marketing, digitale e non, e dello sviluppo informatico. Altro non è che il percorso orientante ed esperienziale che avrei voluto frequentare, evitando invece di sbattermi tra corsi e stage pro bono, per mettere insieme i pezzi di sapere e saper fare che il mondo chiede. Grazie ad alcune interessanti e recenti collaborazioni didattiche con l’Università di Messina, infatti, ho capito che questo potrebbe essere il momento giusto per pigiare il piede sull’acceleratore.

Torneresti a vivere in città?

Mai dire mai, ma la Svizzera, il Canton Ticino e Lugano mi hanno accolto talmente bene che, anche se sarò impopolare, è difficile adesso rispondere di sì a questa domanda, per il prossimo futuro. Parlo della stima ricevuta, e parlo anche d’amore: mia moglie è di qui e sicuramente la nostra famiglia, formata da poco, seppure con un cuore peloritano, avrà soprattutto basi elvetiche. I rapporti con la città, però, non sono mai mancati e non mancheranno mai, e sono concreti, oltre ai classici ritorni per le vacanze. Qualora mia moglie potesse, un giorno, lavorare in smartworking, come sovente capita a me, non nascondo che mi piacerebbe trascorrere insieme diversi mesi all’anno in riva allo Stretto, per vivere pienamente a cavallo tra le case e le culture che ci appartengono.

Cosa ti senti di dire ai cittadini messinesi che restano o vanno via?

Cercherei di trasmettere quel poco che ho imparato dall’esperienza e dagli errori: nel lavoro, che sappiate cosa fare o meno, guardate fuori, chiedete agli esperti, cercate di intercettare i trend e traete spunto soprattutto da ciò che succede fuori. Qualora notaste delle differenze con quello che fate, applicatevi velocemente per apprendere competenze e modi di lavorare che non snaturino chi siete, e assicuratevi che siano il più possibile utili agli altri. Così, se avrete la forza e la possibilità di restare, potrete migliorare il luogo in cui siamo nati e cresciuti. Se, invece, avrete la forza e la possibilità di andare via, possiederete degli strumenti per renderci comunque orgogliosi nel mondo, come parte di qualcosa di più grande, che “estenda la falcata” oltre i suoi propri confini.

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