Per la rubrica fotografica "Visti da lontano", Pierluigi Pisani, che non ha dimenticato la sua gioventù tra Reggio e gli studi con UniMe
VISTI DA LONTANO di Rosario Lucà – C’è un filo che unisce le persone allo Stretto, anche quando la vita le porta lontano.In ogni storia che racconto c’è un ritorno, un ricordo, una scintilla che riaccende la luce di Messina negli occhi di chi ha attraversato quel mare almeno una volta.





Questa settimana ho incontrato Pierluigi Pisani, un uomo pacato e profondo che in quello Stretto ha trovato una parte di sé.Pierluigi ha 56 anni ed è un funzionario della pubblica amministrazione. Vive a Torino con la moglie, napoletana come lui, e il loro figlio ormai adulto.
Usando una frase abusata, potrei definirlo un “napoletano verace”, grande appassionato di calcio e legato alla sua terra., ma non amo i cliché, e in ogni incontro cerco di guardare oltre le etichette: le persone, nella loro autenticità, dicono sempre molto di più.
Pierluigi parla con voce pacata, quasi sottile, tanto che a tratti fatico a sentirlo, ma dietro quel tono controllato si percepisce una calma profonda e la forza tranquilla di chi ha vissuto molto e conserva dentro di sé passioni autentiche.
Ha girato l’Italia fin da bambino, seguendo i trasferimenti del padre, funzionario di banca, che a ogni avanzamento di carriera cambiava sede.
Tra la Madonnina, lo Stretto e il mito di Scilla e Cariddi
È così che, a diciotto anni, Pierluigi Pisani si ritrova a Reggio Calabria, la nuova destinazione del padre, e sceglie di iscriversi all’Università di Messina.Come tanti studenti pendolari, ogni mattina attraversava lo Stretto sulla “zattera” per raggiungere le lezioni, e la sera faceva ritorno. È ancora vivido in lui il ricordo della nave che, entrando in porto, passava sotto la Madonnina, con quella sensazione di entrare in un luogo familiare e sacro allo stesso tempo.


Mi racconta di essere sempre stato affascinato dal mito di Scilla e Cariddi: per lui, a quel tempo, lo Stretto rappresentava un luogo leggendario, quasi magico, “un po’ come per i ragazzi di oggi potrebbe esserlo la Route 66 in America”, mi dice sorridendo.
Tra i suoi ricordi affiora il nome della nave Edra, una piccola imbarcazione che, nei giorni di scirocco, sembrava un guscio di noce in balìa del vento e delle onde. “Ne ho prese di sciroccate”, mi dice ridendo.
Sentendosi parte di quella città sospesa tra mito e mare, Pierluigi vive appieno l’ambiente universitario: partecipa alle attività studentesche, si impegna, e soprattutto entra nella squadra di calcio della facoltà, un gruppo colorato e rumoroso di ragazzi provenienti da tutto il Sud. Ricorda ancora la strada che dall’approdo lo portava fino all’università, e quel bar alla fine del Viale S. Martino dove non poteva non fermarsi per un maritozzo o una treccia prima delle lezioni.
Nello Stretto mare e memoria s’intrecciano
Aveva diciotto anni, e l’università era anche un luogo di dibattito, di confronto, sorride quando ricorda un acceso scambio di opinioni con un collega siciliano che, con una certa ingenuità, disse a lui Napoletano: “Voi, al Nord, vedete le cose diversamente”.
“Si è sempre i meridionali di qualcuno”, gli ho risposto, citando oggi, quasi inconsciamente, quella frase resa celebre, ironica e amara al tempo stesso, come il sapore di certe verità.
Oggi Pierluigi Pisano è un uomo che ha trovato il suo equilibrio tra radici e nuove terre. Ma nei suoi ricordi lo Stretto riemerge come ancora un punto fermo: un luogo simbolico, dove mare e memoria si intrecciano.
Siamo un po’ strani noi, i “visti da lontano”, ci adattiamo al posto in cui arriviamo, diventiamo cittadini di quel posto , ma in fondo non smettiamo mai di essere isole, distanti ma prossimi l’uno all’altro.
Rosario Lucà
L’autore della rubrica
Rosario Lucà, nato a Messina 63 anni fa, vive a Torino da oltre trent’anni, dove lavora come ingegnere. La fotografia lo accompagna fin da ragazzo e con il progetto “Lucas Art” ha trasformato questa passione in un percorso artistico. Predilige il bianco e nero e si dedica soprattutto alla fotografia di strada e al ritratto, cercando nei suoi scatti l’autenticità. Frammenti, sguardi e atmosfere capaci di raccontare storie che vanno oltre l’immagine.
