L’Unione degli universitari recapiterà nella casella elettronica del rettore domande precise alle quali esigerà risposte chiare sulla recente nomina dei componenti dell’organismo previsto dalla Riforma Gelmini
E’ancora la Commissione statuto, o meglio le modalità di selezione dei 14 componenti che vi faranno parte, ad accedere il dibattito tra gli studenti. Che hanno deciso di non seppellire l’ascia di guerra anche adesso che l’organismo incaricato di redigere lo statuto d’Ateneo ha già i 14 rappresentati della viarie fasce: docenti, ricercatori, personale tecnico – amministrativo ed universitari nominati dal rettore Francesco Tomasello, dal Senato accademico, dal Consiglio d’amministrazione e per quanto riguarda gli studenti dalle 14 associazioni studentesche universitarie accreditate.
Dopo il Comitato Unime in protesta, che ha fatto saper di voler continuare la battaglia di democrazia e partecipazione dall’esterno, non avendo rappresentanti in seno alla Commissione, ed i ricercatori di Rete 29 Aprile – che parleranno attraverso l’unico rappresentante presente in Commissione (vedi articolo correlato) – anche l’UDU ( Unione degli universitari) lancia la sua iniziativa, anzi la sua campagna, dal titolo “Contare per non essere contati” .
«A seguito dei recenti avvenimenti che hanno interessato l’Ateneo messinese e le decisioni adottate dal rettore circa le modalità di scelta dei due rappresentanti degli studenti che sono entrati a far parte della commissione statuto – si legge in un comunicato- l’Udu lancia la campagna “Contare per non essere contati”».
Il sindacato studentesco si schiera «a tutela dei diritti degli studenti» e pretende «trasparenza e chiarezza»: con questa campagna chiederanno a Tomasello maggiori informazioni e risposte certe sulla nomina della Commissione, inviando le domande «direttamente alla casella mail del rettore, al fine di mostrare l’ interesse per la salvaguardia di un diritto che è espressamente sancito dalla nostra Costituzione»
Attraverso questa iniziativa , l’Unione degli Universitari intende manifestare «ancora una volta, il proprio dissenso nei confronti di una decisione che ha tutte le caratteristiche per essere definita come autoritaria e quindi assolutamente antidemocratica: una decisione impostaci dall’alto che elimina la effettiva possibilità di partecipazione degli studenti».
