Il sindacato autonomo chiede un incontro immediato con il direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria Pecoraro, «al fine di fare definitiva chiarezza sulle tante vertenze in corso nel settore degli appalti»
Dal servizio di ristorazione a quello di pulizia, passando anche per il servizio di vigilanza, al Policlinico di Messina è caos totale. Almeno per quel che riguarda la situazione occupazionale di decine di lavoratori , protagonisti di tre di diverse vertenze, ad oggi di fatto, rimaste irrisolte. A delineare i contorni delle singole vertenze ci pensa l’Orsa, che sottolinea le contraddizioni di fondo delle singole vicende ed annuncia lo stato di agitazione dei lavoratori.
In una nota indirizzata al direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria Giuseppe Pecoraro parla di «inaccettabili compressioni dei livelli occupazionali nei servizi interni al Policlinico di Messina appaltati a ditte esterne» e fa il punto della situazione.
Per quanto riguarda il Servizio di ristorazione degenti, il sindacato autonomo spiega che «nonostante le sentenze che intimano all’impresa appaltatrice – SR Ristorazione – di reintegrare e risarcire economicamente il personale illecitamente licenziato, la Ditta in questione non ha posto in essere quanto ordinato dal Tribunale di Messina, vantando una autorizzazione della Direzione Generale in indirizzo, relativa alla riduzione di personale». L’OrSa accusa Pecoraro di aver dato notizia ufficiale di tale autorizzazione «solo dopo che il Giudice ha condannato la SR Ristorazione e che quest’ultima ha avanzato richiesta di risarcimento nei confronti dell’A.O.U. Gaetano Martino»
Nel documento, la sigla sindacale ribadisce, come già in altre occasioni, che «il servizio viene erogato in aperta violazione del Capitolato d’Appalto con conseguente calo della qualità del pasto da garantire all’utenza e nel contempo la SR Ristorazione non ha inteso usufruire degli strumenti aggiuntivi, messi a disposizione dall’AOU Gaetano Martino ( centro di ristoro per i dipendenti e centro cottura per la fornitura dei pasti all’esterno) utili ad incrementare la produzione e mantenere i livelli occupazionali.Pertanto – si legge ancora – la riduzione di personale autorizzata dalla Direzione in indirizzo è ingiustificata e annoverabile fra le tante iniziative propedeutiche alla salvaguardia dei bilanci privati delle aziende appaltatrici a danno dei lavoratori».
Dal servizio di ristorazione al Servizio di pulizia generale e sanificazione poco cambia, secondo l’OrSA. «E’ recente – scrive- la procedura di mobilità attivata dall’A.T.I. Miles/Mts, -gestrice dell’appalto, che a fronte dei 221 lavoratori, occupati ad inizio appalto, oggi pretende di erogare il delicato servizio con soli 209 lavoratori part-time e in alternativa propone l’attivazione di un Contratto di Solidarietà. Solo con la mobilitazione dei lavoratori aderenti all’OrSA – conclude – si è riusciti a frenare, provvisoriamente, la procedura propedeutica a 44 licenziamenti». Tuttavia, il sindacato teme comunque che «la Ditta non abbia alcuna intenzione di lasciare invariati gli attuali livelli occupazionali».
C’ è infine un altro fronte aperto, quello che riguarda il Servizio di Vigilanza:«in fase di trasferimento d’appalto – scrive l’OrSa – era prevista la ricollocazione del personale proveniente dalla ditta uscente “Il Detective” mentre la subentrante “Mondialpol” ha utilizzato personale proprio, ignorando i diritti dei lavoratori locali».
Il sindacato denuncia in questo caso «un atteggiamento “distratto” dell’AOU Gaetano Martino che dopol’assegnazione degli appalti, pagati con soldi pubblici, evita di ergersi a garante dei capitolati d’appalto e dei diritti dei lavoratori e dell’utenza».
Alla luce di quanto riportato nel documento, l’OrSa «avanza richiesta di urgente incontro con il D.G. Giuseppe Pecoraro al fine di fare definitiva chiarezza sulle tante vertenze in corso nel settore degli appalti» e come detto «dichiara lo stato di agitazione dei lavoratori dell’indotto che in caso di mancato riscontro alla presente sfocerà in inevitabili azioni di protesta».
