Nel prossimo anno gli Atenei economicamente più a rischio saranno quelli del sud
Il rettore Tomasello mercoledì è ai lavori della 7a Commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali del Senato. I lavori sono stati presieduti dal Senatore Possa. Diverse le questioni che il Magnifico ha posto all’attenzione dei presenti, a partire dall’indagine conoscitiva sui problemi economici e finanziari delle università. Torsello ha innanzitutto presentato lo scenario per il 2010 destinato a colpire negativamente tutto il sistema universitario italiano e, in misura ancor più rilevante, gli atenei meridionali.
Illustrate poi le finalità della Rete degli atenei meridionali, nata non per contrapporsi alla Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) – nella quale di fatto gli atenei del Sud si riconoscono – ma per sottolineare le peculiarità del relativo tessuto socio-economico. Tomasello si è quindi pronunciato a favore della cultura della valutazione, evidenziando altresì che gli atenei del Meridione si caratterizzano per una bassa contribuzione media studentesca.
Nel rimarcare le differenze sia territoriali che tipologiche delle università, soprattutto nel caso in cui su di esse insistano policlinici a gestione diretta, puntualizza che gli studenti meridionali ricevono come finanziamento cifre inferiori rispetto ai loro colleghi delle università settentrionali, per cui occorre perequare la situazione in relazione alla domanda di alta formazione. Reputa infatti necessaria una maggiore omogeneità, tenendo conto in particolare dei livelli di partenza di ciascun ateneo.
Tomasello rileva inoltre che il sistema universitario italiano di fatto finanzi la sanità, corrispondendo stipendi in parte destinati al servizio assistenziale. In proposito comunica che, benché la gran parte del personale riguardi tutt’ora il Policlinico, l’Università di Messina dal 2005 ad oggi ha effettuato una riduzione pari a 500 unità. Aggiunge inoltre che grazie ad alcune disposizioni legislative l’ateneo è riuscito a mantenersi sotto l’80 per cento nel rapporto tra spese fisse e Fondo di finanziamento ordinario (FFO), sforando il limite del 90 per cento solo negli ultimi anni. Non si è peraltro registrata alcuna flessione delle immatricolazioni, prosegue il rettore, mentre in quattro anni sono stati reclutati circa 207 ricercatori e diverse unità di personale tecnico-amministrativo, pur conseguendo il predetto calo nel numero complessivo.
Con riferimento al 7 per cento del FFO per premiare la qualità, il rettore invita a considerare come indicatore anche il numero di laureati che nell’arco di un triennio trovano un’occupazione, sottolineando come a questo riguardo l’ateneo di Messina superi di 5 punti percentuali la media nazionale, a testimonianza di una valida formazione. Illustra poi le misure di razionalizzazione intraprese, tra cui la riforma della struttura organizzativa, l’istituzione del collegio dei revisori, la separazione dei poteri tra direttore amministrativo e rettore, nonché la creazione di due distinte commissioni per la programmazione strategica e per la valutazione delle procedure amministrative.
L’ateneo ha peraltro adottato un codice etico, ha creato un ufficio per la valutazione della didattica, ha istituito premi per studenti meritevoli e ha applicato indicatori di produttività scientifica che valorizzano le università sulla base del reclutamento e dei risultati. Dà conto inoltre delle modalità di attrazione delle risorse esterne, soffermandosi poi sull’autofinanziamento derivante dalla cittadella per lo sport universitario, prima in condizioni di abbandono.
Persistono tuttavia criticità da superare, tra cui innanzitutto l’accanita resistenza al cambiamento opposta dal personale tecnico-amministrativo, l’esigenza di migliorare le procedure per l’autovalutazione della didattica, il monitoraggio della sostenibilità economica e delle sedi decentrate, la necessità di ridurre i dipartimenti nonché il completamento del passaggio dalla contabilità finanziaria a quella economico-patrimoniale. Comunica infine che nel novembre scorso, in attesa del riordino legislativo, l’università ha comunque approvato un documento di autoriforma nella consapevolezza che all’autonomia devono corrispondere interventi mirati di responsabilizzazione, a partire dalla sanzione per i docenti sotto una soglia di produttività scientifica, in termini ad esempio di restrizione dell’elettorato passivo per le cariche interne all’ateneo.
