Natalino Oteri, 47 anni, oggi disoccupato, racconta in una lettera inviata anche al ministro Brunetta la sua personalissima vicenda da ex contrattista presso la struttura che gestisce la cittadella sportiva dell’Annunziata , finita sotto i riflettori per l’inchiesta che coinvolge la moglie del rettore, Melitta Grasso
L’indagine della Procura sul Centro autonomo di spesa -UniMe Sport- ha provocato l’ennesimo terremoto giudiziario all’interno dell’Ateneo peloritano, non certamente nuovo a scandali che in questi anni ne hanno profondamente leso l’immagine , anche al di là dello Stretto.
Ed è proprio dalla splendida e funzionale struttura dell’Annunziata che arriva la storia che stiamo per esporvi. A raccontarla è lo stesso protagonista, il quale ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda da ex lavoratore a tempo determinato preso il centro autonomo di spesa “-UniMe Sport-.
Una «storia di un’ingiustizia…piccola, piccola», in cui il sentimento che prevale è il senso di frustrazione di chi viene emarginato dal mondo del lavoro non certo per demeriti professionali, ma solo in funzione di logiche “perverse” ed inaccettabili.
Ecco il testo della lettera inviata anche al Ministro Brunetta:
«Ci risiamo è la solita storia, malgrado tutti gli sforzi fatti dal governo pare che da questa odiosa e anacronistica discriminazione non si riesca proprio ad uscire…
E’ una delle storie della grande mamma Universita’ di Messina che in questa citta’ nutre tantissimi figli ma che almeno nella fattispecie, e mi riferisco ad Unimesport, ha pensato bene di disfarsi di un figliastro, uno di quei figli indesiderati di cui non se ne conosce la paternita’, avuto senza un padre che lo abbia raccomandato, trovatosi in graduatoria tra i primi per colpa di quei maledetti titoli che possiede e per i quali ha dovuto tenerlo presso di sè con un contratto di lavoro a tempo determinato.
Iniziava tutto il 5 giugno 2009 quando dando seguito alla graduatoria di merito (concorso pubblico per titoli espletato da UNILAV S.p.a. su incarico dell’Universita’ degli Studi di Messina, soggetto pubblico controllante,) venivo assunto a tempo determinato con l’incarico di addetto alla reception presso Unimesport. Dopo vari rinnovi contrattuali il 31maggio 2010 insieme a tutti gli altri colleghi della “reception” venivo licenziato per scadenza contrattuale.
Con l’aspettativa di essere richiamati, vista l’esigenza della figura professionale del “receptionist”, indispensabile per la gestione della segreteria e degli impianti sportivi, ci siamo salutati tra colleghi con un arrivederci pieno di fondate speranze.
Nel periodo settembre-ottobre di quest’anno, ho seguito la pubblicità di Unimesport, per la stagione 2010-2011, delle varie offerte di servizi sportivi, ma quella telefonata tanto agognata per chi si trova nello status di disoccupato non è arrivata. Pensai bene dunque di recarmi personalmente presso gli uffici di Unimesport per chiedere informazioni. Giunto sul posto, udite udite, trovo i miei colleghi (figli) perfettamente operativi sul posto di lavoro, anche quelli che avevo preceduto in graduatoria di merito. Nessuno può immaginare il mio stupore, sulle prime pensai: “Non mi avranno trovato… o forse si saranno dimenticati…”, poi uno dei colleghi mi spiegò che le assunzioni erano state fatte dal CUS Messina su segnalazione del Dirigente di Unimesport”. E come mai gli altri si ed io no? quali saranno stati i criteri di valutazione se non c’è stata alcuna ulteriore selezione? Riguardando il mio stato di servizio svolto presso Unimesport non risulta alcuna assenza a mio nome, mai un permesso, mai un certificato di malattia, mai una nota di demerito del Dirigente, insomma una condotta esemplare. E allora…?
E allora, ecco il figliastro. Il figliastro non ha nessun diritto, egli, perché tale, va cancellato con un semplice colpo di spugna, nella fattispecie dal burocrate, non importa se si calpesta la dignità del lavoratore, dell’uomo, della sua famiglia, tanto non è figlio di nessuno.
Bisogna dunque, rassegnarsi caro Ministro Brunetta, Lei si è armato di buoni propositi dicendo che: “ Presupposto essenziale e strumento primario per garantire e controllare il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione è realizzare la piena trasparenza delle pubbliche amministrazioni su ogni aspetto che attiene all’organizzazione degli uffici e all’utilizzo delle risorse umane e finanziarie destinate al perseguimento delle funzioni istituzionali ”, ma evidentemente piccole storie sommerse di ordinaria ingiustizia come questa sfuggono al rispetto delle sue direttive.
Non so se dal punto di vista legale l’atteggiamento tenuto nei miei confronti da Unimesport sia rilevante, ma certamente dal punto di vista etico può definirsi indegno.
“In una società che si evolve e muta, è essenziale che le leggi, le istituzioni e la classe politica diano risposte capaci di tutelare i cittadini e a garantire pari opportunità per tutti”. (Mara Carfagna).»
Natalino Oteri
