Sulla base dei nuovi criteri previsti dal decreto, operativo entro fine mese, nelle “casse” dell’Università Messinese giungeranno dai 270 mila al milione e 300 mila euro in meno. Primo posto invece per Bologna dove dovrebbero arrivare circa 30 milioni di euro
Università virtuose vs Università sprecone. Questo uno dei principali “slogan” della campagna condotta dal ministro di Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini, quando, nel lontano mese di settembre presentò al popolo accademico i punti forti della sua riforma. Una riforma che, tanto tra i corridoi universitari quanto tra i banchi di scuola ha fatto e continua fa discutere (domani manifestazione indetta dalla Cgil ndr) ma che, tra favorevoli e contrari è comunque sbarcata in Parlamento ottenendone il lascia passare.
Come scritto in apertura, la nostra attenzione si focalizza sul mondo accademico e sul decreto legge 180 relativo, per cui è prevista la definitiva conversione entro fine mese: in particolare sui criteri di assegnazione di quei fondi alle università che, secondo quanto disposto dalla “ministra”, dovranno essere attribuiti in base al merito. Secondo la nuova normativa, a decorrere dal 2009, i finanziamenti destinati alle realtà accademiche saranno equivalenti ad una quota non inferiore al 7% del Fondo di finanziamento ordinario delle università e del Fondo straordinario previsto dalla finanziaria per il 2008, ma l’assegnazione avverrà in base alla qualità dell’offerta formativa e dei risultati dei processi formativi, alla qualità della ricerca scientifica, alla qualità, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche.
Una ripartizione che tuttavia sembra mettere all’angolo l’Ateneo Messinese. Secondo la classifica pubblicata dal quotidiano di Confindustria “Il Sole 24ore” sulla situazione dell’Università italiane, alla voce finanziamenti destinati sulla base dei nuovi criteri Gelmini, la città dello Stretto occupa l’ultimo posto della graduatoria: a Piazza Pugliatti, fanalino di coda insieme all’istituto universitario di scienze motorie di Roma e agli atenei di Sassari, nel corso dell’anno giungeranno dai 270 mila a un milione e 300 mila euro in meno. Situazione agli antipodi per alcuni città emiliane come Bologna e Parma dove oltre ad abbuffarsi di tortellini e piadine, ci si abbufferà anche di finanziamenti: nel primo caso i fondi che giungeranno saranno all’incirca 30 milioni, mentre per i colleghi parmigiani si prevede uno stanziamento di 9 milioni di euro. Bene anche Ferrara dove, sempre secondo la classifica di merito sull’erogazione dei fondi a livello nazionale, giungerà un milione e duecento mila euro.
Il decreto, che, come detto, dovrebbe avere definitiva ufficialità a fine mese, mette fine alla distribuzione dei fondi su base storica: secondo il vecchio sistema i criteri per la distribuzione dei fondi erano relativi per un terzo alla ricerca, per un altro terzo al numero di studenti che facevano domanda e per la parte restante ai risultati, cioè i crediti ottenuti dagli studenti e il numero dei laureati. Nel nuovo sistema, invece, la ricerca dovrebbe pesare per almeno la metà del punteggio. Per l’Università di Messina è dunque il momento di “stringere la cinghia” e guadagnarsi quel -pizzico- di merito.
(foto Dino Sturiale)
