In una circolare datata 13 Ottobre ed indirizzata ai presidi di tutte le facoltà, il rettore fornisce alcune “dritte” su come gestire la mobilitazione digli studiosi , che rischia di paralizzare l’attività didattica dell’Ateneo peloritano. Ma i ricercatori cosa ne pensano?
La protesta dei ricercatori universitari, che si estende da nord a sud della penisola, sta creando scompiglio nella maggior parte degli Atenei italiani.
Gli studiosi di tutto lo stivale sono impegnati in una acerrima battaglia contro il disegno di legge presentato dal Ministro Mariastella Gelmini, approvato in Senato e destinato ad arrivare, con qualche emendamento, alla Camera dei Deputati, ma solo dopo l’approvazione della manovra finanziaria di Tremonti.
Tuttavia, i ricercatori non si accontentano di piccole modifiche e di aggiustamenti in corso d’opera e chiedono al Governo di accantonare definitivamente la proposta di legge.
Da mesi , ormai, è iniziato un vero e proprio braccio di ferro tra il Ministero – che non intende tornare indietro e considera la Riforma strumento imprescindibile per modernizzare e migliorare l’intero sistema universitario – e le varie componenti del mondo accademico, con i prima fila proprio i ricercatori , la cui figura viene ridimensionata e a loro dire “mortificata”dal ddl .
Tra le varie forme di protesta messe in atto dai ricercatori ce n’è una in particolare che sta mettendo a rischia l’inizio dell’anno accademico 2010/2011 in molti Atenei: lo sciopero “bianco” dell’attività didattica. In pratica, la stragrande maggioranza dei ricercatori ha deciso di non assumere, non essendo obbligati per legge, incarichi didattici, dichiarando la propria”indisponibilità all’attività didattica frontale.
A Messina sono circa 200 i ricercatori “indisponibili”. Un numero enorme, che rischia seriamente di paralizzare l’attività didattica in molti corsi di laurea per almeno sei facoltà (Farmacia, Veterinaria, Scienze MFN, Ingegneria, Lettere ed Economia) e che ha costretto il Senato accademico a rinviare per ben due volte l’inizio delle lezioni, adesso previsto per il 18 ottobre.
La mobilitazione dei ricercatori messinesi , è inutile nasconderlo, sta creando non pochi problemi ai vertici dell’Ateneo peloritano, i quali si ritrovano a gestire una situazione che in questo momento non vede vie d’uscita . Ma l’inizio dell’anno accademico è dietro l’angolo e servono soluzioni . Una ha provato a darla il rettore Francesco Tomasello che, in una circolare datata 13 Ottobre ed indirizzata ai presidi di tutte le Facoltà, fornisce alcune “dritte” su come gestire la mobilitazione digli studiosi.
«Sulla scorta delle norme vigenti(art.32 del D.P.R. 382/80 e art.12 del D.P.R. n.341790) – si legge testualmente – il rettore su delega Senato accademico emana la seguente circolare: i ricercatori universitari devono essere consultati individualmente in riferimento alla disponibilità ad assumere l’incarico di insegnamento in un corso ufficiale.
In caso di indisponibilità, la loro attività va considerata come integrativa ai corsi ufficiali, comportando svolgimento di esercitazioni, collaborazioni per le tesi, seminari e tutoraggio con relativa assegnazione Cfu».
Ma proprio sull’assegnazione dei crediti formativi universitari (CFU), solitamente legata all’attività didattica frontale, si concentrano i maggiori dubbi dei ricercatori, i quali si dichiarano disponibili a coadiuvare il docente incaricato dei singolo corso di laurea nelle eventuali esercitazioni pratiche e a portare avanti – come prevede la legge- altre attività integrative , ma assolutamente contrari a garantire qualsiasi tipo di attività che possa essere considerate di didattica frontale.
Secondo la normativa citata da Tomasello rientrano, infatti, tra i compiti dei ricercatori solo « le esercitazioni, la collaborazione con gli studenti nelle ricerche attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse attività tutorial1i».
Alla luce di quanto prevede la normativa vigente, dopo avere letto la circolare di Tomasello i ricercatori delle “Rete 29 Aprile” hanno chiesto un parere informale ai colleghi che siedono nel Cun (Consiglio universitario nazionale) per capire come muoversi di fronte a questa ‘mossa’ del rettore e del Senato accademico ed avere una delucidazione chiara ed inequivocabile sul concetto di attività integrativa.
