Il racconto del commerciante vittima delle 5 persone fermate dalla Polizia
Messina – Nelle conversazioni via chat con le vittime chiedevano la restituzione di un’auto o inviavano emoticon “kiss” a cadenza regolare. Non erano conversazioni amichevoli però. Un bacio voleva dire che la scadenza di pagamento della rata s’avvicinava, due che il pagamento della rata era stato “incassato”.
A svelare la linguistica dello strozzinaggio è stato uno delle vittime degli usurai messinesi. Caduto nel vortice di una serie di prestiti a interessi esorbitanti, quando la Polizia gli ha chiesto chiarimenti su vicende precise, ha raccontato tutto. Raccontando un vissuto purtroppo comune a tanti commercianti e operatori messinesi, un fenomeno non leggibile nelle statistiche a causa delle scarse denunce ma che è endemico.
Nomi ed accuse
E’ questo lo sfondo dell’operazione antiusura della Polizia, scattata ieri con 4 arresti. Ai domiciliari ci sono ora Fabio Tortorella, Angelo Muni, Giuseppe Finocchiaro e Pietro Mazzitello, mentre Giuseppe Pennestrì ha l’obbligo di firma. Gli avvocati Alessandro Trovato, Salvatore Silvestro, Domenico Andrè e Alessandro Billè sono ora a lavoro per difenderli dalle accuse di usura ed estorsione, contestate a vario titolo. Nel prosieguo degli accertamenti, al confronto coi giudici, gli arrestati potranno fornire la loro versione dei fatti e difendersi. Intanto la giudice Tiziana Leanza, dopo l’interrogatorio preventivo, ha accolto le richieste della Direzione distrettuale antimafia e autorizzato le misure cautelari.
Il racconto della vittima
La vittima ha raccontato di essersi rivolto ai presunti usurai nel 2022, in qualche caso agli stessi che gli avevano prestato soldi a strozzo decenni orsono. L’uomo, un operatore del mercato Vascone, ha raccontato di essere schiacciato dai debiti da tempo, di necessitare di soldi continuamente e di essersi per questo rivolto a quelli con i quali aveva già un debito soltanto in parte saldato e ad altri soggetti che gli erano stati indicati dal contesto familiare e lavorativo. Così è finito in una spirale che gli ha reso impossibile saldare e riscattarsi. “Per 5 mila euro prestati in 18 mesi ne ho restituito il doppio”, ha svelato il venditore agli agenti. Un altro prestito da 3 mila euro a causa di rate non saldate è diventato presto 6 mila euro, ha raccontato l’uomo.
Decenni di prestiti a tassi esorbitanti
Il peso dell’usura già in passato lo aveva indotto a cambiare città, nel decennio scorso, poi era rientrato a Messina ma, di nuovo strozzato dai cravattari, aveva cercato riparo altrove per un altro lungo periodo. Nel 2025, però, il ritorno necessario in città. E lì le richieste insistenti dei creditori sono ricominciate. L’uomo ha mostrato agli investigatori le conversazioni via chat, che non mostravano in apparenza messaggi minatori. Un linguaggio cifrato, ha spiegato, svelando il reale significato. Una tesi che gli investigatori condividono.
I messaggi cifrati
La prova che si trattasse di usura, spiegano i giudici nel provvedimento di arresto, arriva proprio nel 2025 quando uno di loro viene arrestato per altri fatti dello stesso tipo. “Ti mandano a dire che qui ti vogliono bene tutti e non devi più soldi a nessuno”, è il messaggio che arriva al commerciante dagli altri creditori, che forse temono di finire incriminati anche loro.

L’usura è un reato grave ,chi chiede soldi specificando il bisogno scatta l’usura a chi li presta .e a prescindere dal tasso che diventa un’ aggravante .