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Inchiesta appalti, confiscati i beni del gioiosano Pietro Mollica

Alessandra Serio

Inchiesta appalti, confiscati i beni del gioiosano Pietro Mollica

giovedì 22 Giugno 2017 - 15:01

Confermato il maxi sequestro del 2015 su beni e società per oltre 135 milioni di euro. L'inchiesta della Guardia di Finanza di Roma riguarda i consorzi Aedars e FraCla, i collegamenti tra l'imprenditore, Scirocco e un campano legato ai clan.

E' ad un passo dal passare definitivametne allo Stato il patrimonio di Pietro Mollica, uno dei fratelli di Gioiosa Marea fondatori di un impero costruttrice e protagonisti dell’inizio della prima Tangentopoli.

Il Tribunale di Roma ha decretato la confisca di beni, società e conti correnti messi sotto chiave nella primavera del 2015 nell'ambito dell'inchiesta Variante Inattesa su appalti e legami delle imprese collegate.

Confermato, quasi per intero, il primo sequestro da 108 milioni di euro e il secondo, seguito un paio di mesi più tardi, che ha portato a sigilli su un complesso stimato quasi 140 milioni di euro.

Il 10 marzo di due anni fa per Pietro Mollica erano anche scattati gli arresti.

Contestualmente i finanzieri del GiCo hanno notificato altri 14 avvisi di garanzia.

L'accusa ruota intorno al consorzio Aedars e una serie di operazioni economiche che secondo le Fiamme Gialle erano servite a nascondere un crack pilotato. (leggi qui)

Il consorzio romano si era aggiudicato una serie di importanti appalti pubblici tra cui spiccano le commesse – ancora in fase di esecuzione – indette dall'ufficio del commissario straordinario delegato per il rischio idrogeologico nella Regione Calabria, dall'Adr – Aeroporti di Roma spa, dall'Anas Spa – Sicilia, dalla Regione Sardegna, dalla Provincia di Reggio Calabria, dalla Provincia di Siracusa, dal Comune di Sessa Aurunca, dal Comune di Rosarno e dal Comune di Ciampino, con un valore attuale degli appalti già vinti pari ad oltre 118 milioni di euro.

Secondo i finanzieri fa capo a Mollica anche le sigla Fracla spa (già Fracla srl), sempre con sede a Roma, e Operae srl di Venezia, aziende peraltro consorziate alla Aedars ed anch'esse attive negli appalti pubblici; tutte, secondo ipotesi d'accusa, strumentalmente utilizzate per porre in essere illecite condotte riferibili a fatti di bancarotta concordataria fraudolenta per distrazione aggravata.

L’ipotesi è che Pietro Tindaro Mollica abbia utilizzato altri soggetti e sigle diverse per non comparire direttamente, visti i precedenti guai giudiziari. Il gruppo negli anni è stato colpito da interdittive antimafia, è stato sotto processo a Reggio Calabria proprio per sospetti legami mafiosi – procedimento poi concluso con una sostanziale assoluzione. Ancora, recentemente i fratelli Mollica sono stati condannati anche in appello a Messina per la bancarotta fraudolenta dell’impresa madre, la Siaf.

Tra i legami sospetti di Mollica, il socio fondatore del consorzio Aedars, il gioiosano Francesco Scirocco, considerato contiguo ai barcellonesi, e il campano Vincenzo D'Oriano, accusato di essere legato ai camorristi.

Salvo diversa pronuncia della Cassazione, quindi, sarà definitiva la confisca su: il 75% del fondo consortile, l’intero complesso aziendale e tutti i beni del Consorzio stabile Aedars di Roma (composto, allo stato, da 5 partecipazioni societarie, due unità immobiliari site in Patti, cinque auto/motoveicoli, contratti in essere con le stazioni pubbliche appaltanti, pari a euro 117.286.835,00); capitale sociale, intero complesso aziendale e tutti i beni della Fracla spa di Roma (composto, allo stato, da 2 partecipazioni societarie e 8 unità immobiliari, site a Piraino e Varese); capitale sociale, intero complesso aziendale e tutti i beni della Operae srl di Venezia (composto, allo stato, da 2 unità immobiliari site a Brolo, 2 partecipazioni societarie, contratti in essere con le stazioni pubbliche appaltanti, pari a euro 1.052.881,00.

Alessandra Serio

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