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L’illusoria dicotomia tra società civile e partiti ed il passato di verdure…

Rosaria Brancato

L’illusoria dicotomia tra società civile e partiti ed il passato di verdure…

domenica 25 Marzo 2018 - 04:25
L’illusoria dicotomia tra società civile e partiti ed il passato di verdure…

In origine i partiti erano espressione della società civile, ma col tempo si sono "modificati geneticamente" ed oggi c'è una frattura insanabile. Ma è dal civismo che possono "rigenerarsi". Camuffarli in altro sarebbe il vero tradimento per gli elettori.

Tutte le mamme del mondo sanno che per far mangiare le verdure ai figli devono renderle invisibili, trasformandole in purea. Quando mio figlio era bambino ho fatto cose in cucina che farebbero inorridire Cracco, Lello Caliri e Letizia Barbera.

Il dibattito di questi giorni sulla presunta dicotomia tra società civile e partiti mi ha riportato alla mente quei tentativi, spesso riusciti, di cambiare forma e colore agli spinaci, ai broccoli, alle zucchine.

In origine i partiti sono stati l’espressione della società civile, sono nati e costituzionalmente riconosciuti proprio per rappresentare la società civile.

Col tempo però sono “degenerati” in altro, si sono geneticamente modificati fino a far sì che oggi pensiamo che la società civile sia il bene e i partiti il male. Dimentichiamo che la differenza la fanno i singoli. Ci sono moltissime persone della società civile che non aspettano altro che sedersi in una poltrona per approfittarne e moltissimi politici che hanno rispetto per la loro missione.

Società civile e partiti in origine coincidevano, si davano la mano e si passavano il testimone. In origine, poi questo abbraccio si è interrotto e quella mano il sistema dei partiti non l’ha voluta più dalla società civile, anzi l’ha recisa.

Il cuore della discussione è sempre lo stesso: dobbiamo cambiare i partiti e solo attraverso un’azione di rigenerazione che passa dalla società civile sarà possibile.

Si deve ritornare alla sorgente.

La politica non è un corpo a sé. Ogni nostro gesto è “politico”, se è volto all’altro, alla comunità, perché è politica tutto ciò che “serve” (nel senso di essere al servizio) della polis, della comunità.

Le verdure hanno sostanze importanti per la crescita, ma alcune sono indigeribili. Se proviamo a camuffarle lo stomaco se ne accorge. Ho provato per anni a nascondere nei modi più strani la forma e il colore delle melenzane a mio figlio ma tutt’ora se ne accorge in qualsiasi modo io provi a metterle nel piatto.

Quando si fa appello alla società civile lo si deve fare davvero, senza tentare di travestire le melenzane da lattuga.

Non basta inventarsi la lista lista dei Cugini di Campagna o del Giardino dei Semplici se i nomi sono sempre gli stessi da 20 anni.

Le Politiche e le amministrative sono elezioni completamente diverse.

Nel caso delle Politiche i simboli ed i partiti hanno un peso determinante perché la competizione si basa sulle ideologie o su quel che resta. Le Regionali sono sulla stessa linea anche se abbiamo spesso visto che nascono alcuni movimenti come Diventerà Bellissima, Sicilia Vera, il Megafono, Sicilia Futura, che sono realtà intermedie.

Le amministrative sono diverse perché riguardano la vita quotidiana del cittadino, fatta di strade piene di buche, di diritto alla salute, alla bellezza, di amore per la propria terra, di orgoglio per la storia o l’identità di una comunità. L’ideologia c’entra poco. Paradossalmente però è proprio da qui che, se i partiti vogliono imparare la lezione, può essere avviata la rigenerazione.

Il ricambio, anche generazionale, anche attraverso forme di civismo diventa l’unico stimolo per evolversi. Si fa appello alla società civile quando la classe dirigente ha fallito ma questo appello deve essere coraggioso fino in fondo. Se una verdura è indigeribile è inutile cambiarle forma, perché quello è il vero tradimento per un elettore.

Non bisogna sbarrare le porte ai partiti, ma alle degenerazioni. Del resto, è evidente che il M5S è un partito oggi, così come la Lega, che pure sono nati come movimenti. L’amministrazione Accorinti, dopo 5 anni, non è più un soltanto un movimento ma una realtà politica. Musumeci è presidente della Regione alla guida di un movimento, Diventerà Bellissima. E’ l’azione di rigenerazione che cambia l’effetto.

Il civismo non deve essere visto come una moda quanto piuttosto come una necessità per cambiare, migliorare anche il sistema dei partiti.

Il civismo non cresce sugli alberi, non si trova al supermercato. La società civile siamo noi, ognuno nel suo piccolissimo. E ognuno nel suo piccolissimo fa politica ed è indispensabile per la società e per l’amministrazione di Messina.

Proprio perché tutti ci consideriamo “civili” l’auspicio è che questa campagna elettorale non sia fango e sangue.

Chiunque sia talmente folle da decidere di candidarsi ad una poltrona che è sopra un cumulo di macerie merita il nostro rispetto, primo perché non ha ceduto alla rassegnazione, secondo perché si spende per noi, terzo perché ama Messina, quarto perché ha un sogno da realizzare.

Per amministrare un Comune serve un sogno da realizzare. Non dobbiamo litigare né per l’euro sì o euro no, né per la Flat tax, né per la Fornero. Dobbiamo discutere del nostro presente e del futuro dei nostri figli. E se tra chi vuol essere parte attiva c’è chi ha fallito nei decenni passati, è meglio stia fuori, chi ha ancora da dare sia pronto a farlo, senza presupponenza senza nessuna ambizione che non sia quella di partecipare, di accettare qualsiasi ruolo, anche quello di raccattapalle. O, per una volta, quello di pubblico.

Rosaria Brancato

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