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Viaggio a Peloria: cronache dal 30 giugno 2035…

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Viaggio a Peloria: cronache dal 30 giugno 2035…

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domenica 26 Gennaio 2020 - 08:45
Viaggio a Peloria: cronache dal 30 giugno 2035…

Tra fantasia e realtà il racconto di Aldo Caleca tra le due sponde

Di seguito il racconto di Aldo Caleca

   Irene e Thomas Moilanen, giovane coppia finlandese, dopo aver trascorso il primo semestre dell’anno sotto una coltre di ghiaccio a causa d’un clima particolarmente rigido che aveva colpito tutta la penisola scandinava, avevano deciso di trascorrere due settimane di vacanza nel cuore del Mediterraneo e scelto come meta la nuova metropoli di Peloria, nata dalla conurbazione delle Città di Reggio Calabria e Messina. La comune denominazione era stata scelta dagli abitanti per rinverdire le antiche reminiscenze legate alla struttura morfologica dei luoghi ed alla mitica Ninfa Pelorìas.
La zona era il cuore pulsante ed il punto nodale d’un immaginario otto volante in cui un anello era formato dalle Città di Reggio, Taranto, Bari e Napoli e l’altro dalle città siciliane di Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Ragusa, Siracusa e Catania.   Il jet, in poco più di tre ore di comodo volo, li aveva portati dall’Helsinkin Lentoasema al moderno aeroporto dello Stretto, trasformato in hub internazionale grazie a nuove piste che si protendevano verso il mare come le dita d’una mano,di cui il vecchio aeroporto rappresentava il palmo. Dal terminal, uno sciame d’aliscafi collegava la costa calabra alla nuova stazione marittima leggera di Messina, ubicata su una rotonda realizzata allo sbocco del torrente Camaro, a valle della lunghissima promenade alberata che si snodava dalla zona falcata sino all’approdo dei traghetti di Tremestieri.   
La vecchia Messina d’inizio secolo era profondamente cambiata negli ultimi trenta anni, grazie agli impulsi urbanistici e tecnologici indotti dal Ponte sullo Stretto, che indubbiamente poteva annoverarsi fra le Meraviglie del Mondo.   Già dalla costa calabra s’intravedevano i mutamenti più espressivi della sponda opposta: Il Ponte sembrava un arcobaleno che univa le due coste. I messinesi avevano finalmente capito che la zona nord della Città avrebbe avuto una limitata possibilità di sviluppo, dal momento che era stretta fra le colline ed il mare, avevano pertanto rivolta la loro attenzione a quella ampia zona fronte mare che si snodava fra l’antica Cittadella e l’approdo dei traghetti realizzato nel 2006 a Tremestieri
   Era nata, così, una splendida passeggiata a mare che fronteggiava la corrispondente aperta molti anni prima dai reggini nel loro territorio.   I Moilanen raggiunsero il comodo albergo vicino al Museo di Reggio e si accinsero a guardare le brochure ritirate alla reception per scegliere fra le sontuose opportunità di svago che il comprensorio di Peloria offriva.    Era proposto un tour sui potenti elicotteri panoramici Sikorsky, con partenza dall’aeroporto di Reggio, che includeva -nel costo- la visita dei tre Musei consorziati di Reggio, Lipari e Siracusa. Si sorvolava lo Stretto ed il Ponte con primo scalo nell’aerostazione di Lipari; dopo il sorvolo dell’arcipelago eoliano ed il particolare dell’affascinante isola di Vulcano l’elicottero, puntando a sud, passava in prossimità dell’Etna ed atterrava a Siracusa per una ulteriore tappa; quindi costeggiando la splendida costa orientale della Sicilia, con Catania,la riviera dei Ciclopi,Taormina ed una virata sulla falce dell’antica Zancle, concludeva il tour a Reggio.
Ovviamente, i gruppi di escursionisti potevano lasciare e riprendere il mezzo ad ogni scalo, dopo avere esaurito le visite nei singoli luoghi.  Un secondo pacchetto turistico prevedeva la crociera su una delle tante motonavi ormeggiate nel porto di Reggio. La rotta puntava a N, attraversava lo Stretto passando sotto il famoso Ponte, quindi si dirigeva verso le Isole Eolie con scalo a Lipari; sbarcati i gruppi di visitatori dell’Arcipelago proseguiva verso Milazzo, Messina, Giardini Naxos-Taormina, Catania e Siracusa, per fare poi ritorno a Reggio Calabria. Siracusa, poi, era il punto di confluenza delle crociere che, costeggiando la Sicilia meridionale ed occidentale, con scalo a Trapani, si concludevano a Palermo.   I visitatori che facevano sosta a Messina potevano assistere ai grandi spettacoli teatrali che si svolgevano nella modernissima arena, capace di contenere 25 mila spettatori, edificata al centro del verdissimo parco della Cittadella e dalla cui galleria panoramica di coronamento si apriva un panorama mozzafiato sullo stretto ad Est, sulla Città illuminata ad Ovest.   Oppure potevano provare il brivido del rischio sfidando la sorte nelle lussuose sale del Casinò dello Stretto costruito in stile mediterraneo, che si specchiava come un candido gabbiano nelle acque prospicienti la nuova Promenade del Mediterraneo, nel cuore della zona dei Grandi Alberghi, dei ristoranti di lusso e delle sfarzose vetrine capaci di soddisfare il nuovo tipo di clientela che,richiamata dalle invitanti attrattive e dal clima invidiabile, stanziava fra Taormina, le Eolie, Messina, la costa calabra e le magnifiche spiagge delle due sponde.   
 Poi, era sempre uno spettacolo recarsi in prossimità del Ponte sia per ammirarne i ciclopici piloni ovvero per contemplarne, di notte, le innumerevoli luci dai numerosi ristoranti panoramici o dalle terrazze dei grandi alberghi che erano sorti su entrambe le sponde in prossimità delle torri terminali. Gli antichi villaggi di Faro e Ganzirri, che pure erano stati così ostili alla nuova meraviglia, beneficiavano in modo incredibile degli enormi flussi turistici al punto tale che era quasi impossibile trovare posto nei ristoranti specializzati per la cucina siciliana e per i famosi, richiestissimi mitili.    I Moilanen decisero di non scegliere uno dei tanti tour organizzati, ma di affidarsi al caso.  Noleggiarono una decappottabile e decisero di raggiungere Messina tramite il nuovo Ponte.    Imboccarono l’autostrada in direzione di Villa S.Giovanni, godendosi lo spettacolo della splendida costa siciliana, e, dopo un quarto d’ora, videro le indicazioni d’uscita per la Sicilia e dopo alcune rampe d’accesso si trovarono su Ponte.
Thomas, impegnato nella guida, non poteva distrarsi, ma Ingrid guardando tutto intorno lanciava esclamazioni di stupore. Sulla destra si vedeva un’ampia distesa di mare, colore azzurro intenso, increspata da creste bianche di schiuma che si susseguivano ritmicamente seguendo il soffio d’un lieve scirocco; sulla sinistra, in lontananza, si vedeva la parte terminale dell’imbuto dello Stretto, con la piccola falce biancheggiante della città di Messina. Era uno spettacolo veramente mozzafiato!   Pur procedendo lentamente per ammirare il paesaggio, l’auto dopo cinque minuti raggiunse la sponda siciliana con la segnaletica che prevedeva o la discesa verso la costa dove era possibile visitare sia la zona dei laghi, il comprensorio di Capo Peloro, la strada costiera Mortelle-Tono, con i nuovi insediamenti balneari e raggiungere poi Messina seguendo la via Consolare Pompea; oppure l’imbocco della Corniche ( la vecchia Panoramica) verso gli svincoli per la Città. 
  I Moilanen avevano letto sulla brochure dei programmi il suggerimento per i turisti di visitare prioritariamente, a Messina, l’edificio realizzato fronte mare quasi di rimpetto al Municipio, ristrutturando un antico fabbricato(U.T.E) ed accorpandolo ad altro contiguo. Il complesso, denominato Loggia dei Mercanti a ricordo degli splendori della Messina del ‘600, rappresentava il biglietto da visita della Città. A tutti i croceristi che approdavano a Messina sulle banchine prospicienti(ed erano oltre centomila in un anno), veniva offerto un cocktail di benvenuto nei lussuosi saloni dell’ultimo piano. 
  La simpatica iniziativa era però anche un’astuta trappola degli operatori commerciali dell’isola e del continente, giacché nei saloni dei piani sottostanti (che era indispensabile percorrere sia in salita che in discesa) si aprivano mostre di tutti i prodotti più raffinati made in Italia e nell’isola in particolare: dal prêt- a- porter dei più grandi stilisti ai gioielli industriali ed artigianali; dalle ceramiche siciliane di Caltagirone, S.Stefano di Camastra e Sciacca agli argenti; dai vini D.O.C. ai dolci tipici siciliani. Era, in sostanza un vero e proprio emporio (inteso, alla fenicia, alla greca, all’araba come luogo d’esposizione) dei prodotti più raffinati ( e non già della paccottiglia di consuetudine) offerti a prezzi promozionali.   Di solito, i visitatori rimanevano incantati e dimenticavano gli altri impegni turistici. In ogni caso, uscivano con le mani occupate da pacchi e pacchetti.   In altre sale, valenti operatrici turistiche offrivano informazioni su tutte le opportunità di svago e soggiorno che non solo la Città, ma l’intera isola era in grado di offrire. Era altresì possibile prenotare telematicamente – loro tramite- alberghi, escursioni e spettacoli per tutte le località siciliane.  
 I nostri due amici, giunti davanti all’ingresso della Loggia dei Mercanti, videro uno dei mezzi veloci della metropolitana del mare, pronto a salpare dalla banchina Vespri lungo il suo percorso che si concludeva al molo Norimberga, attracco del Parco della Cittadella. Considerata la splendida giornata di sole decisero di visitare tutta la zona della Falce, completamente risanata dal degrado in cui versava nel primo decennio del secolo e divenuta un vero luogo d’incanto.
   L’intera zona aveva mutuato il nome dal Parco della Ciudadela di Siviglia, ma in realtà la toponomastica nasceva dalla possente fortezza costruita dagli Spagnoli nel 1679, stupidamente distrutta dopo l’unità d’Italia solo perché simbolo di dominazione senza tener conto delle sue indubbie valenze storiche ed artistiche. Negli anni 2015, nel corso del riassetto della zona falcata si era restaurato ciò che rimaneva delle vecchie strutture, si era costruito uno splendido viale ellissoidale che prendeva avvio da uno dei rivellini del forte e raccordava l’imponente teatro-Arena, la Torre del Montorsoli, le infrastrutture medico-sportive di talassoterapia e riabilitazione motoria, il centro museo di zoologia marina e di ricerche sulle energie alternative del CNR, il forte del Salvatore con la stele della Madonnina, il molo Norimberga con le infrastrutture turistiche per le navi da crociera e si ricollegava al punto di avvio. Tutto l’enorme spazio racchiuso dall’ellisse era attrezzato a verde con palmizi e rigogliose aiuole di piante mediterranee. Bastioni belvedere si aprivano a mare lungo tutto il circuito esterno verso la Calabria ed interno al Porto verso la Città e le sue colline.
La zona un tempo militare, ospitava circoli ricreativi, campi da tennis e golf, dove era possibile, altresì, degustare rinfreschi, ammirando un panorama senza uguali. Verso sud, l’ellisse del Parco si saldava con un’enorme piazza circolare a più livelli sovrapposti, denominata Piazza di Terranova e Don Blasco a ricordo del quartiere distrutto dagli spagnoli nel 1679 e del bastione posto quasi alla foce del torrente Portalegni.    Il livello più basso era adibito a parcheggio interrato, il secondo serviva da collegamento fra una delle stazioni della circolare del mare ed il capolinea della metropolitana leggera che, avvalendosi dei vecchi binari dell’antica ferrovia, opportunamente incassati in galleria, raggiungeva la periferia sud della città con un percorso analogo alla Via del Mare. Il livello prendeva luce da est attraverso ampi archi che si aprivano panoramicamente verso la Calabria.
Dal terzo livello si apriva, a perdita d’occhio verso Sud la lunghissima e larghissima Promenade costiera denominata Viale del Mediterraneo e verso ovest la vecchia Via Cannizzaro, opportunamente modificata.    La Circolare del mare era percorsa da imbarcazioni simili a quelle che svolgevano il servizio di trasporto pubblico a Venezia. Aveva una capolinea al forte del Salvatore (Madonnina) e l’altro a Capo Peloro. Le stazioni intermedie erano: Norimberga ( a servizio del Parco della Cittadella), Palazzo Reale ( Dogana), Banchina Vespri (Municipio e Loggia Mercanti), Fiera (Marina del Nettuno col suo porticciolo), Annunziata (Villa Sabin), Grotte, Ganzirri e Capo Peloro.   
La metropolitana leggera faceva da supporto lungo la costa sud alla linea tranviaria cittadina e serviva in particolare il terminal aeroportuale-marittimo per Reggio, posto alla confluenza con l’asse viario ovest-est proveniente dalla nuova stazione ferroviaria di Peloria Messina ricostruita nella zona della vecchia caserma Crisafulli; il Casinò, i grandi Alberghi, i fornitissimi Ipermercati, la zona di servizi nata in conseguenza del nuovo approdo di Tremestieri e tutti i centri di confluenza degli assi viari ovest-est che, quali denti di un pettine, si raccordavano al fusto rappresentato dal Viale del Mediterraneo , tagliando i preesistenti “cardini”.  
 I nostri forestieri, dopo aver scorazzato in lungo ed in largo per tutta la Città avvalendosi in particolare della metropolitana leggera che, dopo aver superato l’approdo di Tremestieri, giungeva sino alla periferia sud del territorio cittadino nel comune di Scaletta, stanchi e quasi storditi per quell’interminabile giornata mediterranea che li aveva destati dal letargo del lungo inverno scandinavo, sedettero in uno dei lussuosi caffè del Lungomare.
Stettero a contemplare, stupefatti, il lungo arco di luci che, partendo da Reggio Calabria ad est, saldava -sovrapponendole a nordest fra Scilla e Cariddi- le sponde delle due regioni , mai come ora sorelle, facendole assomigliare alle sponde di un grande Lago. Rimasero a lungo in silenzio a guardare i riflessi delle luci della Città sul mare, quasi timorosi di rompere l’incanto e ciascuno di loro si ripromise in cuor suo di ritardare il rientro in patria il più a lungo possibile.
Aldo Caleca

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Un commento

  1. uno dei quartieri 26 Gennaio 2020 13:08

    ..e menza ca panna custa 5 euru…

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