Violenza. Mentre in Senato "muore" il consenso, la sentenza per noto commerciante messinese

Violenza. Mentre in Senato “muore” il consenso, la sentenza per noto commerciante messinese

Alessandra Serio

Violenza. Mentre in Senato “muore” il consenso, la sentenza per noto commerciante messinese

mercoledì 28 Gennaio 2026 - 15:00

Dalla Tunisia a Messina per studiare, ma in Italia trova "l'orco" e subisce violenza. La storia di una giovanissima

Messina – Nei giorni caldi della discussione, in Senato, sulla legge in tema di violenza di genere, una sentenza a Messina riaccende i riflettori sulle vicende, umane e delicatissime, sulle quali impatta la giurisprudenza e la legislazione.

Il verdetto

Dietro la sentenza di condanna a 4 anni per un noto commerciante messinese, infatti, c’è la storia di una ragazza giovanissima, vittima di approcci che non aveva voluto, che non aveva cercato e che aveva subìto senza neppure aver il tempo di esprimere o negare il consenso.

Il verdetto è del Tribunale (presidente Sergi) che riconosce colpevole di violenza sessuale il 65enne, assistito dagli avvocati Nino Favazzo e Nunzio Rosso. A denunciarlo è stata la giovane sorella della moglie, una giovanissima tunisina pesantemente palpeggiata dal cognato.

Dalla Tunisia a Messina per studiare, invece trova “l’orco”

La ragazza era arrivata in Italia dalla Tunisia appena maggiorenne, col sogno di conseguire la licenza media. Per farlo, era andata a vivere dalla sorella, “comprata” dal marito in Tunisia e condotta in Italia. Qui però ha dovuto subire le pesanti attenzioni del cognato che, nel 2021, le infila una mano nelle mutande. Lei, scioccata, scappa e si rifugia da un’amica della sorella e, qualche settimana dopo, malgrado la paura e la vergogna si decide a denunciare, assistita dall’avvocata Cettina La Torre. Il processo si chiude ora con la condanna a 4 anni di reclusione. L’uomo nel frattempo è sotto processo per maltrattamenti: anche la moglie lo ha denunciato, raccontando di lunghi e continui soprusi.

Un commento

  1. Una storia di ordinario raccapriccio,simile a milioni di altre sparse ovunque.E’ già tanto essere giunti ad una condanna,anche se di sicuro non verrà interamente scontata.Un Paese civile dovrebbe comminare sanzioni civili di enorme risarcimento,giungendo al sequestro di beni materiali del colpevole.Ma dubito che avverrà.Non c’è modo di riparare a torti come quello sentenziato.Una vergogna per l’intera comunità messinese.Il nome di quell’individuo dovrebbe essere noto.

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