Cambio nome per la Galleria. Truscello: "Non si cancelli la storia di Messina" - Tempo Stretto

Cambio nome per la Galleria. Truscello: “Non si cancelli la storia di Messina”

Cambio nome per la Galleria. Truscello: “Non si cancelli la storia di Messina”

giovedì 15 Marzo 2018 - 09:04
Cambio nome per la Galleria. Truscello: “Non si cancelli la storia di Messina”

Dopo la proposta di Cambiamo Messina dal basso di dare un'altra intitolazione alla Galleria Vittorio Emanuele III interviene David Truscello e spiega il suo no:

La proposta di modificare l’intitolazione della Galleria Vittorio Emanuele III, nel ridurre i 46 anni di regno di Vittorio Emanuele III solo ad alcune interpretazioni secondo una visione ideologica della storia nella quale langue la contestualizzazione dei fatti, offre la possibilità di fare un po’ di chiarezza sulla vicenda e il tentativo di rimediare al torto fatto al generoso popolo messinese, che più e più volte ha espresso la sua riconoscenza al terzo Capo dello Stato italiano.

A Vittorio Emanuele III, salito al trono dopo l’efferata uccisione del padre Umberto I (1900) per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, va attribuita l’ opera di ammodernamento delle istituzioni unitarie: la sua firma è apposta agli atti normativi che istituirono l’Ufficio del lavoro (1902), l’obbligo del riposo settimanale (1907), la nascita delle casse popolari (1903), l’assistenza ai disoccupati (1917), i provvedimenti di esenzione fiscale sull’edilizia popolare, il miglioramento del sistema scolastico e della condizione della donna per mezzo della nascita nel 1902 dell’associazione “Industrie femminili italiane”, della “Società italiana per il progresso delle Scienze” (1907), ed ancora la costituzione di un sistema premiale per chi si fosse impegnato nel mondo del lavoro con l’istituzione dei Cavalieri del Lavoro (1901) e della Stella al merito del Lavoro (1923). Nel 1905, Vittorio Emanuele III ebbe modo di sviluppare l’idea embrionale di quella che sarebbe stata nota a tutti come la FAO. Il progetto iniziale vide unici protagonisti David Lubin, un facoltoso ebreo americano, e il Re d’Italia, il quale da sempre sensibile alla difesa del settore agricolo e dei suoi lavoratori favorì l’adozione di una Convenzione per la fondazione dell’Istituto internazionale di agricoltura. L’idea, portata avanti dal governo italiano, riscosse rapidamente l’approvazione della comunità internazionale.

Se la sua presenza al fronte nella Prima Guerra Mondiale per 41 mesi lo consegna alla Storia come il Re Soldato e per le sue molteplici iniziative sociali come il Re Socialista, Vittorio Emanuele III è pure il sovrano che, con la consorte Elena, alla quale Messina dedicherà un monumento nel 1960, soccorse la Città peoritana all’indomani del tremendo terremoto del 1908, innescando una gara di solidarietà che coinvolse tutta la nazione in un afflato unitario senza precedenti.

In questa ottica si collocano gli interventi a sostegno dei militari italiani con l’istituzione dell’Opera Nazionale Combattenti nel 1917 e la devoluzione all’ente appena costituito delle polizze senza previo pagamento da parte degli stessi e ai quali andava pure la proprietà dei poderi per evitare loro le precarie condizioni dovute alla disoccupazione.

La lettura degli anni successivi all’ascesa del Partito Nazionale Fascista, sostenuto da larga parte dell’elettorato italiano, dovrebbe prendere in esame anche il fatto che il governo Mussolini ottenne nel 1922 la fiducia in Parlamento con un’ampia maggioranza (306 voti) della quale facevano parte Bonomi, Giolitti, Orlando, Salandra, De Gasperi e il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

In questo quadro non passa inosservato nemmeno il rapporto tra Vittorio Emanuele III e il mondo ebraico. A riguardo il Sovrano ebbe modo di esprimere il suo punto di vista sul sionismo già il 13 gennaio 1904, quando ricevendo Theodor Herzl sull’opportunità della nascita di uno Stato ebraico ebbe a dichiarare:

<< Gli ebrei possono occupare qualsiasi posto, come del resto avviene. Esercito, pubblica amministrazione, corpo diplomatico, tutte le carriere sono aperte dinanzi ad essi. Gli ebrei, per noi, sono italiani, in tutto e per tutto >>.

Non si ignora certo la vicenda inerente l’introduzione in Italia delle leggi razziali nel silenzio generale del mondo intellettuale (ad eccezione di Giovanni Gentile) e con la sola opposizione del re, che al limite delle sue prerogative statutarie negò per ben tre volte la firma, salvo poi ratificarle per dovere costituzionale e per mitigarle nella loro applicazione.

Ne è riprova la recrudescenza antiebraica sfociata con violenza solo a partire dal 1943 nei territori della Repubblica Sociale Italiana, mentre nel Regno del Sud veniva abolita la legislazione razziale con la reintegrazione degli ebrei nei diritti civili e politici e restituendogli i beni confiscati in precedenza.

Sottaciuta è anche l’opposizione del re all’entrata in guerra dell’Italia, come manifestato nel dicembre 1939 al Quirinale in occasione della solenne visita del Santo Padre Pio XII ai Reali, alla quale fece seguito, così come riportato recentemente dal professore Francesco Perfetti, il tentativo del Sovrano di sollevare dall’incarico Mussolini già nel 1940, attraverso un’ardita manovra tesa a scongiurare l’entrata nel conflitto che di gran lunga anticipava la caduta del regime il 25 luglio 1943.

Ci si chiede, pertanto, se non fosse stato più degno servire la comunità con un dibattito culturale capace di sottrarsi alle ristrette opinioni politiche di parte, alla luce del fatto che al referendum istituzionale del 1946 la Città di Messina rinnovava il suo attaccamento all’istituto monarchico con oltre il 77 % delle preferenze.

E’ pertanto nostra opinione chiedere più rispetto per la storia di questa Città e per le sue diverse sensibilità culturali, viste come una ricchezza umana nell’ambito del principio della libertà di pensiero.

Sarebbe senza ragioni, proprio a Messina, la cancellazione dell’intitolazione della Galleria a Vittorio Emanuele III, atto che offuscherebbe lo spirito originario con il quale il popolo messinese, consapevole dell’impegno profuso dal re, volle con caratteri indelebili incidere ad imperitura memoria.

David Truscello – Ispettore nazionale per la cultura

(Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon)

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7 commenti

  1. VOI DI CAMBIAMO MESSINA DAL BASSO INGINOCCHIATEVI DAVANTI ALLA REGINA ELENA E NON FATE LA FIGURA DEI BABBASUNI INGRATI RICORDATEVI, SEMPRE SE SIETE VERI MESSINESI E NON VENUTI O DISCENDENTI DI VOSTRI PARENTI DI ALTRE PARTI DELLA SICILIA, CHE I VOSTRI NONNI SI INCHINAVANO CON RISPETTO E DEVOZIONE DAVANTI ALLA REGINA ELENA. VI ERANO MOLTI CHE QUANDO SENTIVANO SOLO IL NOME SI TOGLIEVANO IL CAPPELLO, CAPITO? INGRATI DOVE STATI FORSE IN PALAZZI CHE POTREBBERO SPROFONDARE? OPPURE ESSERE COLLASSARE SU SE STESSI? VEDETE LE OPERE SIA A MESSINA CHE IN SICILIA ED IN ITALIA, FATE IL PARAGONE TRA LE OPERE DI QUESTA INSULSA REPUBBLICHETTA CHE INVITA I LADRI STRANIERI A VENIRE IN ITALIA (VEDASI ALBANESI IN LOMBARDIA) E LA REGINA ELENA

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  2. Tanino manganaro 15 Marzo 2018 10:50

    Quelli di Cambiamo Messina dal basso decisamente non hanno altri problemi della città di cui occuparsi…per loro il problema del nome della Galleria Vittorio Emanuele è l’unica cosa necessaria ed indispensabile per la città…nei loro salotti Radical-chic

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  3. Signor Truscello condivido la sua analisi storica e spero che la Galleria rimanga intitolata a Vittorio Emanuele III Re d’Italia dal 1900 al maggio del 1946. Secondo me la responsabilità più grossa che ha Vittorio Emaniele III è quella di non aver abdicato al suo trono prima del 1946. doveva farlo dopo l’armistizio dell’8 settembre del 43, in modo da far succedere il figlio Umberto II prima, sono sicuro che egli, di cui sono un ammiratore, avrebbe dimostrato il suo grande valore e rettitudine al Popolo italiano e forse il referendum del 2 giugno del 46 avrebbe avuto un esito diverso. Concordo pienamente con lei su le due “colpe” che gli vengono addossate da molti storici, e penso come lei che il RE ha fatto molto per evitare la
    Continua

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  4. entrata in guerra dell’Italia e l’introduzione delle leggi razziali che cercò di mitigare

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  5. entrata in guerra dell’Italia e l’introduzione delle leggi razziali che cercò di mitigare

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  6. DE GASPERI CONOSCIUTO TRA GLI ITALIANI NATI NELLE CLASSI DI FERRO 1920 – 1928 EX COMBATTENTI ED ORMAI VECCHI COL NOME DI T E D E S C O. POICHE’ ERA NATO SOTTO L’IMPERO AUSTRO UNGARICO DI FRANCESCO GIUSEPPE. DE GASPERI, POI DIVENUTO ITALIANO E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PIU’ VOLTE.

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  7. Mi sembra un’analisi corretta. Si potrebbero citare altre azioni o dichiarazioni del re Vittorio Emanuele III invece più discutibili, ma la sostanza non cambia. Al di là dei criminali veri e propri (come i nazisti e i fascisti), si tratta di persone che hanno agito in un certo contesto compiendo indubbiamente errori per i quali mi pare ingeneroso continuare a condannarli. E soprattutto da parte di coloro che, almeno fino a oggi, e a differenza del re non hanno realizzato niente che si debba ricordare.

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