In carrozzina, sovrappeso, con la sclerosi multipla da quasi 20 anni. Ma per lo Stato può lavorare. La storia di Silvana
Servizio di Silvia De Domenico e Alessandra Serio
Andare al lavoro per Silvana è come scalare le montagne russe. Sulla sedia a rotelle da anni, ha la sclerosi multipla che, di mese in mese, le toglie un pezzettino di autonomia in più. Ma per lo Stato può andare a lavorare. Così, la donna è costretta a disagi e umiliazioni continue. Perché per scendere da letto al mattino ha bisogno di assistenza, ha bisogno di aiuto per andare in bagno, lavarsi, vestirsi, uscire di casa e arrivare all’ufficio della Motorizzazione dove è impiegata come centralinista.

Una giornata a ostacoli
Anche qui, se ha bisogno di andare in bagno deve affidarsi al buon cuore dei colleghi e, siccome la malattia avanza e compromette anche le facoltà mentali, racconta lei, di giorno in giorno è sempre più complesso anche rispondere al telefono e rapportarsi correttamente con i clienti. Sino ad oggi, però, la sua richiesta di invalidità civile non è stata accettata e qualche giorno fa, allo scadere della malattia, è dovuta tornare a lavoro. In quali condizioni lo mostrano il video e le foto e lo racconta lei nell’intervista. In ufficio non ci sono barriere architettoniche, è vero, ma arrivarci è comunque una impresa e servono ogni giorno un’ambulanza privata e due addetti, all’andata e al ritorno.
Invalida? Manco per sogno

La sua trafila comincia nel 2023. Con il covid infatti le sue condizioni peggiorano notevolmente e Silvana ad un certo punto non può più guidare, non rinnova la patente, si trova inchiodata alla sedia a rotelle e sempre più sovrappeso.
La prima visita con la commissione medica di Palermo le riconosce non l’invalidità ma sei mesi di aspettativa. Poi, sempre più in difficoltà, per restare a casa produce certificati di malattia ogni mese. La seconda commissione medica, che la visita a Catania, risponde che è comunque abile al lavoro che è assegnato. Lei proprio non ce la fa, invece, e di mese in mese supera i 18 mesi di malattia, così cominciano a ridurle lo stipendio. Anche la terza commissione medica, a Palermo, rigetta la domanda di invalidità: “Non è inabile al lavoro”, deve lavorare altri 7 anni fino all’età pensionabile. La pensione causa malattia? Deve essere paralizzata a letto per ottenerla.
Una quotidianità fatta di disagi e umiliazioni
Così lo scorso 1 ottobre è tornata a lavoro. Servono 3 operatori forzuti per gestirla tra andare e tornare dal lavoro. Una persona che la alza dal letto, la lava, la veste e la prepara la mattina presto. Sulla sedia a rotelle la portano fuori dall’uscio di casa, le fanno scendere e salire la scala che separa il piano dal suo appartamento dal piano terra, la caricano in ambulanza, la portano in ufficio. Poi il ritorno a fine turno. Tutto a sue spese. Poi, anche la sua quotidianità è affidata al buon cuore di chi ha intorno per le faccende di casa, la farmacia, il dottore e tutte le altre incombenze.

Vergogna assoluta!!! Come si è potuto ridurre così questo Paese!
COME SI PUÒ NEGARE L’ INNEGABILE????? VERGOGNOSO E ASSURDO!!!!!
Buonasera, la vergogna dello stato italiano la repubblica delle banane il nulla cosmico potrei aggiungere molto altro ma rischio la querela
Poi non meravigliamoci se Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri , nel tempo, scoprono i veri “falsi invalidi”. Comunque, sarebbe opportuna una revisione di questo caso ed una sua completa ridefinizione, tramite commissione collegiale che valuti il caso.
Ogni commento è inutile! Anche lo Stato ci perde,perchè impiegare personale in grado di svolgere attività di aiuto a questa poveretta costa più della pensione di invalidità.Se pensiamo al costo del carburante per prelevarla e riaccompagnarla a casa,anche uno stupido capisce.
Ma che bella l’Italia lo stato italiano..garante di tutto per tutti ma cccche beeello efficiente