Un ponte culturale unirà Messina al Mediterraneo: ecco il progetto Mira
servizio di Silvia De Domenico
MESSINA – Il progetto MAXXI Med diventa Mira. Cambia il nome ma le sedi restano le stesse: Torri Morandi e Villa Pace. La prima del Comune di Messina, la seconda dell’Università degli Studi di Messina. E proprio insieme al sindaco Federico Basile e alla rettrice Giovanna Spatari, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha presentato questa mattina il progetto alla città.

“Mira sarò opificio di saperi”
“Un ponte culturale che unirà Messina ai popoli del Mediterraneo. Sarà opificio di saperi”, così ha definito Giuli il nuovo Istituto del Mediterraneo per la Ricerca e le Arti. E continua: “La creatività contemporanea sarà alla base di questo sogno sognato, rendere contemporaneo ciò che ci lega all’antichità. I siciliani sanno benissimo che la Sicilia ha qualcosa centrale fin dai primordi dell’antichità. Il Mira esisteva già, dovevamo soltanto riunire i raggi di questa stella in un centro luminoso che, grazie a voi e grazie a noi, se saremo capaci di realizzarlo, non dovrà fare altro che irradiare luce e bellezza“. E un ruolo centrale in questo progetto hanno avuto sia il Comune di Messina che l’Università degli studi di Messina.

“Villa Pace sarà aperta a studenti e ricercatori”
“L’università ha messo a disposizione Villa Pace che potrà così essere vissuto da studenti e ricercatori come luogo di scambio di culture e ponte tra culture“, ha detto la rettrice Giovanna Spatari ricordando la massiccia presenza di studenti internazionali all’interno dell’ateneo di Messina.

“Messina è il centro del Mediterraneo”
“Messina è il centro del Mediterraneo, non solo per motivi geografici. Quella stella, Mira, è visibile da tutte le regioni, è un punto di riferimento che deve servire alla nostra città per riprendersi uno spazio che forse aveva tanto tempo fa e di cui ora ha bisogno di riappropriarsi”, ha detto il sindaco Basile.

Mira – Mediterranean Institute for Research and Arts
A presentare il progetto c’erano anche Angelo Piero Cappello, direttore generale dell’Unità di Missione per la Cooperazione Culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura e Chiara Ianeselli, dirigente della stessa Unità di Missione. “L’Istituto del Mediterraneo per la Ricerca e le Arti doveva sorgere necessariamente qui a Messina, in quanto luogo assolutamente fertile. E’ un progetto che stiamo portando avanti da tre anni”, racconta Ianeselli.
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queste facce hanno il coraggio di parlare di Torri Morandi e Torre Faro quando sono i primi a voler distruggere tutto con il Ponte.
Nel vocabolario della lingua italiana, alla voce “risultati concreti”, si intendono solitamente opere concluse, tangibili e misurabili. Sono i traguardi che si annunciano dopo aver tagliato il nastro (quello serio e definitivo). Tutto il resto – i verbi declinati rigorosamente al futuro, i “stiamo facendo“, i “siamo a un passo da” – appartiene alla sconfinata e gloriosa categoria delle buone intenzioni. O, più prosaicamente, alla solita narrazione sensazionalistica utile soltanto a mascariare il nulla cosmico. A ottobre scoccherà il primo anniversario della deportazione dell’Archivio di Stato a Riposto. Un autentico capolavoro di ignavia e di ritardo dell’amministrazione comunale, sempre rigorosamente targata Basile. Il sindaco non può nemmeno esercitarsi nel classico sport dello scaricabarile e piagnucolare sulle colpe di “quelli che c’erano prima”, visto che in continuità politica ci sta proprio lui. Eppure, dopo oltre otto mesi di profondo letargo istituzionale, Basile si ricorda solo ora di interloquire con Giuli. Il motivo di questo improvviso e illuminato risveglio? Nessuna fine strategia diplomatica, ma un banale incrocio logistico: il Ministro passava da queste parti, e ce l’aveva letteralmente “a portata di mano”. Ma veniamo al sodo dell’annuncite. Il primo cittadino vanta, testuale, “risultati concreti per Messina“. Quali, di grazia? Dopo otto mesi, la memoria storica della città continua a prendere polvere e ragnatele in trasferta. In compenso, la grande e commossa sensibilità al problema mostrata da Giuli si è materializzata in una sede per l’archivio storico che ospita solo i dipendenti. I documenti no, quelli restano a Riposto. Insomma, abbiamo inventato il primo “archivio per corrispondenza” della storia repubblicana.
Qualcuno mi spiega che senso ha la presenza dell’onorevole Germanà?
Credo sia la struttura più brutta di tutta la città
Si investono soldi in una costruzione che è un pugno nell’occhio in un’area dominata da case e strutture basse
Ma io sono un profano…
Saranno mete irraggiungibili con i cantieri del ponte
Come trasformare, con fiumi di parole, progetti inutili e assurdi in capolavori all’avanguardia.