Vittima dell'aggressione omofoba al Municipio, Marianna ripercorre il doloroso percorso di transizione di genere. E malgrado le botte dice: "Messina non discrimina"
Servizio di Alessandra Serio e Silvia De Domenico
Messina – 35 anni senza riconoscersi allo specchio, sempre più chiusa in sé stessa, poi la rivelazione grazie ad un cugino che la spinge a socializzare. Così Marianna (nome di fantasia ndr), nata uomo, trova il coraggio di cominciare il suo percorso e di diventare donna. Ma la strada è lunga e dolorosa, costellata di momenti di umiliazione, cure invasive, pastoie burocratiche e spese.
La transizione di genere e la nuova vita
Marianna la racconta ai nostri microfoni senza paura né mistificazioni. L’intervista è a volto coperto perché un’amica l’ha convinta a camuffarsi alla luce delle sue brutte esperienze: “Da quando ha rivelato al circondario che è transgender non fanno che importunarla, si sentono in diritto di toccarla, apostrofarla, chiederle di fare sesso”. Inizialmente però Marianna voleva metterci la faccia perché “Messina è una città che discrimina meno di quello che si possa pensare”.
Messina non discrimina
E’ per questo che, nel marzo scorso, dopo anni di discussioni ed insulti ricevuti da un gruppo di conoscenti, lei e le amiche decidono di tentare un chiarimento e li invitano a piazza Municipio. Dove invece piovono botte. Un episodio che l’ha allarmata ma non tanto da tornare a nascondersi: “Nei panni dell’uomo stavo male, malgrado le difficoltà il percorso che ho intrapreso mi ha fatto rinascere”.
Accanto a lei c’è la moglie. Dopo la transizione saranno separati, ma continuano a sostenersi a vicenda. Perché il senso dello stare insieme c’entra poco col sesso.
Ndr: nell’intervista si fa riferimento all’aggressione, per errore localizzata a piazza Cairoli, in realtà avvenuta a piazza Unione Europea.
