"Resistere alle onde del mare si può, l'esempio dei massi ciclopici a Torre Faro" VIDEO

“Resistere alle onde del mare si può, l’esempio dei massi ciclopici a Torre Faro” VIDEO

Marco Olivieri

“Resistere alle onde del mare si può, l’esempio dei massi ciclopici a Torre Faro” VIDEO

martedì 27 Gennaio 2026 - 08:00

Post ciclone. L'ingegnere Santoro, a capo dell'Autorità di bacino, individua le soluzioni per una ricostruzione a prova di violente mareggiate

di Marco Olivieri, riprese e montaggio di Silvia De Domenico

MESSINA – Il post ciclone Harry e la necessità della ricostruzione a misura di cambiamento climatico. Un tema centrale per i territori messi a dura prova dalla violenta e prolungata mareggiata, dal 19 al 21 gennaio, con danni nell’isola per oltre un miliardo. A Torre Faro ne abbiamo parlato con l’ingegnere Leonardo Santoro, segretario generale dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, presente assieme al suo staff.

Ingegnere, spieghiamo perché siamo a Torre Faro. In particolare, si scorgono dei massi ciclopici, messi quando lei era a capo del Genio civile a Messina. Questo potrebbe essere un modello rispetto agli eventi estremi come quello a cui abbiamo assistito in Sicilia, Calabria e Sardegna?

“Sì. Oggi è necessario ripartire da ciò che ha funzionato. E che ha resistito alla forza del mare. Questa barriera flessibile, realizzata con massi ciclopi nel 2015, ha preservato la piazza di Torre Faro e tutto il lungomare del borgo marinaro di Messina dall’invasione delle onde, determinate da intense mareggiate. L’infrastruttura è composta da massi naturali di grandi dimensioni e che hanno una capacità di dissipare l’energia delle onde. E che addirittura permettono la ricostituzione delle spiagge, come si può vedere qui in alcuni tratti”.

Come valuta, da tecnico, gli effetti devastanti del ciclone Harry?

“Questi effetti devastanti hanno confermato la vulnerabilità di tantissime scelte progettuali legate alle opere di sostegno dei lungomari realizzati con muraglioni rigidi. Muraglioni che talvolta amplificano l’energia delle onde. I massi a Torre Faro, invece, garantiscono una loro efficacia e sono resilienti all’energia delle onde. L’opera qui è ammorsata nel Beachrock, una roccia che si è costituita circa quindicimila anni fa. Ed è la formazione geologica che accompagna l’intero litorale della provincia di Messina, tranne alcuni tratti. I massi sono ancorati su questa roccia e hanno garantito la protezione del litorale retrostante”.

Un modello che si può esportare?

“Assolutamente sì”.

Il piano di difesa delle coste è un altro tema centrale…

“Per il Piano per l’assetto idrogeologico, in questo caso il Pai coste, ho disposto che venga eseguito un aggiornamento in maniera tale da verificare i livelli di rischio. Rischio per erosione costiera su tutto il litorale ionico della provincia di Messina, Catania e Siracusa. E a quel punto si dovrà introdurre un vincolo specifico che individui il livello reale di pericolosità da mareggiate. E soprattutto si potranno dettare le norme per la ricostruzione con barriere di protezione flessibili. E anche con interventi che diventino resilienti nei confronti degli eventi marini avversi”.

Che tempi ci saranno?

“Per quanto riguarda la ricostruzione, questa deve essere rapida. E a mio avviso deve essere compiuta con uno sforzo significativo da parte dei progettisti. Progettisti chiamati a immaginare la realizzazione di nuove opere dotate di una capacità di resistenza alle mareggiate maggiormente significativa rispetto a quella attuale. Abbiamo assistito a un evento da collocare su una scala eccezionale. Ma che conferma come questo tipo di fenomeni potrà, nel tempo, verificarsi di nuovo”.

Gli eventi estremi, ormai lo sappiamo, sono ricorrenti. Bisogna correre ai ripari…

“Gran parte dei lungomari della Reale Ionica (in Calabria e Sicilia, n.d.r.) hanno sostituito il preesistente cordone dunale. Quel polmone di sabbia che naturalmente il litorale aveva e che serviva ad ammortizzare l’energia delle onde. Non è più possibile ripristinarlo, come nel caso di Torre Faro, ad esempio. Ma è necessario intervenire con opere significative di protezione”.

Con quali caratteristiche?

“Le opere di protezione devono avere la natura della flessibilità. E, quando è necessario, vanno accompagnate da barriere a mare preferibilmente di tipologia soffolta (strutture di difesa costiera posizionate sotto il livello del mare, n.d.r.). Così si può dissipare l’energia delle onde a mare. E permettere il ripascimento (collocazione artificiale di sabbia sul litorale eroso al fine di mantenere la quantità di sabbia presente sul fondale costiero, n.d.r.). In ultimo, per gli areali in cui questo occorre, è già disponibile una norma regionale, emanata due anni fa, legge 25 del 2023, che consente il prelievo delle sabbie dai corsi d’acqua per trasferirli, previa caratterizzazione (analisi tecnica, geologica e funzionale delle opere, n.d.r.), nei litorali”.

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Un commento

  1. facendo seguito alla sua intervista, nella fattispecie nei primi minuti , le rammento che i massi di cui parla hanno resistito alle mareggiate solo grazie alla presenza delle scogliere che hanno attutito in buona parte il moto ondoso., e cmq a sciroccate di piccola entità. Vorrei sottolineare dicendo che difronte a qualsiasi forza della natura , che sia mare, fuoco , vento o altro , non ci sono soluzioni di carattere artificiale , ma nella fattispecie del moto ondoso di natura tempestosa , per attutire la forza, si deve creare una barriera sottomarina distante almeno 250 mt dalla costa, dal fondo del mare al pelo dell’acqua affinchè il moto ondoso non prenda forza , ma che venga smorzato da queste massicciate.
    Questa soluzione sicuramente meno invasiva a livello visivo per i fruitori costieri, contribuirebbe di gran lunga al ripascimento costiero , facendo in modo da riempire di sabbia , in modo naturale , il gap fra la linea costiera e i massi posizionati al fondo.
    tra l’altro lungo tutto il litorale da tremestieri a taormina , non esiste alcuna protezione costiera , bensi solo i muraglioni del lungomare utilizzati per il posizionamento del manto stradale , ma ben poco per la protezione costiera.
    in situazioni nomali, il moto ondoso prende forza non tanto lontano dalla costa ma , urtando col fondo marino, facendo il modo che l’onda prenda forma e forza. quindi bisogna intervenire lontano dalla costa e non quando gia l’onda è formata.

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