Un patrimonio di 30 mln di euro sequestrato a Lo Castro e Bagnato

Un patrimonio di 30 mln di euro sequestrato a Lo Castro e Bagnato

Redazione

Un patrimonio di 30 mln di euro sequestrato a Lo Castro e Bagnato

venerdì 04 Luglio 2025 - 07:45

Da un podere nobiliare in Toscana, con casa colonica e cappella sconsacrata, a 7 aziende. Aggiornamento della Guardia di finanza di Messina

MESSINA – Da un podere nobiliare in Toscana, con casa colonica e cappella sconsacrata, a 7 aziende. In totale, un patrimonio di 30 milioni di euro. Aggiornamento della Gdf sul maxi sequestro dei beni all’ex avvocato Andrea Lo Castro e al legale Francesco Bagnato. Militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno eseguito un decreto di sequestro patrimoniale emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura distrettuale della Repubblica, ai sensi del Codice antimafia.

Ecco la nota: “Il provvedimento è il risultato di investigazioni patrimoniali che hanno riguardato un ex avvocato originario di Messina, attualmente affidato in prova ai servizi sociali e un legale originario della provincia di Vibo Valentia, ma attivo nel comprensorio peloritano (rispettivamente Lo Castro e Bagnato, n.d.r.). Gli accertamenti svolti hanno fatto emergere fin da subito il ruolo di rilievo svolto dall’ex avvocato che per anni ha messo a disposizione le proprie competenze professionali a favore di esponenti della criminalità organizzata”.
“Da qui è partita l’analisi di tutte le attività investigative che lo avevano riguardato ed è stato possibile ricostruire un complessivo profilo di pericolosità sociale. Partendo da questo presupposto si è poi potuto determinare che i beni di cui lo stesso disponeva direttamente o indirettamente, non trovavano giustificazione nei redditi nel tempo dichiarati, facendo quindi presumere che gli stessi siano stati accumulati perché frutto di attività illecite”.

L’indagine “Beta”, l’operazione “Default” e i beni sequestrati

In dettaglio, “la pericolosità sociale risulta chiaramente dalle evidenze giudiziarie emerse nell’indagine “Beta”, risalente al 2013 e condotta dalla Procura di Messina, con la quale è stato accertato, nei confronti del principale indagato, il concorso esterno nel delitto di associazione mafiosa per aver fornito uno specifico contributo al perseguimento degli scopi di una consorteria appartenente a Cosa Nostra e collegata al clan Santapaola – Ercolano”.

Lo Castro – successivamente radiato dall’albo, “ha quindi assicurato nel tempo all’associazione mafiosa un’assistenza tecnico legale completa, oltre ad avere partecipato direttamente alla commissione di taluni reati. Lo stesso si è, inoltre, impegnato ad elaborare una serie di strategie societarie e legali volte ad eludere le disposizioni in materia di prevenzione intestando fittiziamente svariate società a terze persone proprio per sfuggire a provvedimenti come quello da poco eseguito”.
In aggiunta, è stato possibile ricostruire il profilo di pericolosità di un altro soggetto grazie alla più recente operazione “Default”, eseguita nel 2019 dalla Procura di Messina con personale della Guardia di Finanza, che hanno fatto emergere un’associazione a delinquere costituita da una serie di professionisti, compresi i due destinatari del provvedimento, creata allo scopo di commettere più delitti contro il patrimonio, quali, tra gli altri, bancarotta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, riciclaggio e auto-riciclaggio, falso ideologico in atto pubblico e appropriazione indebita. In particolare anche i partecipanti a questa associazione offrivano le proprie competenze a imprenditori insolventi che si rivolgevano a loro per preservare in modo illecito i patrimoni societari dalle procedure esecutive, a scapito dei creditori e del fisco.
Sottolinea la Guardia di Finanza: “Nel corso di tale procedimento, era stata già applicata una misura cautelare ai due in qualità di promotore e partecipe. L’operazione testimonia ancora una volta la recente evoluzione delle organizzazioni criminali più strutturate che hanno investito nel tempo sulla capacità di avvalersi dei più moderni istituti societari e legali, utilizzando a questo scopo professionisti infedeli.
In definitiva la misura di prevenzione patrimoniale ha riguardato 7 compendi aziendali comprensivi dei relativi beni patrimoniali, 1 partecipazione di capitale sociale, nr. 1 polizza, nr. 1 conto corrente, nr. 49 beni immobili tra cui alcuni di notevole valore e pregio, nr. 1 motociclo, nella disponibilità diretta e indiretta o comunque riconducibili a loro, per un valore complessivo di stima pari a 30 milioni di euro”.

Il podere nobiliare e la chiesa a unica navata del 1200 in Toscana

Tra i beni sequestrati anche un podere nobiliare, immerso nel verde della Toscana, composto da una casa
colonica e abbellito da una pregevole cappella sconsacrata che si ritiene possa coincidere con un’antica rocca risalente al Medioevo. In base alle ricerche storiche, l’immobile sarebbe appartenuto alla famiglia Chigi che su questa rocca fece erigere anche la chiesa ancora esistente dedicata a San Bartolomeo. La chiesa, a unica navata, risale al 1200.

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