Un tema che ha caratterizzato il 2025 e che rimarrà caldo nel 2026. In primo piano la questione della mancata gara
di Marco Olivieri
Nel 2025 continui annunci, dichiarazioni, aggiornamenti e cortei sul ponte sullo Stretto. E nel 2026 c’è da scommettersi che la controversa grande opera rimarrà al centro della scena politica.
Lo avevamo scritto nel mese di marzo grazie al contributo del giurista Nicola Bozzo. Nell’operazione ponte sullo Stretto la mancata gara è un punto fondamentale. E la Corte dei conti lo ha messo nero su bianco: le modifiche apportate ai contratti originari risultano sostanziali, al punto da configurare le condizioni che “avrebbero attratto ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”. Tra queste modifiche, si evidenziano il cambio radicale nelle modalità di finanziamento, passato da un modello con il 60% di risorse da reperire sui mercati internazionali, senza garanzia dello Stato, a un modello finanziato integralmente su risorse pubbliche. E ancora: le novità negli indici di aggiornamento del corrispettivo del contraente generale e la riduzione della quota di prefinanziamento a carico del contraente generale, passata dal 15% proposto in gara fino a un limite del 5%.
Il ponte e i rilievi dell’Anac
In particolare, ha osservato l’avvocato Bozzo: “Secondo l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), la conclusione di accordi di natura transattiva tra committente e appaltatore, al quale verrebbe affidato, in cambio della rinuncia alle pretese da questi avanzate in sede giurisdizionale, un nuovo appalto, determina un vulnus agli equilibri concorrenziali. Le procedure di affidamento sono, infatti, rigorosamente soggette alla normativa comunitaria e nazionale a tutela della libera concorrenza e non possono essere oggetto di scambi transattivi in termini di affidamento lavori/rinuncia alle liti. A medesime conclusioni, ricorda l’Autorità, è giunta già da tempo la giurisprudenza sovranazionale, allorquando affermava che modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità costituiscono una nuova aggiudicazione (…) quando presentino caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto a quelle dell’appalto iniziale e siano, di conseguenza, atte a dimostrare la volontà delle parti di rinegoziare i termini essenziali di tale appalto ”.
E ancora: “La stessa Corte ha poi chiarito che dopo l’aggiudicazione di un appalto pubblico, a tale appalto non può essere apportata una modifica sostanziale senza l’avvio di una nuova procedura di aggiudicazione, anche quando tale modifica costituisca, obiettivamente, una modalità di composizione transattiva, comportante rinunce reciproche per entrambe le parti, allo scopo di porre fine a una controversia, dall’esito incerto, sorta a causa delle difficoltà incontrate nell’esecuzione di tale appalto”.
Il ponte e la necessità di una nuova competizione
Ne consegue la necessità di una nuova competizione concorrenziale. Inoltre, l’amministrazione “non ha fornito la documentazione necessaria per dimostrare che l’aggiornamento dei costi non avesse superato il limite del 50% previsto dalla stessa direttiva, al di sopra del quale una gara diventa obbligatoria”.
Il ponte, l’Europa e lo Stretto di Messina “scrigno di biodiversità”
Tiene banco pure il tema dell’Europa in relazione alla grande opera. Così il comitato No ponte Capo Peloro: “Chiediamo all’Europa di tenere gli occhi ben aperti perché il progetto del ponte è in violazione non solo delle direttive Habitat e sulla Concorrenza ma anche della Nature Restoration Law. Una misura che dal 2024 obbliga tutti i Paesi europei a non continuare a distruggere ecosistemi ma anzi a ripristinare gli habitat terrestri e marini degradati. Continua il comitato: “Ci aspettiamo pertanto che l’Unione europea legga in maniera approfondita la documentazione relativa al progetto del ponte sullo Stretto e le assurde compensazioni ambientali individuate (tra cui la sterilizzazione dei gatti delle isole minori siciliane). Lo Stretto di Messina è uno scrigno di biodiversità, un patrimonio ambientale e paesaggistico unico che va preservato nell’interesse dell’Italia, dell’Europa, del mondo”.
Di parere opposto l’amministratore delegato della società Stretto di Messsina, Pietro Ciucci: “Il ponte è una grande infrastruttura del territorio per il territorio e al tempo stesso una grande opera per il Paese e per l’Europa. Infatti, il Consiglio Europeo ha confermato il Ponte sullo Stretto di Messina quale opera fondamentale del corridoio ‘Scandinavo-Mediterraneo’ ribadendone il ruolo strategico ai fini del completamento del principale asse sud-nord a livello europeo”.
Ora il governo Meloni studia le prossime mosse e il tema ponte rimarrà caldo anche nel 2026.
