Messina. Caso La Residenza, c'è la delibera comunale ma per i residenti è ancora anno zero

Messina. Caso La Residenza, c’è la delibera comunale ma per i residenti è ancora anno zero

Alessandra Serio

Messina. Caso La Residenza, c’è la delibera comunale ma per i residenti è ancora anno zero

mercoledì 25 Febbraio 2026 - 12:00

Cosa dice l'atto di Palazzo Zanca alle quasi 100 famiglie ancora nel limbo, 5 anni dopo la sentenza e alla vigilia delle elezioni

Messina – Ci sono novità nell’ormai ultra decennale caso de La Residenza, il complesso edilizio di Torrente Trapani al centro di un fitto intrico di procedimenti penali, civili ed amministrativi che tengono col fiato sospeso 100 famiglie (leggi qui l’intervista ad una residente e la cronistoria della vicenda).

100 famiglie nel limbo da decenni

Nel complesso di Torrente Trapani, è utile ricapitolarlo, dichiarato abusivo e da demolire da una sentenza penale definitiva dal 2021, vivono circa 100 famiglie con posizioni diversificate. Alcuni hanno comprato acquisito la proprietà già anni fa, altri hanno ancora sul groppone un mutuo oneroso, altri ancora non sono riusciti a perfezionare l’acquisto perché l’impresa costruttrice, travolta dal procedimento penale, ha dichiarato fallimento prima. Tutti vivono in un complesso dove ci sono palazzine mai completate con le immaginabili conseguenze di degrado, un titolo di proprietà fondato su un atto dichiarato nullo (la concessione edilizia) e lo spettro mai del tutto svanito della demolizione.

Se il quadro sembra già complesso così, l’intersecarsi del procedimento penale con quello amministrativo rende il tutto ancora più intricato. E la recente delibera di palazzo Zanca ne è la fotografia: nella delibera di Giunta datata 23 febbraio 2026 con la quale l’assessore Salvatore Mondello, a un passo dalla “scadenza” del mandato, dà una serie di direttive ai vari organi competenti, c’è un lunghissimo stralcio che ricapitola tutti gli atti e le pronunce, penali e amministrative, che spesso si sovrappongono senza però produrre effetti sostanziali, tra i vari piani, e che la delibera ricapitola “semplicemente”, senza trarne una indicazione operativa concreta.

In estrema sintesi con la delibera, il primo atto visibile all’esterno di palazzo Zanca dopo anni, l’assessore Mondello pone un atto di indirizzo che la Giunta approva. E parte con la richiesta alla Giunta, e poi al consiglio comunale, di prendere atto che nel 2021, con la sentenza della Cassazione sul processo penale de la Residenza appunto, la concessione edilizia è stata dichiarata illecita, quindi nulla, perché viola la zona di protezione speciale dell’area. Concessioni nulle, palazzine confiscate, case da demolire appunto.

Wwf: “Torrente Trapani “tendente alla liquefazione”, finalmente stop allo scempio”

“Finalmente il Comune di Messina avvia le procedure per dare esecuzione alla sentenza della Cassazione che aveva disposto il sequestro e la confisca del terreno e degli immobili realizzati con una lottizzazione accertata come abusiva. Ci sarà adesso da affrontare la sorte degli abitanti degli oltre 100 appartamenti nel tempo ultimati e la riqualificazione di un territorio fragile, ricadente in Zona a protezione speciale.
Il torrente Trapani ha una conformazione morfologica di sabbia e ghiaia definita, dagli ingegneri dell’Università degli Studi di Messina, come “tendente alla liquefazione” e quindi non idonea a sopportare quel carico urbanistico che era stato progettato. Il Wwf aveva denunziato già ai tempi del processo così detto Oro Grigio che quel programma costruttivo non andava autorizzato e solo adesso, dopo decenni, si comincia a porre rimedio alle scelte dissennate e a curare le ferite inferte al territorio”, commenta l’avvocata Aurora Notarianni, legale della sigla ambientalista che aveva denunciato la cementificazione del torrente, nonostante i vincoli posti come Zps, ovvero la Zona a protezione speciale.

Il ruolo di Palazzo Zanca

Se non ci sono dubbi che dove non è stato ancora costruito non sarà mai più possibile “buttare una pietra”, resta il problema delle 84 famiglie che risiedono nel lotto 1 (al quale fa esplicito riferimento la delibera) e che nessuno, men che mai l’amministrazione comunale, vuole buttare fuori di casa.

Subito dopo la sentenza della Cassazione i residenti hanno avuto alcuni contatti verbali, con De Luca sindaco prima e con Mondello e il sindaco Federico Basile dopo, e sono stati rassicurati sul fatto che il loro problema, per quanto complesso, sarebbe stato risolto. “In questi anni abbiamo messo a disposizione uffici tecnici e legali, abbiamo dialogato con i residenti e anche con i loro legali, proprio per arrivare a una soluzione condivisa”, spiega Mondello commentando la recente delibera. A tal proposito l’atto di indirizzo menziona una comunicazione, da parte del Dipartimento Servizi Tecnici, di “Inizio delle attività inerenti la progettazione degli interventi di messa in sicurezza di tutta l’area, oggetto della sentenza, con particolare riguardo alle opere di urbanizzazione”, risalente al 30 dicembre 2021.

L’atto di indirizzo

Se una qualche attività in questo senso è stata portata avanti negli uffici tecnici di palazzo Zanca, i residenti né i loro legali ne hanno saputo alcunché. Lo stesso atto di indirizzo dà poi mandato allo stesso ufficio tecnico di porre in atto tutte le procedure necessarie, dalla nomina del Rup all’avvio delle attività di progettazione, una volta che la Giunta e il consiglio comunale hanno preso atto della sentenza del 2021. Presa d’atto che arriva appunto ora, con la delibera del 23 febbraio, cinque anni dopo la sentenza.

Verso un piano di risanamento ad hoc?

“Quello che arriva oggi è un atto di indirizzo che segna una strada: il procedimento è rimesso al dirigente dell’Ufficio urbanistica perché si arrivi al riordino dell’assetto urbanistico in quell’area, tenendo conto di un quadro che è oggettivamente complesso, dove il piano penale si interseca con quello amministrativo in maniera certamente non sempre chiara. E’ ovvio che dove non è stato costruito non è pensabile costruire e che l’area non edificata deve essere riconvertita a verde. Da qui si deve partire per pensare come definire il “fondamento” di quegli 84 appartamenti”, spiega Mondello. La delibera sembra quindi segnare una strada: la “palla” viene rimessa al consiglio comunale perché, dopo che gli uffici tecnici elaboreranno un progetto, all’interno del prossimo PUG (il piano urbano generale) trovi una zonizzazione diversa, per quell’area, e definisca un piano di risanamento, da affidare poi ad uno degli enti demandati a tale attività.

Vincolo regionale non superato

“Il problema dei vincoli non è così semplicemente bypassabile – commenta l’avvocato Gualtiero Cannavò, legale di una delle parti organizzate degli inquilini (un altro gruppo è invece assistito dall’avvocato Antonino Arena) – Le sentenze chiariscono che l’illeceità delle concessioni è fondata sulla violazione dei vincoli ambientali e paesaggistici posti dalla Zps. Qualunque altro atto eventualmente approvabile dagli organi di Palazzo Zanca rischia lo stesso vizio. Ecco perché abbiamo chiesto formalmente, nel 2021, la convocazione di una Conferenza di servizi che coinvolgesse nel procedimento anche la Regione, visto che il vincolo è regionale, l’unica strada che sembra possibile per una tutela effettiva degli inquilini”. Una richiesta, inoltrata a Comune, Regione e Prefettura, rimasta senza risposta da parte di tutti e tre i destinatari.

In effetti il nodo del vincolo rimane inalterato anche nella delibera di Giunta del 23 febbraio dove, nel dare mandato “progettuale” all’ufficio tecnico, si chiede di elaborare una zonizzazione “coerente con i vincoli esistenti”. Insomma, per i residenti sembra un futuro ancora tutto da scrivere insomma. Da qui la sensazione che siamo ancora all’anno 0 rimane, malgrado il recente atto di palazzo Zanca.

Negli anni le strade legali intraprese dai proprietari degli appartamenti sono state diverse. Alcuni di loro hanno ottenuto, su istanza dell’avvocata Floriana Cannavò, la revoca della confisca da parte della Corte d’Appello di Messina. Che però non rileva sulla “illeceità” della concessione, quindi l’eventuale teorica demolizione. Ecco perché alcuni di loro hanno chiesto il risarcimento a Palazzo Zanca, citato come responsabile civile nel processo penale.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED