La linea storica jonica sarà dismessa. Ora la politica deve muoversi per progetti e fondi

La linea storica jonica sarà dismessa. Ora la politica deve muoversi per progetti e fondi

Marco Ipsale

La linea storica jonica sarà dismessa. Ora la politica deve muoversi per progetti e fondi

giovedì 12 Marzo 2026 - 09:00

Il binario unico tra Letojanni e Giampilieri verrà smantellato. E’ tempo di decidere definitivamente cosa fare

A novembre 2025, su richiesta di Taormina, la decisione di mantenere la vecchia linea storica fino a Giampilieri. A marzo 2026, su richiesta di tutti gli altri sindaci da Letojanni a Scaletta Zanclea, la retromarcia e la conferma della dismissione, come da progetto originario.

Il destino dei 27 chilometri di ferrovia che collegano Letojanni a Giampilieri sembra ormai segnato, ma dietro la parola magica “Greenway”, leggasi pista ciclopedonale, si nasconde un vuoto preoccupante. Mentre il raddoppio ferroviario avanza, ad oggi non esiste un progetto esecutivo né sono stati stanziati i fondi per trasformare la vecchia sede ferroviaria in qualcosa di utile. Se la politica non accelera subito, il rischio è che al posto dei treni rimanga a lungo una distesa di pietrisco, ruggine e degrado.

La pista ciclopedonale senza progetto

Nel piano del raddoppio Messina-Catania sono già previsti i soldi per la dismissione: i fondi per strappare binari e traversine ci sono. Così Rfi smetterà di pagare la manutenzione e la difesa costiera. Ma non c’è un solo euro destinato alla costruzione della pista ciclabile, dell’illuminazione o dell’arredo urbano. Questi fondi andrebbero cercati nei bandi europei o nel Pnrr ma senza un progetto pronto non si può nemmeno partecipare alle gare. Ecco perché la politica deve prendere una decisione univoca definitiva e iniziare a produrre atti tecnici.

La sfida dello spazio e il caso Scaletta e Itala

A Scaletta Zanclea e Itala, la ferrovia è un muro che da un secolo preclude la vista e l’accesso al mare. Qui lo smantellamento è l’unica via per creare un affaccio costiero. La sede ferroviaria è larga circa 5 metri. Una pista ciclabile senza sbocchi stradali complicherebbe l’accesso ai mezzi di soccorso e non risolverebbe i problemi della Statale 114. Qui potrebbe essere affiancata ad una strada a senso unico, considerato che una corsia ha bisogno di 3 metri di larghezza.

Da Alì Terme a Letojanni

La situazione cambia tra Alì Terme e Letojanni, dove i lungomari esistono già e la ferrovia taglia i centri abitati. Trasformare questo tratto in una “via verde” tra i palazzi, senza la vista mare, richiede una qualità progettuale alta per evitare che diventi un corridoio sporco e insicuro. La politica deve decidere ora: sarà solo una ciclabile o servirà a ricavare anche altro? Senza una visione chiara, si progetta il nulla.

Il precedente della Tirrenica

Il caso della tratta Terme Vigliatore-Patti sulla linea Messina-Palermo dimostra che la coesistenza tra raddoppio e linea storica è possibile. Lì i binari sono rimasti per servire i centri costieri. Sulla Jonica si è invece scelta la dismissione totale, una decisione influenzata dalla geometria del raddoppio, che non prevede interconnessioni facili ad Alì Terme, e dalla necessità di Rfi di azzerare i costi di manutenzione straordinaria su questo versante.

La retromarcia della Regione e il nodo dei costi

Il cambio di rotta della Regione Siciliana — che a novembre 2025 voleva salvare la linea e a marzo 2026 ha firmato per la dismissione — è la prova di quanto la questione sia legata ai soldi. Rfi ha messo la Regione davanti a un bivio: mantenere la vecchia linea avrebbe richiesto l’aggiornamento all’Ertms (il sistema digitale europeo di sicurezza che frena automaticamente il treno in caso di errore), un investimento tecnologico da decine di milioni che la Regione avrebbe difficoltà a sostenere.

La Regione ha quindi scelto di accogliere le richieste dei Comuni e dare a loro l’onere di gestire quel territorio. Il raddoppio porterà velocità ma a un caro prezzo per i pendolari. Le stazioni centrali di Scaletta, Santa Teresa e Nizza spariranno, sostituite da fermate “sotto la montagna”.

La politica deve muoversi subito

C’è un aspetto che sovrasta ogni disputa tecnica: il fattore tempo. La costruzione della nuova destinazione d’uso deve iniziare lo stesso giorno in cui finisce la rimozione dei binari. Sindaci e Regione devono presentare un piano unico nei prossimi mesi. Senza progetti esecutivi pronti e finanziamenti già stanziati, la “Greenway” resterà solo una parola bella per i convegni, mentre il territorio resterà condannato a una ferita di terra e sassi nel cuore dei paesi. La pressione su Stato e Ue per i fondi deve iniziare oggi, non quando i binari saranno già stati portati via.

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