Le elezioni a Messina e il fattore "p": dal Piano di riequilibrio al ponte sullo Stretto

Le elezioni a Messina e il fattore “p”: dal Piano di riequilibrio al ponte sullo Stretto

Marco Olivieri

Le elezioni a Messina e il fattore “p”: dal Piano di riequilibrio al ponte sullo Stretto

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mercoledì 15 Aprile 2026 - 09:10

Ad accendere la campagna elettorale delle amministrative il tema dei conti al Comune, senza dimenticare sullo sfondo la grande opera

MESSINA – Dal Piano di riequilibrio al ponte sullo Stretto. Il fattore “p” domina l’inizio di campagna elettorale. Funziona così: parte un tema e i candidati sindaci si dividono e si scontrano. La richiesta di chiarimenti al Comune di Messina da parte del magistrato istruttore della Corte dei conti, Massimo Giuseppe Urso, ha provocato la reazione del candidato di centrodestra Marcello Scurria: “Quello che so è che la Giunta ha aumentato la capacità di indebitamento da 65 a 110 milioni di euro. Serve chiarezza. Tutti noi candidati abbiamo i nostri programmi ma dobbiamo sapere con quali soldi si potranno attuare. Se questi impegni del Piano di riequilibrio non verranno rispettati, ci sarà il dissesto finanziario. Questo metterebbe in discussione tutto il racconto di questi anni sull’uscita dalla crisi”.

Da qui la risposta dell’ex sindaco: “Sono pronto al confronto sulla base di dati ufficiali. Un confronto vero sarà anche l’occasione per fare finalmente chiarezza su un punto fondamentale: quando sono nati i debiti e chi amministrava la città in quei momenti, con quali scelte e con quali consulenti. Ricordo inoltre al candidato Scurria che, dal momento dell’approvazione del Piano di riequilibrio nell’agosto 2023, il monitoraggio semestrale è in capo al Collegio dei revisori dei conti. Apprendo dalla stampa e dalle sue dichiarazioni dell’esistenza di una richiesta della Corte dei conti, che ritengo sia stata indirizzata proprio al Collegio, organo deputato a svolgere tale attività di controllo”.

Lo scontro sui conti del Comune di Messina e sull’eredità del passato

Il Piano di riequilibrio ha pure provocato il botta e risposta con Antonella Russo, candidata del centrosinistra, sostenutata dai suoi colleghi consiglieri del Pd Felice Calabrò e Antonella Russo: “In discussione sono i soldi che l’ente anticipa per i servizi portati avanti con fondi extra bilancio. Il Comune ricorre a questi anticipi per far partire i progetti ma devono poi essere rimborsati da chi eroga i finanziamenti. Questo succede alla rendicontazione delle attività. E se i progetti non dovessero avere l’ok da questi enti in fase di rendicontazione? Chi ci dice che sarà così? Ci sono finanziamenti che spostiamo sulle società partecipate, per progetti e assunzione a tempo, apprendistato o borse. Tutto nella logica dell’anticipo di tesoreria, ma non abbiamo la certezza che in fase di rendicontazione ci sarà poi l’assenso. Abbiamo forti preoccupazioni”.

Ed è arrivata la reazione piccata di Basile: “Ricordo che proprio il tema dei disavanzi – di natura tecnica e non legato alla gestione – è stato affrontato nelle sedute di Consiglio comunale alle quali ha partecipato anche il Partito democratico, che troppo spesso si limita alla presenza senza poi assumersi la responsabilità di votare gli atti contabili necessari per l’ente che rappresenta. Nel 2018 abbiamo trovato una città in condizioni drammatiche, con un Piano di riequilibrio ancora da costruire e un sistema finanziario profondamente compromesso. Da allora è stato avviato un percorso serio e documentato che ha riportato ordine nei conti, consentito investimenti e garantito servizi che prima erano inesistenti o al collasso. Infine, voglio ricordare alla consigliera Antonella Russo che nel 2018, per andare contro al sindaco De Luca, ha invocato la necessità della immediata dichiarazione del dissesto finanziario: menomale che Cateno De Luca ha dimostrato di sapere abbastanza di conti pubblici…”.

Il ponte sullo Stretto è destinato ancora a scaldare la campagna elettorale a Messina

Questione di giorni e l’altro fattore “p”, ovvero il tema ponte, è destinato a riaccendersi ancora nella contesa elettorale delle amministrative. Al di là delle varie posizioni, diventa centrale capire come lo Stretto di Messina possa diventare sempre più protagonista in termini culturali ed economici. E qui le posizioni sono differenti.

In particolare, l’ex sindaco Basile, e ora ricandidato per Sud chiama Nord, viene accusato dal fronte no ponte di essere stato “ondivago” e non gli si perdona il “ni”. E intanto il leader Cateno De Luca ha proposto una legge speciale per tutelare gli espropriandi. A sua volta, il candidato del centrodestra Scurria ha evidenziato: “Il ponte non avrà effetti positivi solo quando sarà costruito. Avrà effetti positivi il primo giorno in cui verrà messa la prima pietra. Messina diventerà, dal punto di vista dell’immaginario collettivo, il centro dell’Europa, del mondo”.

Il no al ponte di Russo e Sciacca

Su posizioni opposte Antonella Russo: “Come candidata sindaca e come coalizione progressista, siamo fieramente contro il ponte sullo Stretto. Noi ci siamo per difendere la città da un progetto sbagliato e inutile. Ci siamo per un percorso alternativo di sviluppo sostenibile per l’area dello Stretto, che ne valorizzi il ruolo logistico, infrastrutturale e la bellezza straordinaria. Vogliamo concepire un’area metropolitana dello Stretto che includa le città di Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria insieme”.

Da qui la proposta, sostenuta dal senatore Antonio Nicita, di una legge speciale dal titolo “Messina città metropolitana porta del Mediterraneo”. Il tutto con una dotazione economica di 700 milioni di euro per infrastrutture e investimenti, per favorire l’occupazione e migliorare i collegamenti aeroportuali e portuali. 

Posizioni no pontiste pure da parte del candidato sindaco di Rinascita Messina Gaetano Sciacca: “Mentre l’ex sindaco Basile ha avuto una posizione ambigua, per non scontentare chi è a favore e chi è contro la grande opera, io ritengo che bisogna prendere posizione. Tu devi essere capace di dire sì o no e non dire nì. Se alimenti posizioni ambigue significa che vuoi attingere sia dai pontisti, sia dai no pontisti. Invece la gente ha bisogno di chiarezza, di verità, soprattutto da parte di candidati sindaci. Avere certezza di quello che vogliono e pensano di fare. Io ho firmato il patto no ponte perché la mia storia personale ha messo al centro l’ambiente e la messa in sicurezza del territorio. Come ingegnere capo del Genio civile, e in tutti i ruoli che ho svolto, ho sempre privilegiato l’ambiente, il territorio, la salvaguardia del territorio a Messina. E il ponte si inserisce in questo contesto. Prima di poter anche solo pensare al ponte, la priorità è la messa in sicurezza. Diamo normalità a questo territorio che soffre di patologie gravi”.

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Un commento

  1. Da quell’ingiustificabile “ho sopportato abbastanza”, di chiara marca lucabasi, a qualcosa di epocale, sensazionale, un new deal in salsa peloritana che, come annunciato, avrebbe fatto impallidire Roosevelt. Per l’occasione, si è persino scomodato il gotha dell’intellighenzia cittadina: ben quattro “grandi saggi”, riuniti in conclave per decrittare i bisogni della città e tracciare la rotta del futuro. E dopo tanta mistica riflessione, cosa ha partorito la proverbiale montagna? Il solito, sbiadito topolino. Un topolino in bicicletta, per giunta. Quando c’era “lui” a Palazzo Zanca, affiancato dal fido scudiero vicesindaco , la prassi era un’altra: tutto rigorosamente calato dall’alto. Il verbo si faceva asfalto e la città doveva solo ringraziare e adeguarsi.

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