La Messina da ritrovare: la chiesa di Sant'Antonio Abate

La Messina da ritrovare: la chiesa di Sant’Antonio Abate

Autore Esterno

La Messina da ritrovare: la chiesa di Sant’Antonio Abate

domenica 19 Aprile 2026 - 11:26

Con testi di Federico Ferrara e disegni di Magda De Benedetto, continua la rubrica sulla città dimenticata e da riscoprire

Testi di Federico Ferrara e disegni di Magda De Benedetto

MESSINA – Oggi tocca alla chiesa di Sant’Antonio Abate. Nuovo appuntamento con “Messina abbandonata”: 13 tesori nascosti illuminati da artisti e scrittori. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto.  

Viaggio nella Messina da riscoprire

Quel che resta
di Federico Ferrara

‘Ma tu guarda se dovevo condurre una ricerca qui, unni u signuri si scuddò i scappi’.
Fu il primo pensiero di Tommaso mentre percorreva la Panoramica per arrivare a Massa San
Giorgio, uno degli storici Casali di Tramontana della città di Messina.
«Tommà guarda i nomi di sti villaggi collinari: Castanea delle furie, Gesso, Salice e le quattro
masse, tra cui quella in cui stiamo andando. Secondo te lo troveremo qualcuno disposto a
raccontare qualcosa? Perché, insomma, è già tanto se c’è qualcuno che ci abita ancora»
Luca, il collega di Tommaso, era molto diffidente verso i luoghi abbandonati di Messina, un
sintomo di deformazione professionale.
«Compare a malapena sopporto il caldo, figurati se devo sentire le tue minchiate. Ci sarà
qualcuno disposto a parlare di Massa San Giorgio, sennò cosa scriviamo nel saggio? Ti devo
ricordare l’argomento di questa ricerca?»
«No no, per carità. Spero solo che ci riusciamo»
Si conobbero all’università, a Bologna. Erano entrambi messinesi, ma Tommaso a differenza
di Luca teneva di più alla memoria della città, tant’è che la sua tesi di ricerca si basava sul
modo in cui il trauma del terremoto del 1908 è stato elaborato nel corso del tempo, per mezzo
di forme narrative che hanno ridefinito il senso identitario l’immaginario culturale.
Per ironia della sorte, vinse un assegno di ricerca all’università di Messina che aveva come
oggetto una ricerca etnografica sul senso dell’abitare nei villaggi collinari.
Con l’occasione, Tommaso pensò di riprendere i rapporti con i suoi amici e con la città in cui
visse durante il periodo della triennale, della quale ne subì il fascino e al tempo stesso il
disincanto.
«Eccoci qui, finalmente. Dopo sta salita direi che mi merito una sigaretta»
«Tommà sto vizio orrendo non te lo vuoi proprio togliere»
«Cu si fa i cazzi soi, campa cent’anni»
Si sedettero sulle scale di una chiesa apparentemente abbandonata.
«Luca questa è la chiesa di Sant’Antonio Abate, rimasta intatta nonostante il terremoto. Non
è meraviglioso?»
«Sì certo, magari chiedilo a un fantasma»
«Smettila di fare lo sbruffone. Devi sapere che fu più volte ristrutturata nel corso dei secoli,
ma conserva ancora oggi elementi quattrocenteschi nella facciata. Infatti, la prima
ricostruzione risale al 1570, mentre l’interno fu rifatto in legno negli anni 30 del Novecento
con elementi tipici dell’edilizia post-sisma. Nonostante tutto ha conservato la sua sacralità in
un umile villaggio, e noi profani non le riconosciamo il giusto valore»
Un signore anziano che passava di lì ascoltò le parole di Tommaso, e cominciò a guardarlo
sorridente, con un leggero senso di stupore.
«Per noi baddechi la fede è importante, ci ha sempre aiutato a resistere. Anche per tutti i
messinesi è così, ma la memoria è corta, purtroppo»
L’anziano si allontanò in silenzio. Tommaso restò a fissare la chiesa, poi guardò Luca e disse
«Se la memoria è corta bisogna agire e cambiare questa retorica»
Luca fece un mezzo sorriso, e intorno il villaggio non sembrava più abbandonato.

Dove rimane la memoria, illustrazione di Magda De Benedetto: sulle scale della chiesa di Sant’Antonio Abate, Tommaso e Luca sostano nel silenzio di un pomeriggio estivo, mentre il fumo della sigaretta si dissolve nell’aria. Alle loro spalle, un anziano osserva in silenzio, custode di una memoria che resiste. Tra parola e ascolto, il momento si sospende, dove passato e presente si sfiorano.

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED