El Niño emerge dal Pacifico: la Sicilia si prepari a una grave riduzione delle piogge dal 2027

El Niño emerge dal Pacifico: la Sicilia si prepari a una grave riduzione delle piogge dal 2027

Daniele Ingemi

El Niño emerge dal Pacifico: la Sicilia si prepari a una grave riduzione delle piogge dal 2027

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domenica 17 Maggio 2026 - 09:00

Ecco quali rischi corriamo. L'isola è tra le regioni più vulnerabili d’Europa ai cambiamenti climatici

El Niño rappresenta la fase calda del ciclo El Niño-Southern Oscillation (ENSO). Si tratta di un riscaldamento anomalo delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale (nella regione Niño 3.4), che supera i +0,5°C rispetto alla media per almeno cinque mesi consecutivi. È un fenomeno naturale, anche se amplificato dal riscaldamento globale antropogenico. Tutto questo avrà un impatto sulla Sicilia. E l’isola dovrà prepararsi a una grave riduzione delle piogge dal 2027.

Ma torniamo indietro. El Niño nasce inizialmente come un fenomeno oceanico. Si sviluppa attraverso un’interazione feedback positivo tra oceano e atmosfera (il cosiddetto Bjerknes feedback). In condizioni normali, i venti alisei spingono le acque calde verso ovest, favorendo l’upwelling di acque fredde lungo le coste del Perù e dell’Ecuador. Quando gli alisei si indeboliscono, le acque calde si spostano verso est, sopprimendo l’upwelling e amplificando il riscaldamento oceanico.

el nino

Solo quando questo segnale oceanico si trasmette all’atmosfera, il fenomeno produce un’influenza a cascata sul clima globale. Questo trasferimento di calore dagli oceani all’atmosfera altera la circolazione di Walker, sposta i pattern di precipitazioni e temperature, e genera anomalie meteorologiche in varie parti del mondo. Gli effetti su scala globale e regionale, come nel Mediterraneo, non sono immediati ma si manifestano con un certo ritardo.

Impatti previsti per la Sicilia

Le proiezioni indicano che il fenomeno potrebbe prendere vigore sull’oceano Pacifico già dall’autunno 2026. Tuttavia, da noi gli effetti si faranno sentire non prima della primavera-estate 2027. In questa fase, El Niño tende a rafforzare gli anticicloni subtropicali e a gonfiare la cella di Hadley verso l’Europa, favorendo ondate di calore più persistenti e una riduzione delle piogge, fino al 50% in meno in Sicilia e Sardegna. Maggiori rischi di incendi e stress idrico per gli invasi.

Sovrapposto al cambiamento climatico di fondo, El Niño potrebbe far salire ulteriormente le temperature medie globali di 0,1-0,2°C, amplificando gli estremi già in atto.

Cosa rischia concretamente la Sicilia?

La Sicilia è tra le regioni più vulnerabili d’Europa ai cambiamenti climatici. Una siccità prolungata aggraverebbe i problemi cronici di gestione idrica, con dispersioni elevate nelle reti e invasi sotto stress. Settori come l’agricoltura (soprattutto cereali, ortaggi e oliveti), l’allevamento e il turismo estivo potrebbero subire danni pesanti. Non sono da sottovalutare gli impatti sulla salute pubblica, con ondate di calore che mettono a rischio soprattutto anziani e soggetti fragili.

Le istituzioni locali e nazionali sono chiamate a non sottovalutare l’allarme. Servono misure concrete e immediate di adattamento, come il miglioramento delle reti idriche (da terzo mondo) per ridurre le perdite e piani di emergenza per la gestione della risorsa idrica.

El Niño è un fenomeno ciclico ma la sua interazione con il cambiamento climatico rende gli eventi sempre più estremi. La preparazione tempestiva è l’unica strada per limitare i danni. La Sicilia ha tempo per organizzarsi: il 2026 deve essere l’anno della prevenzione, prima che gli effetti a cascata arrivino nel 2027, cogliendoci impreparati.

Un commento

  1. Ma io dico tutto questo allarmismo al 17 maggio 2026 a che scopo viene comunicato è solo per riempire la testata di un articolo non bastano le guerre i disastri che ancora oggi non sono risolti.
    Scusate ogni tanto mi piace pensare positivo.

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