Caldo umido senza ondate di calore estreme: il ruolo del Mediterraneo sempre più caldo

Caldo umido senza ondate di calore estreme: il ruolo del Mediterraneo sempre più caldo

Daniele Ingemi

Caldo umido senza ondate di calore estreme: il ruolo del Mediterraneo sempre più caldo

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mercoledì 24 Giugno 2026 - 12:45

Basta l’afa e non servono temperature record per rendere difficile anche riposare di notte. Ecco gli aspetti più importanti del fenomeno

Nelle ultime estati, sempre più spesso, non servono temperature record di +40°C o più per provare un disagio fisico intenso. Basta l’afa, quel caldo umido opprimente che rende difficile anche riposare di notte. Questo fenomeno non è solo una percezione, ma è il risultato di un’interazione sempre più marcata tra un mare surriscaldato e l’atmosfera sovrastante. Studi recenti dimostrano come le temperature elevate della superficie marina non solo aumentino l’umidità, ma contribuiscano a rendere più persistenti gli anticicloni, prolungando le condizioni di stallo atmosferico.

L’afa non è solo questione di temperatura dell’aria

Il disagio da caldo umido si misura con indici bioclimatici come l’indice di calore o l’umidità relativa combinata con la temperatura. Quando l’aria è satura di vapore acqueo, il sudore evapora meno efficacemente e il corpo fatica a raffreddarsi. Nel bacino mediterraneo, un mare caldo funge da enorme “umidificatore naturale”.

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Un mare con temperature superficiali superiori alla media (spesso +2-4°C o più in anomalia) evapora di più, rilasciando grandi quantità di vapore acqueo nell’atmosfera bassa. Questo vapore non solo aumenta l’umidità relativa vicino alle coste, ma alimenta anche fenomeni convettivi. Il risultato è un caldo “appiccicoso” anche con temperature massime di +30°C, percepite come molto più elevate.

Dati Copernicus e studi ENEA confermano che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato per il Mediterraneo, con temperature medie annuali record (intorno ai +21,16°C) e anomalie diffuse. Nel Mediterraneo occidentale si sono registrate punte locali di +4-5°C rispetto al clima 1991-2020.

Il meccanismo di amplificazione: mare caldo e anticicloni stazionari

Uno degli aspetti più interessanti emersi da ricerche recenti è il feedback positivo tra mare caldo e persistenza degli anticicloni subtropicali (spesso detti “promontori africani”).

schema onda di calore

Quando una cresta di alta pressione si blocca sul Mediterraneo, i venti si indeboliscono drasticamente. Senza vento, il mare riduce lo scambio di calore con l’atmosfera (fino al 70% in meno in alcuni casi). Le acque superficiali si scaldano rapidamente, anche di diversi gradi in pochi giorni. Uno studio del CMCC pubblicato su Nature Geoscience (2025) ha quantificato questo effetto. E’ emerso come il 63% delle ondate di calore marine nel Mediterraneo occidentale è legato a creste subtropicali persistenti (almeno più di 5 giorni) associate a venti deboli. La probabilità di un’ondata di calore marina aumenta di 4-5 volte in queste condizioni.

A sua volta, un mare più caldo rinforza e stabilizza l’anticiclone. Il riscaldamento della superficie marina altera i gradienti termici e contribuisce a mantenere la configurazione di blocco atmosferico. Questo crea un circolo vizioso, con l’anticiclone fa scaldare il mare, il mare caldo aiuta l’anticiclone a rimanere fermo più a lungo, prolungando il caldo umido a terra.

Studi su eventi passati, come quelli del 2022-2023, mostrano come anomalie delle temperature superficiali del mare persistenti siano state favorite da condizioni anticicloniche prolungate, con un accumulo di calore che si è mantenuto per mesi, influenzando anche gli strati più profondi grazie a una mixed layer (strato miscelato) più sottile.

Il Mediterraneo è uno dei mari che si sta scaldando maggiormente

Il Mar Mediterraneo si sta scaldando più velocemente della media globale (circa 20% in più in alcune stime). Dal 1980 le temperature superficiali sono aumentate significativamente, con accelerazione dal 2022.

Ne viene fuori come le ondate di calore marino diventano più frequenti, intense e durature. Il maggior contenuto di umidità favorisce non solo l’afa, ma anche temporali più intensi quando arrivano perturbazioni (il mare caldo è “carburante” per eventi estremi). Queste dinamiche sono coerenti con le proiezioni del cambiamento climatico. In pratica un mare più caldo rende il clima mediterraneo più “tropicale” nelle sue manifestazioni estive, con maggiore variabilità e persistenza di pattern bloccati. E le città di mare, come Messina, sono quelle più esposte.

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