Carcere di Gazzi. "Feriti sei agenti e rivolta sventata"

Carcere di Gazzi. “Feriti sei agenti e rivolta sventata”

Redazione

Carcere di Gazzi. “Feriti sei agenti e rivolta sventata”

mercoledì 08 Luglio 2026 - 09:00

Ancora violenze nella Casa circondariale a Messina. L'allarme lanciato dal Sinappe. Musolino: "Sulle aggressioni agli agenti intervenga il governo"

MESSINA – A distanza di soli tre giorni dall’ultima aggressione ai danni di un agente di Polizia Penitenziaria, nella prima mattinata del 6 luglio 2026, altro episodio simile nella Casa circondariale di Messina.

Quattro detenuti, già sottoposti al regime di sorveglianza particolare di cui all’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario, hanno messo in atto un’azione di rivolta all’interno dell’istituto messinese.

Secondo quanto ricostruito, i detenuti, approfittando del rientro dal passeggio e della fruizione di una telefonata, hanno assediato l’ispettore di turno all’ufficio della Sorveglianza Generale del carcere. Sono stati momenti di forte tensione e paura, caratterizzati dall’utilizzo di estintori, con conseguente dispersione dei fumi, e da aggressioni fisiche ai danni dell’ispettore.

Tra il personale fisicamente aggredito, con calci da parte dei detenuti, anche il comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria di Messina, il quale, giunto immediatamente sul posto per fronteggiare l’emergenza e coordinare gli interventi necessari al ripristino dell’ordine e della sicurezza.

Solo grazie all’intervento degli ulteriori agenti accorsi sul posto è stato possibile, con non poche difficoltà, contenere la situazione, ripristinare l’ordine e ricondurre i detenuti all’interno delle rispettive camere detentive.

Alla fine della grave vicenda, sono sei gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria rimasti feriti, costretti a ricorrere alle cure dei sanitari.

“Quanto accaduto — dichiara Giovanni Spanò, vice segretario regionale del Sinappe — rappresenta l’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale di Polizia Penitenziaria, costretto quotidianamente a operare in condizioni sempre più difficili, rischiose e non più tollerabili. La circostanza che a essere fisicamente aggredito sia stato anche il comandante di Reparto rende l’episodio ulteriormente più grave e impone una riflessione immediata sulla tenuta complessiva della sicurezza all’interno dell’istituto”.

“È altrettanto grave — prosegue il vice segretario regionale — l’atteggiamento di sostanziale inerzia ancora oggi mostrato dall’Amministrazione Penitenziaria regionale. Nonostante i più volte denunciati deficit strutturali dell’istituto che non consentono una corretta gestione dei detenuti facinorosi, e le reiterate richieste di allontanamento dei soggetti più problematici, nulla di concreto sembra essere stato fatto per prevenire situazioni ormai divenute ingestibili”.

Il Sinappe chiede pertanto un intervento immediato e deciso da parte dell’Amministrazione Penitenziaria, affinché vengano adottati provvedimenti urgenti a tutela del personale e venga valutato senza ulteriore ritardo il trasferimento dei detenuti responsabili.

“Non è più accettabile — conclude Spanò — che gli agenti di Polizia Penitenziaria vengano lasciati soli ad affrontare situazioni di estrema pericolosità. Servono risposte concrete, tempestive e non più rinviabili. La sicurezza del personale deve tornare a essere una priorità assoluta”.

Musolino: “Sulle aggressioni in carcere il governo intervenga con contromisure urgenti”

Sull’episodio è intervenuta la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino.“Esprimo la mia più totale e incondizionata solidarietà agli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Messina vittime dell’ennesima aggressione subita in pochi giorni e a tutto il personale in servizio nella struttura messinese. È intollerabile che donne e uomini in divisa, servitori dello Stato, siano trasformati in bersagli quotidiani. Questa inaccettabile spirale di violenza ci impone di allargare lo sguardo e la nostra profonda solidarietà a tutti gli agenti della Polizia Penitenziaria impegnati in tutte le carceri d’Italia che operano quotidianamente in trincea, spesso in condizioni di grave carenza di organico e con tutele insufficienti, garantendo la sicurezza a rischio della propria stessa vita. Il governo non può più limitarsi alle parole di rito: servono contromisure urgenti, dotazioni adeguate e un ripristino immediato delle condizioni di sicurezza e legalità all’interno di tutti gli istituti di pena”.

La rimozione del problema carcerario nella società italiana

In generale, la sensazione è che si continui a ignorare, a livello politico, gli enormi problemi strutturali dell’istituzione carcere. Solo per comodità, o pigrizia, parliamo di emergenza. Qui servono interventi strutturali ma tranne i garanti dei detenuti e pochi politici, dai radicali a Ilaria Cucchi e Ilaria Salis, toccate dalle vicende carcerarie in maniera drammatica, il carcere è uno dei grandi rimossi della società italiana.

Ci si occupa del problema solo quando si accendono i riflettori sulle violenze in carcere a Messina e ovunque in Italia.

Detenuti e agenti prigionieri di una politica cieca

Lo ribadiamo. Detenuti e agenti, nelle carceri italiane, sono “prigionieri” di una politica senza coraggio. Occorre una profonda riforma perché, al di là del caso del singolo Istituto, spesso il carcere contraddice i principi della Costituzione, non puntando al recupero di chi è ristretto e non favorendo il renserimento del detenuto nella società.

Un commento

  1. Quando succede il contrario chi interviene in difesa?

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