Se il carcere è vendetta. Ecco perché le rivolte

Se il carcere è vendetta. Ecco perché le rivolte

Alessandra Serio

Se il carcere è vendetta. Ecco perché le rivolte

martedì 14 Luglio 2026 - 07:30

La Garante dei detenuti di Messina Lucia Risicato spiega cosa c'è dietro i disordini nei penitenziari siciliani

Nelle ultime settimane si sono verificate diverse rivolte di detenuti nelle carceri siciliane, che si sommano ai sempre più frequenti disordini segnalati nei penitenziari di tutto il paese. Il più recente episodio è avvenuto a Messina a inizio mese, poco prima un caso analogo si era verificato a Enna. Chiediamo perciò alla professoressa Lucia Risicato, docente UniMe e Garante dei Detenuti del Comune di Messina, di spiegare cosa sta accadendo.

Sovraffollamento e caldo, il caso carceri

“Le rivolte sono la manifestazione estrema di un malessere sistemico che, soprattutto nella stagione estiva, colpisce i detenuti. Il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane è giunto al 139 per cento, con punte del duecento per cento in regioni come la Lombardia. Le strutture sono vetuste e spesso invivibili (emblematico il recente sequestro di alcuni reparti del carcere di Sollicciano da parte della Procura della Repubblica di Firenze). Nella maggior parte degli istituti penitenziari si muore di freddo in inverno e di caldo in estate, mancano educatori, medici e polizia penitenziaria”.

Detenuti in condizioni disumane, non accade solo a Messina

“Si vive quindi in condizioni di costante tensione, che colpiscono più di tutti i soggetti sottoposti a sorveglianza particolare, guardati a vista in ogni istante della giornata e privati per motivi di sicurezza di scuola, attività culturali, ricreative e rieducative. In questa stagione i passeggi si svolgono nelle ore più calde e questo certo non aiuta. Il personale fa quello che può, sventando la maggior parte degli episodi critici. Ma il problema è nazionale: è politico, sociale e giuridico”.

Se la detenzione non è più rieducativa ma diventa vendetta

“L’attuale legislatura ha introdotto, dal 2022 ad oggi, ben 52 nuove fattispecie di reato (tra cui spicca la rivolta in carcere), comminando quasi 500 anni di carcere. Non resta che sperare in una nuova condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (siamo vicinissimi al tasso di sovraffollamento denunciato dalla sentenza “Torreggiani”). La condizione carceraria è la grande negletta della temperie culturale del momento. Piaccia o non piaccia, ci siamo allontanati dai principi di umanità e finalismo rieducativo per approdare a un’idea vendicativa della detenzione carceraria. I garanti dei detenuti denunciano questa situazione da anni, nel tentativo spesso inidoneo di avviare un dialogo con istituzioni e società civile”

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