La tragedia di Pistunina è l'ennesima ferita impressa nella carne dei cittadini. Ora dovremo essere all'altezza di questo dolore e fare un salto di qualità sul piano collettivo
di Marco Olivieri
MESSINA – “Siamo sfiniti ma continuiamo a lavorare”, dice un vigile del fuoco. Sono le 17.30 dell’11 agosto e siamo di fronte alla palazzina crollata il 30 luglio a Pistunina. Non c’è più il clima dei primi giorni. Non ci sono più le preoccupazioni e le iniziali speranze dei familiari dei dispersi, trasformatesi in un dolore che non può avere consolazioni. Non ci sono più le troupe delle tv nazionali e in generale i giornalisti impegnati, a parte chi si nutre di sensazionalismi, a raccontare e capire. Rimane l’impegno senza tregua dei vigili del fuoco e di tutta la macchina dei soccorsi, seppure in forma ridotta rispetto ai primi giorni.

Sono le 17.30 dell’11 agosto e sembra passata una vita. Undici giorni, oggi 13 agosto tredici giorni, di scavi tra le macerie. Sono stati recuperati i corpi di Alessandra Frazzica, Carmelo, Rosa e Sara Leone. Rimangono due dispersi: Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya.

Alcune risposte potrebbero arrivare dagli esami di laboratorio condotti dai medici legali Elvira Ventura Spagnolo e Gennaro Baldino, con il supporto dei carabinieri del Ris. Gli esperti stanno eseguendo le comparazioni del profilo genetico estratto dai reperti organici trovati sul posto. E si procede a un incrocio di dati sia con il patrimonio genetico dei parenti, sia con quello dei quattro corpi già identificati nei giorni scorsi.
Che cosa resterà di questa ferita profonda per la città di Messina?
Ma tredici giorni dopo il crollo cosa rimane di questa ferita? La zona intorno a via Giorgio La Pira viene liberata dalle macerie. Hanno riaperto le attività commerciali e nell’area del parcheggio rosso dello stadio “Franco Scoglio” si sposterà il fulcro delle attività. L’area è sotto sequestro proprio per permettere lo stoccaggio dei materiali. Ed è ora dominata da un’impressionante fila di detriti e frammenti. Ma, anche quando l’ultimo pezzo dello stabile crollato sarà rimosso, che cosa resterà di questa ferita profonda impressa nella carne dei cittadini di Messina?

Domina la figura di un edificio che appare bombardato o terremotato
Si staglia, per ora, la figura di un edificio che sembra bombardato o compromesso da un terremoto. Ma basterà quest’immagine per ricordare e concentrarsi sulle priorità del nostro territorio? Sapremo elaborare il lutto come comunità? Le parole del sindaco Federico Basile e quelle dello zio di Alessandra Frazzica, Antonino, in conclusione del funerale della ventunenne, sono state all’altezza della sofferenza procurata da questa tragedia. Tuttavia, sarà il tempo a dire se Messina avrà saputo avere uno scatto di maturità civile in tutte le sue componenti. Ancora il trauma è troppo vicino.

Quando avviene un disastro, dal Covid e i terremoti a ogni altra strage e incidente, si coltiva l’illusione che, come esseri umani, trarremo forza dal dolore e ripartiremo su basi nuove. Spesso ciò non avviene. Per elaborare il lutto serve la volontà, anche come comunità, di fare i conti con le responsabilità individuali e collettive. Serve una reale volontà d’imprimere una svolta. Bisogna capire davvero, capire e analizzare ciò che accade, per non ricadere negli errori del passato.
Durante la celebrazione del funerale della giovane Alessandra, l’arcivescovo Giovanni Accolla ha parlato di una “Messina ferita più volte negli ultimi anni”. E vengono in mente il femminicidio di Sara Campanella e quello di Daniela Zinnanti o le recenti morti in strada: dal quindicenne Riccardo Coglitore alla sedicenne Giulia Scimone e a Vincenzo La Foresta. Possiamo sbilanciarci e pensare che questi lutti porteranno a nuove assunzioni di responsabilità in termini di comunità? Lo dobbiamo sperare, partendo da un maggiore impegno individuale, come cittadinanza, e politico da parte di chi amministra e di chi rappresenta maggioranza e opposizione.
La ricostruzione a Messina e la rigenerazione necessaria
Nel caso del crollo a Pistunina, dovremo atttendere l’esito delle indagini. Ma i temi della sicurezza e della prevenzione sono inevitabilmente intrecciati con una tragedia generata dal cedimento di un palazzo.
In ogni caso, la ricostruzione non potrà essere solo “materiale” ma anche psicologica, spirituale, emotiva. E investe una città così appesantita dai suoi problemi strutturali. E che ha bisogno di credere in una possibile rigenerazione anche come comunità. Messina saprà essere all’altezza delle sue ferite e fragilità? Da questo dipenderà la qualità di una rigenerazione necessaria a tutti i livelli.

