Furto al MuMe. Cosa hanno ripreso le telecamere e chi sono i ricercati

Furto al MuMe. Cosa hanno ripreso le telecamere e chi sono i ricercati

Alessandra Serio

Furto al MuMe. Cosa hanno ripreso le telecamere e chi sono i ricercati

lunedì 17 Agosto 2026 - 18:12

L'azione ripresa dalla videosorveglianza, ipotesi basista al vaglio. Tutti i dettagli

Messina – Sono fondamentali le prime ore per portare una vera svolta alle indagini sul clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina sottratte al museo regionale Maria Accascina della città dello Stretto. Ma la sensazione è che, malgrado l’ottimismo, si tratterà di un lavoro piuttosto lungo.

Furto al MuMe, cosa dicono le immagini

Il punto di partenza sono le immagini delle telecamere di sorveglianza che, dalle prime indiscrezioni filtrate, avrebbero ripreso in parte l’azione. Due le persone immortalate dal sistema interno, che hanno agito vestite di scuro e col volto coperto da caschi integrali da motociclista. Anche se inquadrati, i ladri hanno agito in fretta, due o tre minuti al massimo, rompendo con una mazza la teca blindata che custodiva la tavoletta bifronte attribuita ad Antonello da giovane, fragilissime e facilmente deteriorabili, poi asportando le tavole del Polittico. Fuori, i complici hanno approfittato della recinzione manomessa e tra le due sbarre allargate hanno passato le tavole ad altri due complici, anche loro travisati.

Ladri in fuga, quanti erano?

Un furto spregiudicato, quindi: i ladri hanno atteso la sera e non la notte, tanto che le opere lasciate sul marciapiede sono state notate da alcuni passanti permettendo il recupero prima che qualcuno tornasse a prendere le due tavole del Polittico. Hanno agito a volto coperto ma incuranti degli allarmi e delle telecamere. Tanto che almeno un allarme ha suonato, ha ammesso la stessa direttrice spiegando che tutti i sistemi erano attivi e funzionanti . Almeno un dispositivo anti intrusione, quindi, ha suonato, ma i custodi hanno forse pensato ad un falso allarme. Hanno agito almeno in quattro, ma non è escluso che ci fossero altri complici, nei paraggi o in staffetta, ancora non individuati dalle immagini sin qui esaminate.

Azione ripresa dalle telecamere: teca sfondata

Tutti punti che dovranno essere ora chiariti dalle indagini della Squadra Mobile e della Procura, concentrata in prima battuta nel passare al setaccio tutte le immagini della video sorveglianza presenti, sia all’interno che all’esterno del museo che ovviamente nell’area intorno. Ieri sono state effettuate le prime acquisizioni e il vaglio è già iniziato. Gli attrezzi adoperati dalla banda non sono stati ancora individuati, mentre le riprese vanno al confronto con i profili di possibili sospettati. Man mano che si procede la Polizia acquisirà quante più immagini possibili per verificare il tragitto della fuga. Il quartetto potrebbe essersi allontanato in auto o su un furgone, più utile a trasportare il Polittico ma sicuramente più “vistoso”.

Le falle della video sorveglianza, ascoltati i custodi

Gli investigatori hanno già ascoltato, come persone informate sui fatti, anche i quattro custodi in servizio dopo le 19.30 e la direttrice Marisa Mercurio. Le loro versioni saranno vagliate e confrontate. Non è escluso che qualcuno di loro sia ascoltato nuovamente, con le garanzie di legge, né che vengano sentiti anche gli altri colleghi impegnati sugli altri turni di custodia. Al vaglio anche l’ipotesi che i ladri abbiano avuto un basista, che ha indicato come agire in fretta, come eludere il sistema di sorveglianza attivo e quale via scegliere: per entrare nel museo è stata infatti forzata la porta più vicina all’obiettivo dei malviventi.

Si lavora sulle tavole recuperate

Fondamentale anche il lavoro della Scientifica sulle due tavole recuperare, che i ladri hanno dovuto abbandonare per favorire la fuga. Gli agenti sono alla ricerca di possibili tracce, da esaminare poi in laboratorio, anche all’interno del museo. Se la Squadra Mobile di Messina indaga sul furto in sé, i Carabinieri accendono i riflettori sul mercato nero dell’arte. Se si tratta di un furto su commissione, il rischio che le opere rubate siano già lontane è concreto.

Furto su commissione o opere impossibili da piazzare?

Ma non è escluso che ad agire siano stati ricettatori locali, forse allettati dal valore stratosferico – poco meno di 15 milioni di euro – al quale il ministero della Cultura ha acquistato l‘Ecce Homo di Antonello. Un’opera preziosissima sulla quale si sono accese feroci polemiche tra chi sosteneva che l’opera doveva essere esposta a Messina e chi invece considera inadeguati gli spazi locali. Al momento le indagini non escludono alcuna pista, anche quella del “cambio in corsa” dei piani dei ladri, che potrebbero aver inizialmente puntato la sola tavoletta bifronte, più piccola e più semplice da nascondere a trasportare. Anche se proprio quella è, secondo il critico d’arte Sgarbi, impossibile da vendere: troppo conosciuta e appunto troppo facilmente deteriorabile. Anche il Polittico in legno sembra difficilmente “piazzabile”. Insomma un furto clamoroso e con tanti, moltissimi punti poco chiari.

Un commento

  1. Nei film l’allarme è direttamente collegato alla centrale di polizia.

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