"Frank", un'interpretazione singolare di Michael Fassbender

“Frank”, un’interpretazione singolare di Michael Fassbender

Lavinia Consolato

“Frank”, un’interpretazione singolare di Michael Fassbender

giovedì 13 Novembre 2014 - 23:44

Un film musicale, drammatico ma con momenti comici, del pluripremiato, all'Irish film & Television Awards, regista irlandese Leonard "Lenny" Abrahamson.

In Inghilterra, Jon (Domhnall Gleeson), un ragazzo appassionato di musica che aspira a fare il cantautore ma senza vero talento, per un colpo di fortuna si trova a dover sostituire il tastierista nella band dei Soronprfbs (nome assolutamente impronunciabile), i cui membri sono a dir poco anormali: è un gruppo alternativo, ognuno è un po’ matto ed esaurito. Specialmente il cantante, Frank (Michael Fassbender), che indossa una grande testa dipinta di cartone per nascondere quella vera.
Il motivo ovviamente si saprà solo alla fine, ma è subito chiaro che c’è qualcosa di
preoccupante in tutto ciò, soprattutto quando Don, uno del gruppo, racconta di aver incontrato Frank in ospedale psichiatrico. Don poi si suiciderà, inspiegabilmente, così
come in principio il tastierista sostituito da Jon aveva tentato di fare.
La band va in esilio in un posto isolato in Irlanda, dove per un anno cerca di comporre un album; c’è da dire che la loro musica è normale quanto loro. Frank cerca ispirazione in ogni cosa e Jon – che non gode, a ragione, della fiducia del resto del gruppo, specialmente di Clara (Maggie Gyllenhaal) – comincia ad intravedere un modo per farsi pubblicità attraverso Twitter.
Jon “corrompe” il gruppo cercando di commercializzare il sound eccessivamente alternativo, e spingendo sulla debolezza mentale di Frank cerca la propria immeritata fama, che non arriverà. Quello che per Jon è incomprensibile è perché il gruppo si opponga alla ricerca della celebrità; la risposta è che la musica è lo sfogo dell’anima, non si può cambiare per venderlo. Potremmo definire Frank come l’artista pazzo ed incompreso, o meglio, compreso solo da chi è pazzo come lui.

Non ci sono pecche nell’interpretazione di Fassbender (il cui volto si vede solo nel finale), che rende oro qualsiasi ruolo, in qualsiasi genere di film: in questo caso, non un film eccezionale, credo sia un peccato che non si sia dato ancora più spazio alla parte musicale. Idem per la Gyllenhaal e per il protagonista Domhnall Gleeson, già visto in “Anna Karenina” (2012) di Joe Wright, nel ruolo di Kostantin Levin.

Lavinia Consolato

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