Concerto memorabile del grande pianista russo Nikolai Lugansky al Palacultura

Concerto memorabile del grande pianista russo Nikolai Lugansky al Palacultura

Giovanni Francio

Concerto memorabile del grande pianista russo Nikolai Lugansky al Palacultura

martedì 25 Novembre 2025 - 06:26

Uno dei migliori al mondo che, anche a Messina, ospite dell’Accademia Filarmonica, ha dimostrato la propria straordinaria grandezza artistica

MESSINA – Strepitoso concerto quello a cui ha assistito il pubblico del Palacultura sabato scorso. Protagonista il russo Nikolai Lugansky, senza dubbio uno dei migliori pianisti al mondo in attività, che anche a Messina, ospite dell’Accademia Filarmonica, ha dimostrato la propria straordinaria grandezza artistica. Il concerto, intitolato “𝑳𝒂 𝑻𝒆𝒎𝒑𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒆 𝒍’𝑬𝒔𝒕𝒂𝒔𝒊”, è iniziato con l’esecuzione della Sonata op. 31 n. 2 “La Tempesta”, di Ludwig Van Beethoven. Si tratta della seconda di un gruppo di tre sonate racchiuse nell’Op. 31, e sicuramente la migliore e più celebre.

Rispondendo ad una domanda su quale chiave di interpretazione dare alla Sonata, Beethoven rispose che bisognava ispirarsi alla “Tempesta” di Shakespeare, da qui la denominazione con la quale è conosciuta. È sicuramente una delle più riuscite creazioni pianistiche di Beethoven, celebrata come un autentico capolavoro dalla critica unanime, ove è stato sottolineato soprattutto l’alternarsi continuo di statico e dinamico, in particolare nel primo movimento, che inizia con un breve “Largo”, un arpeggio, al quale segue un Allegro concitato e drammatico, ma il Largo farà ancora la sua toccante apparizione nel corso del movimento, uno dei più innovativi nella forma di tutta la produzione beethoveniana.

Il secondo movimento, “Adagio” al contrario è una pagina serena e distesa, di grande raffinatezza, più animata nella parte centrale. Il terzo movimento infine, il celebre “Allegretto”, è una sorta di moto perpetuo, ove la melodia si sviluppa attraverso un alternarsi di tonalità maggiore e minore di grande fascino e effetto.

Perfetta l’esecuzione di Lugansky, addirittura straordinario, a mio avviso, nella resa del terzo movimento, di forte personalità, evitando ogni monotonia che un moto perpetuo può rischiare di generare, attraverso una varietà di tocco, di sfumature, di rarissimo ascolto.

Dopo Beethoven, il pianista ha eseguito il “Carnevale di Vienna” op. 26 di Robert Schumann. Si tratta dell’ultimo capolavoro della prima parabola artistica del compositore tedesco, quella dedicata al pianoforte, che ha visto nascere capolavori come gli Studi Sinfonici, i Pezzi Fantastici, i Kinderzenen, Kreisleriana, Carnaval etc. Lo spirito è ancora quello del Carnaval, delle maschere allegre tristi appassionate, tutti gli stati d’animi insomma, ma la forma è assai diversa, non una serie di piccoli brani ispirati ognuno ad una maschera, come nell’altro capolavoro, ma una composizione strutturata come una Sonata, in cinque movimenti: il primo “Allegro” assai esteso, racchiude in sé momenti brillanti e spensierati ad altri più malinconici; la successiva “Romanza” è un sommesso ripiegamento su se stesso; segue lo “Scherzino”, dal carattere brillante e spiritoso, quindi è la volta dello splendido “Intermezzo”, un brano molto appassionato, uno dei più memorabili pezzi usciti dalla penna di Schumann, per concludere con il “Finale” brillante e festoso. Lugansky ha saputo rendere mirabilmente tutte queste emozioni, eseguendo impeccabilmente il brano, che presenta tra l’altro notevoli difficoltà tecniche.

La seconda parte del concerto è iniziata con “Estampes” di Claude Debussy.

Si tratta di una raccolta di tre brani che costituiscono uno dei più mirabili esempi di descrittivismo geografico del compositore francese. Non si tratta di impressionismo tout court, in quanto i colori, i suoni, gli odori evocati sono sempre trasfigurati, direi “proustianamente”, dalla nostalgia e dal ricordo.

Il primo brano “Pagode” rievoca i templi giapponesi, con l’utilizzo della arcaica pentafonia, in una affascinante atmosfera statica.

Il secondo, “Soirée dans Grenada”, evoca invece l’atmosfera spagnola, a lui tanto cara e molto in voga fra i musicisti dell’epoca. Curiosamente Debussy non visitò mai né il Giappone né Grenada, ma l’esperienza concreta non era per lui indispensabile; famosa a tal proposito la sua affermazione provocatoria, a proposito del secondo brano “Se lì non si sente precisamente tale musica, beh! Tanto peggio per Grenada”.

Il terzo brano, “Jardins sous la pluie”, fu ispirato da un dipinto di Bonnard “Rue le soir sous la pluie” e descrive il cadere della pioggia mentre dei bambini intonano una filastrocca, fino a quando la pioggia diventa un temporale, espresso con accordi in fortissimo.

La raffinatezza e delicatezza con la quale Lugansky ha interpretato la musica di Debussy, oltre le eccezionali qualità tecniche, esibite in particolare nel difficilissimo “Jardins sous la pluie”, hanno letteralmente stregato il numeroso pubblico presente.

Il pianista russo ha concluso la sua performance con due brani wagneriani: “Entrata degli Dei nel Valhalla” dall’opera L’Oro del Reno, in una trascrizione di Louis Brassin e dello stesso Lugansky, e “Morte di Isotta” dall’opera Tristano e Isotta, nella trascrizione di Franz Liszt.

Il primo brano descrive fedelmente e con molta efficacia al pianoforte il finale dell’Oro del Reno, il Prologo della Tetralogia wagneriana, e si possono ascoltare i noti temi di Donner, del tuono reso in fortissimo nelle note più gravi della tastiera, dell’Arcobaleno, del Valhalla, fino al lamento delle figlie del Reno che non rivedranno più il loro oro e l’entrata degli dei nella fortezza (il Valhalla) costruita per loro ma pagata a carissimo prezzo.

Il secondo bano, molto eseguito nelle sale da concerto, riproduce al pianoforte il finale dell’opera di Wagner, con uno dei temi più belli ed indimenticabili mai composti in musica.

Ovazioni del pubblico per questo straordinario pianista, che non si è risparmiato, concedendo ben quattro bis, tre brani (assai difficili) di Rachmaninov, fra cui lo splendido Preludio in do minore op. 23 n. 8, e il famosissimo Improvviso op. 66, pubblicato col titolo di “Fantasia-Improvviso” di Chopin.

Un concerto indimenticabile.

Un commento

  1. Emanuele Ferrara 25 Novembre 2025 12:11

    Nell’arte musicale e nel balletto classico la cultura russa è insuperabile. Eppure questi miserabili governanti, questi piccolissimi e insignificanti politici che governano l’Italia e l’Europa hanno impedito a molti artisti russi di fama mondiale di poter esprimere il proprio talento nei teatri italiani per via del conflitto russo-ucraino che non c’entra un fico secco con l’espressione dell’arte e della cultura. Stiamo vivendo un periodo dove la Russofobia è di moda. Ma tutto quest’odio verso la Russia e il suo popolo non trova giustificicazioni è soltanto sporca propaganda messa in giro dalla narrazione che noi occidentali siamo il bene assoluto mentre la Russia di Putin è il male. Ma è veramente così? Se analizziamo i fatti è proprio il contrario. Nella sua storia millenaria la Russia non ha mai occupato l’Europa anzi è stata occupata dall’Europa per ben 3 volte: la guerra di Crimea, l’invasione napoleonica, e quella nazista! Inoltre se vogliamo dire la verità sulla guerra Russia- Ucraina- Nato sono stati proprio gli USA che hanno organizzato questa guerra, dopo aver violato tutti i trattati di Minks che non prevedevano l’allagarmento della Nato ad Est come avevano promesso a Gorbaciov. A Kiev nel 2014 c’è stato un colpo di Stato organizzano dai nazisti ucraini che armati dagli Usa e dalla Nato hanno colpito la parte sud dell’Ucraina abitata da popolazioni russofone che sono state massacrate dai nazisti ucraini nel Dombass e nel Lugansk. Hanno incendiato anche la casa dei sindacati di Odessa dove hanno trovato la morte decine di civili. Per ben 8 anni gli ucraini armati dalla Nato e dagli Usa hanno massacrato i russi nel Dombass e noi qui in Occidente non sapevamo nulla di tutto questo. La nostra stampa e le nostre TV tacevano colpevolmente. Poi quelle genti hanno chiesto aiuto alla grande madre Russia e Putin è intervenuto a difesa di quei territori e di quelle persone. E’ invasione questa? Direi proprio di no! La Russia non vuole le terre dell’Ucraina, non ha alcuna intenzione di allargarsi. Non ha bisogno di terre la Russia perchè è il paese più esteso del pianeta. Vuole soltanto che la sua gente viva in pace sotto la sua bandiera come vogliono gli abitanti dell’Ucraina del Sud che non si riconoscono nella politica di Zelensky. Tutto questo non c’entra nulla con l’espressione artistica dei grandi talenti che la Russia mette a disposizione del mondo intero. Hanno avurto il coraggio di fare cantare neppure Anna Netrebco una delle più grandi voci liriche del mondo! Siamo governati da inetti, guerrafondai, e autentiti mascalzoni. L’Europa non esiste più politicamente! La Russia ha combattuto da sola contro la Nato, contro gli Usa e contro tutta l’Europa e ha vinto la guerra. Ma non lo vogliono dire. Ma Trump lo sa benissimo. Ecco perchè propone un piano di pace. Il suo scopo è chiaro: tenersi buoba la Russia per staccarla dal suo nemico principale: la Cina. Studiate e diffidate dagli imbroglioni che vi riempiono la testa di fandonie! Comunque onori agli organiozzatori del Palacultura che hanno invitato un grandissimo pianista russo nonostante tutto.

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