34 anni dopo via D'Amelio serve la ricerca della verità, non la retorica

34 anni dopo via D’Amelio serve la ricerca della verità, non la retorica

Marco Olivieri

34 anni dopo via D’Amelio serve la ricerca della verità, non la retorica

domenica 19 Luglio 2026 - 16:56

Nel '92 l'uccisione di Paolo Borsellino e 5 agenti. Le reazioni oggi, per la commemorazione, di Prc, Pd e M5S. Ma il dovere della memoria è un richiamo per tutti: maggioranze e opposizioni

PALERMO – 1992-2026. “Gli anniversari e le commemorazioni non servono se si limitano al ricordo o all’esibizione della retorica, più o meno aulica e altrettanto vuota. Ma sono l’occasione per sollecitare la ricerca della verità, chiarire fino in fondo le ragioni per cui quei fatti sono avvenuti e, poi, indagare le ripercussioni che ancora oggi hanno sulla società. La strage di via d’Amelio, avvenuta a Palermo 34 anni fa, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta, rientra proprio tra i fatti che hanno cambiato la società e gli equilibri di potere del nostro Paese. Ricordarla oggi significa chiedere con forza la verità sul più grande depistaggio della storia repubblicana e indagare quegli interessi convergenti tra mafia e Stato, tra borghesia mafiosa e vertici degli apparati dello Stato, tra interessi nazionali e internazionali, che condizionano e determinano, anche adesso, la geografia del potere e la società siciliana e italiana”. A sottolinearlo è Nicola Candido, della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione comunista – Sinistra Europea.

“Le stragi del 1992 e 1993 non sono state solo mafiose”

E ancora: “Che le stragi del 1992 e del 1993 non siano state solo stragi mafiose è evidente dalle innumerevoli prove emerse in questi anni. Quello che invece intimorisce e ci indigna è che, a distanza di 34 anni, gran parte delle forze politiche e della struttura statale non voglia ricercare la verità su quei fatti e tenti di far accreditare, in tutti i modi, una versione di comodo. Anche se l’impunità è una costante delle stragi in Italia, le uniche volte in cui si è arrivati a scoprire le ragioni e ciò che è successo è stato solo grazie all’impegno e alla determinazione dei familiari delle vittime e di quella società civile organizzata che ha indagato, cercato, recuperato informazioni e testimonianze, riuscendo a fare riaprire inchieste e a far celebrare processi, senza fermarsi davanti all’ostracismo delle istituzioni. L’esempio più eclatante è l’ultima sentenza sulla strage alla stazione di Bologna”.

L’agenda rossa di Borsellino e il depistaggio Scarantino

Evidenzia Candido: “Perciò, utilizziamo questo anniversario per riannodare convergenze, ritessere relazioni e accumulare forze tra tutti coloro che non si vogliono fermare alle versioni di comodo, ma vogliono capire chi fece sparire l’agenda rossa di Borsellino e quali verità su trattativa, mandanti esterni o apparati infedeli poteva contenere. Il depistaggio Scarantino, interamente avvenuto all’interno degli apparati statali, quali responsabilità contribuì a nascondere? Perché la strage di via d’Amelio fu accelerata dopo Capaci? Per impedire a Borsellino di scoprire i rapporti tra mafia, Stato e politica? E, salendo di livello, quale ruolo ebbero i servizi segreti, gli apparati deviati, la massoneria e gli ambienti politico-affaristici nella strategia stragista del 1992 e del 1993? Quanto la strage di via d’Amelio fu strumento per un’ampia destabilizzazione politica, si ricordi l’Uno Bianca, le sentenze di ’ndrangheta stragista e le rivendicazioni della Falange Armata, destinata a condizionare lo Stato e i nuovi equilibri di potere?”.
“Insomma, ricordare la strage di via d’Amelio ci dovrebbe servire per rispondere a queste domande e per uscire finalmente da quel cono d’ombra che dai primi anni Novanta incombe sulla Repubblica. Ma se fino ad oggi non si è riusciti a riemergere dall’oscurità è perché quelle convergenze positive, quelle relazioni tra società civile organizzata, politica sana e forze che vogliono arrivare alla verità, non hanno messo in discussione quei poteri e quelle forze che ancora attanagliano la Repubblica”.
“Senza una rottura netta con il potere Usa e con le basi in Italia che lo esercitano, senza uno spostamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro, senza una piena attuazione della Costituzione in grado di democratizzare gli apparati statali, senza una rivalorizzazione della scuola e della cultura critica, si continuerà a essere subalterni alle logiche del potere e di chi possiede gli strumenti non democratici per raccontarci solo versioni di comodo, a partire dalla strage di via d’Amelio”, conclude il dirigente del Prc.

“La lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale”

“Oggi voglio condividere, con forza e convinzione le parole che il giudice Antonio Balsamo, presidente della Corte di appello di Palermo, ha speso per ricordare il Paolo Borsellino, un esempio di rettitudine, senso del dovere e della legalità, qualità con cui portò avanti il suo lavoro con profondo rispetto delle istituzioni, le stesse che poi gli avrebbero voltato le spalle. Balsamo lo ha fatto pronunciando ciò che Borsellino disse pochi giorni prima di essere trucidato: La lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà. E’ un messaggio colmo di speranza e ricco di aspettative soprattutto per i ragazzi e le ragazze che vivono nella nostra Isola”. Lo ha detto a sua volta il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo tra i primi ad arrivare in via D’Amelio, incontrando i giovani delle associazioni antimafia, per il XXXIV anniversario della strage mafiosa in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Via D’Amelio

“Da questo mausoleo civile, luogo in cui il giudice Caponnetto disse che era finito tutto, deve invece partire – prosegue Barbagallo – una nuova riscossa morale ed etica che deve abbracciare tutta la Sicilia. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito: c’è un problema di illegalità diffusa che riguarda il Paese e nella nostra Regione c’è anche un enorme problema corruttivo che riguarda un metodo di gestione del potere che finisce col far proliferare il clientelismo e la ricerca dell’amico degli amici. Fuori da ogni ipocrisia: è insopportabile – aggiunge il segretario regionale dem – vedere chi dice di essere scesa in politica proprio sull’onda emotiva della strage di via D’Amelio, non proferire una parola o non prendere provvedimenti seri e opportuni di fronte agli scandali e alle indagini giudiziarie per corruzione che si susseguono in Sicilia. E’ propaganda, solo chiacchiere. E in una giornata come questa risultano ancora più indigeste”.

“La politica vada oltre la retorica”

Sul tema intervengono pure il coordinatore regionale del M5S Nuccio Di Paola e il capogruppo Cinque Stelle all’Ars Antonio De Luca: “Le celelebrazioni sono importanti per tenere viva la memoria ma si deve andare oltre alla retorica, alle vuote parole cui non seguono fatti concreti. Vogliamo onorare concretamente la memoria di Borsellino? La politica metta al centro la questione morale e dedichi a questa una seduta ad hoc a Sala d’Ercole. Ci auguriamo che il presidente della Regione Schifani si muova già in questo senso martedì prossimo in occasione della redazione annuale. Non ci venga a descrivere la Sicilia come un paradiso in terra dove l’economia galoppa e tutto va più che bene. Lo sa benissimo che non è così e lo sanno ancora meglio i siciliani che fanno le acrobazie per arrivare a fine mese e i salti mortali per riuscire a ottenere un esame o una visita medica in tempi brevi. Solleciti inoltre la calendarizzazione della nostra mozione di censura all’assessora Amata, che nonostante sia sotto processo continua a guidare l’assessorato al Turismo, uno dei più importanti della nostra isola”.
Alle iniziative a Palermo hanno partecipato anche il presidente M5S Giuseppe Conte, il deputato europeo Giuseppe Antoci e numerosi rappresentanti del Movimento in tutte le istituzioni, nazionali, regionali e locali.

Cosa rimane 34 anni dopo la strage di via D’Amelia?

34 anni dopo cosa rimane? Possiamo affidarci alle parole scritte un anno fa. Rituali stanchi accompagnano il ricordo e le commemorazioni. E domina un senso di sconfitta politica, morale, istituzionale. Il depistaggio, le indagini infinite, il coinvolgimento di alte cariche della polizia e della magistratura, il ruolo dei servizi segreti e le complicità da individuare: la ferita brucia ancora perché la verità è lontana. Un altro buco nero della Repubblica.

Il dovere della memoria e il richiamo alla responsabilità per maggioranze e opposizioni

Sia a livello nazionale, sia regionale, maggioranze e opposizioni sono chiamate a porre fine alla giostra delle parole vuote e a tradurre in azioni concrete l’impegno per un’economia libera dalle mafie.

Un altro passo decisivo è quello di favorire la selezione di una classe dirigente all’altezza dei problemi enormi del presente. I segnali attuali sono tutt’altro che confortanti.

Foto dalla pagina Fb del segretario regionale del Pd Barbagallo.

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