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82 Pietre o La nudità dell’anonimo e le smagliature provocate da una disturbante ignuda apparizione .

Tosi Siragusa

82 Pietre o La nudità dell’anonimo e le smagliature provocate da una disturbante ignuda apparizione .

lunedì 18 Novembre 2019 - 08:10
82 Pietre o  La nudità dell’anonimo e le smagliature provocate da una disturbante ignuda apparizione .

Francesco Sciacca, Armando Fugazzotto e la “ragazza senza nome” sono i personaggi della intensa piece in scena al messinese Clan Off per la rassegna della stagione in corso,”Riflessioni”. Una sala gremita ha accolto con condivisibile entusiasmo questa produzione di Maurizio Puglisi per Nutrimenti Terrestri,con connotazione altamente formativa e di innegabile valore etico-sociale . Una scrittura limpida, quella del giovane Simone Corso, oramai una realtà artistica di spessore in ambito teatrale, di poliedrica espressione, ma anche versatile interprete e valente regista, unitamente alla brava Adriana Mangano. Nell’ambito de “I Teatri del Sacro” e le Opere di Misericordia ,con specifica tematica “Vestire gli ignudi”, l’originale rappresentazione si è avvalsa di una sapiente recitazione, ove i dialoghi, sempre credibili, fra Corso-Sciacca e Alveario-Fugazzotto, hanno mano a mano delineato una vicenda insolita e misteriosa, generata dalla muta comparsa della giovane innominata.L’azione si svolge in una caserma dei carabinieri dell’immaginario borgo montano etneo di Altarupe, mentre il paesino è isolato da una tempesta e investito da una eccezionale nevicata, ove il brigadiere Sciacca, di poca esperienza e belle speranze, idealista e di modi alquanto delicati, ha appena condotto una ragazza misteriosa e inquietante scovata in paese, mentre girava nuda portandosi dietro un sacco consunto di juta di color .bianco sporco, che si è lasciata trascinare da lui fin lì. Il gentile Sciacca tenta con grande coinvolgimento psichico di penetrare i silenzi di quell’essere distaccato e immoto, che non parrebbe avere percezione sensoriale alcuna e, dopo i tentativi andati a vuoto di stabilire un contatto, la ricopre con una coperta e la lascia tranquilla, provando a rintracciare il capo,il rude e pratico maresciallo comandante di quella caserma sperduta. Le comunicazioni dapprima interrotte si ristabiliscono e Fugazzotto, navigato rappresentante delle forze dell’ordine, si precipita per dipanare le fila di quell’intricata matassa. I due si alternano in caserma per non lasciare incustodita la nuova arrivata, che non reagisce alle loro prove di ripetuto avvicinamento, ciascuno a suo modo, sbrigativo e di circostanza il maresciallo, individualizzato e partecipato il brigadiere. L’estranea mette in moto nei due, come sovente accade, meccanismi insondabili, portando alla luce pulsioni e inquietudini sopiti. Fugazzotto, in particolare, appare combattuto nel perpetuare quel suo voler incarnare.il rispettabile uomo di legge che si vanta di esser diventato, quello che riesce a mantenere tutti i tasselli al proprio posto perché l’ordine regni incontrastato nel paesello. Deve mentire, il maresciallo, per serbare quello “status quo” e tranquillizzare in special modo una bigotta locale- secondo la quale la nuova arrivata potrebbe essere aderente a sette sataniche- e non si sa bene quanto sia infine riuscito a tenere a bada i suoi istinti di uomo, e dunque “maiale e lupo” nei confronti di quella strana donna che, a suo dire, potrebbe essere una prostituta rumena.che un cliente o un protettore ha abbandonato al gelo. Sciacca, al contrario, le prova davvero tutte- e non solo strade consuete- per indagare con compassione su quella presenza straniante, cercando di entrare davvero in sintonia: ha intuito che quelle pietre, che la giovane ha trascinato fin lì, ne potranno rivelare la storia, e così le cataloga secondo il colore e la consistenza, e quando finalmente, trovata la ragazza di nuovo nuda e ancora più vulnerabile senza la coperta che la copriva, la aiuta a indossare il vestito a maglia fatto a mano dalla moglie del maresciallo, inaspettatamente riesce a stabilire con lei un contatto. Il finale, insospettabile, rivela ancora una volta l’attenzione dell’autore per le tematiche significanti, restituendo un senso all’intitolazione e, come si poteva preconizzare, un ruolo preponderante a quei sassi, individuati peraltro proprio in quel numero . La mente non può che andare alla figura evangelica dell’adultera, per un verso, alla Ersilia Drei di pirandelliana memoria nella drammatizzazione “Vestire gli ignudi”, per l’altro, così come a tematiche come la paura dell’altro da sé,l’ ingeneroso individualismo,che comporta incapacità di riconoscere e riconoscersi nell’altro, e il mercato con le sue pratiche contemporanee e gli indescrivibili danni generati dall’abuso dei social network, in grado di scatenare le peggiori reazioni nella razza umana in questi tragici tempi .In ogni caso,fra le sette opere di misericordia corporale,l’atto del vestire la nudità dell’inizio e della fine della vita,pone l’intera esistenza sotto il segno della cura, e il vestire chi è nudo implica una intimità anche delle anime .Anche la povertà e la miseria possono ridurre alla nudità,non solo come esposizione alle inclemenze del tempo metereorologico,ma anche quale umiliazione e assenza di difese,generando pericolo e togliendo intimità. Condividere gli abiti con un altro implica delicata tenerezza ,diviene concreta narrazione di carità ,ma solo nella misura in cui si fa incontro di nudità,di chi dona e di chi riceve,tale gesto sfugge al rischio dell’umiliazione,questo sembra essere il senso più profondo della toccante messa in scena,che ha convinto totalmente,anche per gli ambiti del costume,di Cinzia Preitano,delle luci di Renzo Di Chio, e delle scene di Mariella Bellantone, elementi tutti che hanno più che dignitosamente contribuito alla eccellente resa complessiva.

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