A salvare Messina saranno i nostri figli e le nostre figlie, se smetterà di mangiarli - Tempo Stretto

A salvare Messina saranno i nostri figli e le nostre figlie, se smetterà di mangiarli

Rosaria Brancato

A salvare Messina saranno i nostri figli e le nostre figlie, se smetterà di mangiarli

domenica 01 Dicembre 2019 - 09:34
A salvare Messina saranno i nostri figli e le nostre figlie, se smetterà di mangiarli

E' accaduto al Vittorio Emanuele un fatto raro e meraviglioso. In un museo delle cere ha fatto irruzione la vita

L’emozione mi ha colta subito, salendo le scale per arrivare al sesto piano, quello della sala prove. E’ stato come assistere ad una magia entrando in museo delle cere che d’improvviso si anima e là dove c’era staticità e silenzio irrompe la vita.

Mentre salivo gli ultimi gradini ho visto decine di zaini e giubbotti colorati lasciati sulle sedie e seguendo l’onda della musica che mi travolgeva sono entrata nella saletta.

I nostri figli, le nostre figlie

Ed erano tutti lì, i nostri figli e le nostre figlie messinesi, attentissimi, con gli occhi puntati su Luca Notari che spiegava come “parlare con il corpo” e raccontare le emozioni al pubblico. Che spiegava come nessun brano si sceglie per caso ed entra nella nostra vita per rappresentarci. Ascoltavano, facevano il tifo per il compagno o la compagna che provava il “suo” brano, applaudivano, ridevano, apprendevano.

Ed è subito TEATRO

Con il coach di canto c’erano il regista Dino Scuderi, il ballerino Eugenio Dura, il direttore artistico della musica Matteo Pappalardo, il responsabile del progetto Play the game Nico Pandolfino. E c’era il sovrintendente Gianfranco Scoglio, che sembrava un papà all’esame di liceo del proprio pargolo, con un sorriso d’orgoglio stampato sulla faccia quasi fossero tutti figli e figlie suoi. Quando cantano i solisti cala il silenzio, poi c’è il coro che si alza potentissimo sulle note del pianoforte. Ed è subito TEATRO.

Il quarto piano è invece letteralmente invaso dal gruppo della prosa intento a improvvisare un testo così come richiesto dalla direttrice artistica Simona Celi. E’ una strampalata storia breve in un bar che Simona Celi fa ripetere mille e mille volte e poi la rivolta come un calzino e la vuole in stile rock e poi in stile classico. Loro lo fanno (e lei sorride sotto immaginari baffi…). Ed anche qui è subito TEATRO.

Sono 50 e hanno meno di 25 anni

Sono 50, sono i nostri figli e le nostre figlie, hanno meno di 25 anni e sono fantastici. Tutti lì, con la loro emozione, i loro pochi anni ed i tanti sogni, con sorrisi timidi e segrete speranze coltivate nelle camerette a casa, provando e riprovando il brano che hanno portato al primo vero provino della vita.

Non sappiamo quanti di loro saranno selezionati per il musical “Love of my life” (produzione del Teatro ed omaggio a Freddie Mercury), quanti otterranno le borse di studio per approfondire i loro talenti, quanti faranno parte dell’esordio della Compagnia Celeste del Teatro Vittorio Emanuele.

In una città vecchia….

I sei giorni full immersion conclusi venerdì sono solo il primo step. Non sappiamo chi e quanti avranno superato la prima tappa. So però per certo che il teatro ha già vinto non solo la personalissima scommessa (senza un euro e senza aiuti da nessuno) ma ha vinto nei confronti di una città VECCHIA DENTRO e vecchia nei riti, nei metodi, nell’incapacità di osare.

…un teatro vivo

Il secondo palcoscenico d’Europa che vanta tanta gloria e tanti nobili “fantasmi” è tornato vivo, vitale, palpitante di una freschezza che solo i giovani sanno dare. Il Vittorio Emanuele ha fatto una cosa RARISSIMA A MESSINA: ha dato un’OPPORTUNITA’ concreta ai giovani. Da decenni i “ggiovani” vengono chiamati in causa in tutte le campagne elettorali, salvo poi essere dimenticati il secondo dopo la chiusura delle urne.

Io posso farcela

Il Teatro Vittorio Emanuele, con umiltà, senza pretese o presunzione ha offerto un’occasione che per molti dei 50 sarà il trampolino della loro vita. Sarà quella spinta, quello stimolo, quel passo in più che ti fa dire: io posso farcela. Io ce la farò. Ha dato FIDUCIA ai nostri figli e alle nostre figlie.

Hanno incontrato professionisti che li hanno ascoltati veramente (con le orecchie e con il corpo), li hanno consigliati, rimproverati, spronati, bacchettati. Il Teatro lo ha fatto in assoluta solitudine.

L’appello di Scoglio

“Sara’ perché con la vecchiaia si diventa più romantici ed al tempo stesso insofferenti ma l‘indifferenza che attanaglia la nostra comunita’ ha raggiunto livelli inaccettabili- scrive Scoglio su facebook- Il silenzio, le mezze frasi e l’apatia verso ogni manifestazione culturale regnano sovrani. Sappiamo esaltarci per sagre culinarie e libagioni ma nei momenti in cui bisogna riscoprirsi comunità prevalgono invidie e gelosie.50 ragazzi che non erano mai entrati al Teatro si cimentano in un percorso di ascolto ed avvicinamento al talento riconoscenti verso un ente che offre loro una opportunità. Play the game deve e puo’ essere un evento cittadino che fa sentire ai giovani la vicinanza di tutte le componenti sociali. Non spegniamo i loro sogni ma aiutiamoli a crescere. Lanciamo una campagna pubblica di crowdfunding e raccogliamo le risorse per produrre uno spettacolo.Dimostriamo di avere fiducia in loro e riscopriamoci comunità”

#iostoconScoglio e con quanti, in qualsiasi settore, faranno in modo che si “accendano migliaia di stelle” nel cielo di Messina. Il suo appello è il grido di chi non vuole lasciare morire la città.

Per quanto mi riguarda come famiglia Brancato metteremo a disposizione una borsa di studio intitolata a mia sorella Celeste, che 30 anni fa, grazie alla borsa di studio donata dalla famiglia di Adolfo Celi, ha avuto quell’occasione che le ha fatto spiccare il volo. Ha studiato alla Bottega dell’arte di Gassman. Aveva la stessa età timida dei 50 di Play the game. C’è stato chi ha creduto in lei. Ed ha imparato a volare.

Messina come Crono

L’assessore alla cultura Caruso nel corso della “chiamata alle armi” di mercoledì ha detto : “Faccio parte di un’associazione numerosissima a Messina- ha detto- si chiama Genitori di figli a Milano”. Penso che dovessimo riunirli tutti riempiremmo San Siro. Messina è come Crono: i figli e le figlie li divora e li sputa via in un’altra terra. Gli succhia l’anima e i sogni.

Solo se cambiamo noi adulti cambierà Messina.

La valigia sotto il letto

Chiudo con frasi che “rubo”, e chiedo scusa, al meraviglioso post su Instagram di Sabrina. Ognuno dei 50 ha dentro un sogno che li spinge a non arrendersi nonostante le tante porte chiuse in faccia i “le faremo sapere”. Hanno la valigia in mano o sotto il letto, aspettano una telefonata che sembra non arrivare mai. Ma non mollano così come non abbiamo mai mollato noi adulti.

Il Teatro Vittorio Emanuele ha aperto loro il cuore e la “pancia”, li ha accolti per 7 giorni, insieme a professionisti che hanno dato loro lezioni di prosa, danza, canto, musica. Hanno “ascoltato” i loro talenti.

Grazie Sabrina

Ed ecco Sabrina su Instagram: “Abbiamo vissuto per quasi 10 ore al giorno fianco a fianco, condividendo, ridendo, sudando, piangendo, confrontandoci, raccontandoci, imparando, dannandoci quando quella nota non riuscivamo ad intonarla al meglio o stupendoci del nostro saperci abbandonare alle interpretazioni più particolari. E’ stato meraviglioso poter vivere in questa bolla fatta di sogni e magia, fatta di fatica, protezione e tenacia. Un pezzo del mio cuore continuerà a battere in quelle sale e sul quel palco e sono certa che ci rivedremo presto perché Play the game significa “Gioca la partita” e noi l’abbiamo appena iniziata. Grazie a tutti, siete speciali”.

Ecco perché il Teatro ha già vinto. Sarebbe bello se anche Messina imparasse a vincere.

Rosaria Brancato

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