Un gruppo che ne ha passate tante e non ce l'ha fatta all'ultimo scoglio. Le parole dopo la retrocessione di Trasciani, Garufi, Roseti, Toure e De Caro
MESSINA – Nella settimana che segue la retrocessione in Eccellenza i calciatori iniziano ad affidare i propri pensieri, trattenuti per tante settimane, sui loro canali social. Una sorta di commiato, saluto, togliersi un peso e ringraziare chi ha seguito da vicino la stagione di cui sono stati, nel bene e nel male protagonisti.
Quel gruppo partito a fine agosto senza paura ma senza certezze sul futuro, che a Natale sembrava una perfetta macchina di sacrificio e concretezza che aveva annullato la penalizzazione e, con una nuova proprietà solida, puntava sicura forse anche alla salvezza diretta (i volti sorridenti nell’occasione del pranzo di Natale prima della sfida esterna col Milazzo). Poi arrivano gli intoppi, la confusione societaria e probabilmente anche la pressione che prima era sicuramente minore. Alla fine il gruppo, come si legge dai primi messaggi immaginiamo d’addio, ne esce sopraffatto, deluso e rammaricato.
I messaggi dei singoli calciatori Acr Messina
Daniele Trasciani, difensore e leader in campo e fuori che già a Messina aveva ottenuto due salvezze non ce l’ha fatta stavolta: “Purtroppo il destino è stato beffardo e non siamo riusciti a raggiungere un obiettivo che era alla portata. L’amarezza dopo giorni ancora è presente e difficilmente andrà via. Sono tornato convinto di potercela fare, insieme ai miei compagni, dal primo all’ultimo minuto della stagione abbiamo creduto fosse possibile. Abbiamo lottato contro tante avversità senza mai tirarci indietro dall’inizio alla fine, combattuto nonostante una penalizzazione che avrebbe ucciso sul nascere chiunque e cercato di salvare una squadra che non merita ora né meriterà mai certi palcoscenici”.
Il capitano Sergio Garufi, beffato nell’ultima partita della stagione sul campo della sua ex squadra: “Ho ritenuto opportuno prendermi qualche giorno per riflettere e comunicare, non tanto per esprimere amarezza e dispiacere, sentimenti comprensibili in queste situazioni, quanto per trasmettere un messaggio chiaro e deciso. Fin dal mio arrivo a Messina ho avuto un solo obiettivo: provare a salvare una squadra, una maglia e una città che meritano molto più di quello che hanno vissuto quest’anno. Sapevamo tutti da dove partivamo. Quel -14 non era solo una penalizzazione in classifica, era un peso enorme sulle spalle di ogni singolo componente di questo gruppo. Eppure non ci siamo mai nascosti”.
Le lacrime di Christian Roseti all’Aldo Campo di Ragusa sono commoventi, il giovane che si è trovato bomber di una squadra e che quando si è trattato di calciare palloni pesanti ha risposto presente ha avuto anche sul piede la palla salvezza, la solita palla sporca e brutta che lui stava per trasformare in oro e che si è infranta sulla testa di Esposito: “Ho aspettato un po’ di giorni per provare a scrivere qualche parola, anche se il dolore è ancora tanto. Ci sono stagioni che si ricordano per le vittorie e poi ce ne sono altre che ti segnano dentro e ti mettono alla prova ogni giorno, come uomo prima ancora che come calciatore. Questa, purtroppo, non è stata la stagione che tutti sognavamo, lo sappiamo noi giocatori e lo sapete voi tifosi. Indossare la maglia del Messina significa portarsi addosso una responsabilità enorme perché questa città vive di passione vera, di appartenenza, di amore per questi colori”.
Isyakha Toure, la spina nel fianco delle difese, l’attaccante che tante volte ha fatto la differenza in positivo e purtroppo anche in negativo quando non era al top, non usa troppi giri di parole: “Abbiamo fallito. Perdonatemi se non sono riuscito a darvi ciò che meritavate. Abbiamo dato tutto, ogni giorno, con il cuore. E il dolore di oggi farà male ancora per tanto tempo. Ci sono stagioni che ti segnano più di altre. Non solo per i risultati, ma per il dolore, le battaglie, le emozioni e i legami creati nei momenti più difficili. Grazie per avermi fatto sentire come a casa. Grazie ai tifosi, a quei volti, a quelle famiglie che ci hanno sostenuto ovunque. In casa come in trasferta, sotto la pioggia, nel freddo o con il bel tempo, voi c’eravate sempre. Il vostro sostegno non sarà mai dimenticato”.
Francesco De Caro, anche lui in gruppo dal giorno zero è sopraffatto dall’esito della stagione: “Ho voluto aspettare qualche giorno prima di provare a scrivere qualche parola. Ho cercato di metabolizzare, di crederci, perché tutto questo ancora non mi sembra vero. Ma purtroppo questa è la realtà. Molto probabilmente resterà una delle ferite più grandi che mi porterò dentro per tutta la vita. Resterà quel rammarico di aver scritto un libro con una storia pazzesca, senza però riuscire a scrivere il finale giusto. Il rammarico di aver sfiorato un’impresa e di non essere riusciti a portarla a termine. Il rammarico di aver costruito qualcosa che poteva restare nella storia, senza riuscire a completarlo”.
