Dal vangelo secondo De Andrè: "Dai diamanti non nasce nulla,dal letame nascono i fior"

Dal vangelo secondo De Andrè: “Dai diamanti non nasce nulla,dal letame nascono i fior”

Rosaria Brancato

Dal vangelo secondo De Andrè: “Dai diamanti non nasce nulla,dal letame nascono i fior”

domenica 26 Maggio 2013 - 06:02

Ieri un corteo di ultimi ha dato l'ultimo addio a don Gallo a Genova. Il sacerdote che cantava "Bella ciao" in Chiesa ed apriva le porte a prostitute e tossici è stato lasciato solo in vita. In quelle stesse ore a Palermo veniva beatificato don Puglisi, anche lui un prete che ha scelto la frontiera degli invisibili. Le loro vite ci insegnano il valore della responsabilità individuale.

L’addio glielo hanno dato gli ultimi, i vinti, i perduti. L’ultimo saluto a don Andrea Gallo è stato scandito dalle note di Bella ciao, dalle voci dei transessuali, delle prostitute, dei barboni, dei tossicodipendenti, dei camalli del porto di Genova, dei poveri, degli invisibili. E non poteva esserci preghiera più bella che quell’abbraccio spontaneo di un esercito di ultimi all’uomo che ha costruito per loro, con le sue mani ossute, una scala per avvicinarli al cielo. Non era amato dalle alte sfere ecclesiastiche don Gallo, da quelli che papa Francesco chiama i preti da salotto. Era amatissimo dalla gente, quella che viene emarginata, ghettizzata, reietta. Aveva aperto le porte della Chiesa e della Comunità di San Benedetto a tutti e chi non entrava lo andava a cercare al porto, nei vicoli della vita, nei cassonetti dove la società getta “i diversi a qualsiasi titolo”. Portava le prostitute al consultorio “mica posso vederle abortire per i calci dei loro magnaccia”, distribuiva preservativi tra gli ultimi “muoiono di Aids i nostri ragazzi, non abbiamo più tempo”. I poveri li andava a cercare uno per uno “perché chi segue un’ideologia può sbagliare ma chi sceglie i poveri non sbaglia mai”. Fu punito per le sue scelte. Appena nominato sacerdote lo inviarono al riformatorio di Garaventa ma tre anni dopo, per le sue scelte troppo “aperte” venne trasferito. Nel ’70 arriva nella parrocchia del Carmine dove lascia il segno con le sue omelie e la sua attività. In quei giorni era stata scoperta nel rione una fumeria di hashish che scatenò le reazioni indignate della borghesia. Lui dal pulpito tuonò contro “la droga del linguaggio che fa definire un ragazzo inadatto agli studi se è figlio di poveri o fa definire azione a difesa della libertà un bombardamento”. Fu trasferito in poche settimane. Instancabile fino all’ultimo giorno dei suoi 84 anni amava dire “i nostri vangeli non sono quattro, da anni seguiamo il vangelo secondo Fabrizio De Andrè”, e infatti di fronte all’ingresso della Comunità c’è la frase “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”, una delle più belle del cantautore genovese grande amico di don Gallo.

Al funerale don Ciotti lo ha ricordato così: “ Ha dato nome a chi non l’aveva o, se lo aveva, se lo era visto negare da qualcuno. Don Gallo ci ha educato a mettere al centro il fatto che ogni persona è vita e la diversità è il sale della vita e mai deve diventare avversità. Dobbiamo ringraziarlo per le porte che ha lasciato aperte, nel segno di una Chiesa che accoglie chiunque. Grazie di aver testimoniato una Chiesa capace davvero di stare dalla parte della dignità della persona umana”.

L’ 8 dicembre del 2012, terminata la celebrazione della messa per il 42esimo anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto, don Gallo fece ancora parlare di lui, intonando in chiesa con i fedeli 'Bella ciao', sventolando la sciarpa rossa. Il video su you tube è stato tra i più cliccati negli ultimi mesi.

Nelle stesse ore in cui un corteo di ultimi, ieri, cantava l’inno partigiano Bella ciao indossando magliette con la scritta “dimmi chi escludi ti dirò chi sei”, a Palermo un altro esercito rendeva omaggio a Don Pino Puglisi, un altro sacerdote che ha sposato la causa degli ultimi, in un altro tipo di frontiera. Appena giunto a Brancaccio don Puglisi è andato a scavare tra i vicoli della mafia, prendendo per mano i bambini, gli esclusi, salvando le anime da un’altra povertà, non meno terribile di quella materiale. E ha sfidato un’altra autorità, quella della mafia, deviando le processioni per non farle più passare sotto i balconi dei boss, sottraendo la carne fresca da macello, la futura manovalanza dalle mani sporche del crimine, vietando i santini elettorali in chiesa, rifiutando le ricche offerte domenicali dei capicosca. Sia don Gallo che don Puglisi, in vita sono stati lasciati soli dai “Palazzi” quando non ostacolati silenziosamente o apertamente. Accanto a loro, in vita, solo la folla di chi li ha disperatamente amati. E quando si parla di loro emerge subito la “nota della rarità, dell’eccezione”, non della norma. Don Gallo e don Puglisi, in modo diverso, hanno scelto gli ultimi e se l’Italia li ricorda è perché sono in pochi a farlo quando invece dovrebbe essere un fatto talmente normale da essere scontato. Ieri mattina ho partecipato ad un incontro con ragazzi delle scuole medie di Santa Teresa Riva, Sant’Alessio, Savoca, insieme a Pasquale Campagna, per raccontare la storia della sorella Graziella uccisa a 17 anni dalla mafia nell’85. I nostri ragazzi sui temi della legalità sono attentissimi, ma anche esigenti. Non hanno bisogno di riti o parole vuote. Vogliono sapere cosa insegnano queste vite massacrate. Ieri me lo sono chiesto anch’io mettendo uno accanto all’altro i due sacerdoti vittime di una società che va in un’altra direzione, quella del non guardare. Mi sono risposta e ho risposto loro: insegnano il valore della scelta individuale. Non basta indossare una tonaca per essere come don Gallo, non basta indossare la toga per essere come Falcone e Borsellino. La responsabilità individuale ha fatto di queste persone un’eccezione e non la norma. E’ questo che, purtroppo, fa di loro, dei diversi, degli eroi. Ma noi dobbiamo insegnare ai nostri figli il valore della differenza. Nella storia di Graziella Campagna, così come nelle cronache quotidiane, ci sono persone che indossano la stessa vita ma con un’anima opposta. C’è don Puglisi che butta fuori dalla chiesa i mafiosi e rifiuta i loro soldi la domenica e c’è il sacerdote di Villafranca che ai funerali di don Sfameni lo definisce “benefattore che ci ha aiutato a finire il campetto di calcio”. C’è il carabiniere Piero Campagna che fa arrestare e condannare i killer della sorella e nelle stesse ore nello stesso paese c’è il carabiniere che con gli stessi killer prende il caffè. C’è la titolare della lavanderia che “consegna” Graziella ai sicari e c’è la maestra che con un grido di dolore fa conoscere a tutta Italia tramite Chi l’ha visto la sua storia. C’è il magistrato che li assolve per non aver commesso il fatto e quello che, 24 anni, dopo li condanna all’ergastolo. Agli adolescenti che ci chiedono cosa insegnano le vite di Falcone, don Puglisi, don Gallo, rispondiamo che insegnano il valore della responsabilità individuale. Puoi diventare qualsiasi cosa, professore, poliziotto, medico, avvocato ma è l’anima con la quale indossi la tua missione che fa di te il “diverso”. Qualsiasi cosa tu faccia devi semplicemente fare il tuo dovere, indossare il tuo abito con dignità e dare senso alla tua scelta. Ogni epoca ha i suoi uomini illuminati che schiariscono il sentiero degli altri. Ma è solo quando ognuno di noi, nel suo piccolo e con le sue singole scelte comprende l’importanza della responsabilità individuale che l’intero cammino inizia a brillare ed è più facile arrivare alla meta.

Rosaria Brancato

4 commenti

  1. per quanto stiamo nella xxxxx dovremmo essere in una foresta tropicale……..

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  2. Fabio Costantino 26 Maggio 2013 14:11

    Per me e’ diventato un rituale: mi sveglio ogni domenica con il pensiero di leggere la rubrica di Rosaria Brancato. La profondità delle tue parole mi raggiunge in luoghi lontanissimi. Complimenti Rosaria , il tuo talento, la tua umanità, la tua umiltà, la tua cultura fanno di te la piu’ brava giornalista della città.
    Don Puglisi e Don Gallo, sono la testimonianza di come la ‘normalità’ può diventare straordinaria rivoluzione. Preti degli ultimi e per gli ultimi, con la loro vita ci lasciano in eredita’ un testamento fatto di una sola parola: normalità! E’ normale dire di no alla mafia, al pregiudizio, al razzismo, alle ruberie, alle clientele, alla guerra e alla falsa morale ma purtroppo ci siamo abituati alla anormalità.
    I migliori miracoli arrivano sempre da esistenze semplici!
    Grazie Don Puglisi e Don Gallo

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  3. Riesco a capire i giovani messinesi che occupano il Teatro in Fiera con pretesa di intestarlo all’anarchico Pinelli, anch’esso diventato un eroe come recentemente accaduto per il givane Giuliani, che nell’intento di dare una carezza ad un altrettanto giovane carabiniere aveva scagliato un estintore invece di sfiorarlo con un ramoscello d’ulivo.
    Non ci riesco a capire invece i giovani che entrano in chiesa a manifestare con il pugno chiuso danzando sulle panche.
    Tutti bravi ragazzi.
    Ma le forze dell’ordine dov’erano? Forse erano nei prati a raccogliere margheritine?

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  4. sei una grande 27 Maggio 2013 12:45

    Sei una grande,questo tuo articolo è meraviglioso,complimenti davvero.

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