La Cassazione rimanda gli atti alla Corte d'Appello dopo aver fatto cadere molte accuse per l'ex sindaco di Capo d'Orlando
E’ da rifare il processo d’appello per l’ex sindaco di Capo d’Orlando Enzo Sindoni, condannato a 4 anni e mezzo alla fine del processo Agrumi d’oro. Adesso il verdetto del 2025, ha deciso la Corte di Cassazione accogliendo le tesi degli avvocati Carmelo Occhiuto e Maria Americanelli, deve tornare ai giudici di secondo grado per rivalutare il quantum della condanna. La Suprema Corte ha infatti cassato nove capi d’imputazione, mentre su altri tre dovranno tornare a pronunciarsi i giudici. Resta in piedi invece la condanna per associazione a delinquere e diventano definitive, col rigetto delle impugnazioni sul punto, le condanne per gli altri imputati coinvolti in questa imputazione.
Si torna in appello
Il nuovo processo d’appello si occuperà quindi di due contestazioni riferite all’anno di imposta 2015 e per l’ipotesi di illecito amministrativo a carico del consorzio Agridea, con annullamento della sanzione pecuniaria da 100 mila euro. Confermata la condanna per associazione quindi per Santino Gori, Basilio Scaffidi Chiarello, Leuccio Tonarelli e Giuseppe Micale, e per quest’ultimo, rappresentante dei consorzi Pac e Agridea, anche per l’impiego di denaro di provenienza illecita. Definitive le condanne di Antonio Gori, dipendente del consorzio e Francesco Venza, accusato di riciclaggio per l’incasso di alcuni assegni quale legale rappresentante dell’Orlandina Basket.
La sentenza del 2025
Un anno fa in appello a Messina le condanne di primo grado erano state ridotte per tutti (Ieggi qui Agrumi d’oro, la sentenza): s4 anni e mezzo la condanna per l’imprenditore e politico orlandino, 3 anni e mezzo per Giuseppe Micale, responsabile legale di Pac e Upea, e Basilio Scaffidi Chiarello, tuttofare dei tre consorzi coinvolti, 2 anni e mezzo per il contabile Leuccio Tonarelli. Infine, 2 anni e 4 mesi per Santino Gori, legale rappresentante di Agridea, 2 anni per Antonio Gori, infine 2 anni e 8 mesi ad Antonio Venza dell’Orlandina Basket.
L’inchiesta
L’inchiesta della Guardia di Finanza ha riguardato gli anni dal 2011 al 2015 ed ha svelato un meccanismo “circolare” di false fatturazioni che, oltre al consorzio Agridea, coinvolgeva anche le aziende P.A.C. e U.P.E.A. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era far lievitare in maniera fittizia la quantità di produzione degli agrumi per ottenere poi gli aiuti economici europei in agricoltura.
Gli agrumi d’oro
Gli accertamenti rivelarono che i terreni dichiarati “superfici coltivabili” erano “gonfiati”: circa il 62% in meno risultava, di fatto, coltivabile. Alcuni dei macchinari posseduti dai tre consorzi per smistare gli agrumi, inoltre, erano ancora mai utilizzati fin dalla loro data d’acquisto. Allo stesso modo le celle frigorifere, ritrovate completamente vuote.
