Al Tg1 sorprende ancora lo scatto mentale della Pandolfino - Tempo Stretto

Al Tg1 sorprende ancora lo scatto mentale della Pandolfino

Piero Genovese

Al Tg1 sorprende ancora lo scatto mentale della Pandolfino

sabato 30 Novembre 2019 - 08:00
Al Tg1 sorprende ancora lo scatto mentale della Pandolfino

Un obiettivo, una macchina fotografica, una fonte luminosa e idee che si trasformano in immagini o parole. Nasce così lo “Scatto Mentale” di Elisabetta Pandolfino, la cui scoperta nel campo della fotografia e dell’arte viene ripresa anche dal TG1.

L’amore spesso non ha limiti ed è stato proprio l’amore che ha portato Elisabetta Pandolfino a superare i propri limiti, avvicinandosi non alla ricerca scientifica, ma rivedere numerosi aspetti della fotografia nei loro caratteristici termini.

Nessuno prima di lei è stato in grado di scrivere o disegnare con la macchina fotografica, realizzando uno scatto a mano libera, senza vedere nulla, in posa B, come se appunto il dispositivo fosse una penna o una matita, rappresentando parole o immagini che poi rientrano all’interno del fotogramma.

Una tecnica nuova da non confendere con tecniche già esistenti che sbarca sul Tg1 della Rai grazie alla dottoressa Manuela Lucchini, conduttrice della rubrica “Medicina” e volto noto del Tg1 fin dal 1980.

Elisabetta Pandolfino nel corso dell’intervista al Tg1

Per la realizzazione di tale scatto, dal punto di vista fotografico, non serve una speciale macchina fotografica o una speciale scheda di memorizzazione. Servono solo degli accorgimenti tenici che consistono nel calcolare l’intensità della fonte luminosa e la distanza da quest’ultima. Il tutto al fine di poter utilizzare un’obiettivo adeguato per la realizzazione dell’opera.

Alcune opere di Elisabetta Pandolfino

Uno studio che ha predisposto il cervello a una migliore memorizzazione. Il convertire il flusso di parole in immagini ha miglirato tali capacaità cognitive, tanto da portare l’artista a creare immagini a cui spesso sono collegate altre immagini.

Uno scatto complesso quindi, tanto da riprendere il mai superato dibattito sulle presunte differenze che intercorrono tra arte e scienza. Chissà se qualcuno un giorno, tali opere, riesca a valorizzarle davvero.

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