Il Capo della Protezione Civile, dopo i recenti allarmanti fatti di cronaca dall'Islanda ai rilievi di alcuni tecnici locali, ha fatto il punto della situazione in una conferenza stampa
L’eruzione del vulcano Islandese Eyjafjallajökul, evidentemente, ha dato ulteriori stimoli anche ai tecnici, agli esperti e alle istituzioni Italiane per intensificare ulteriormente i controlli e le verifiche in un Paese ad altissimo rischio geo/vulcanologico, oltre che sismico. E così, quasi riprendendo rigo per rigo gli allarmi lanciati da alcuni tecnici come il prof. Ortolani, cui abbiamo dato ampio spazio su queste pagine nei giorni scorsi, oggi il il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto della situazione sui vulcani italiani e sul lavoro della Protezione Civile nazionale per le attività di pianificazione e monitoraggio del rischio.
Bertolaso ha spiegato che è necessario allargare la zona rossa del Vesuvio che -resta il problema più grosso che abbiamo- anche se il vulcano che potenzialmente -ha il colpo in canna è Ischia-. Il Capo della Protezione Civile, poi, ha spiegato che ci sono alcuni vulcani attivi che stanno riposando come l’Etna, lo Stromboli, Vulcano, Campi Flegrei, il Vesuvio, Ischia e Pantelleria. -L’ultima eruzione di Ischia risale al 1300 ma il monte Epomeo è cresciuto in altezza di 300 metri. Si sta caricando la camera magmatica che potrebbe in un futuro lontano provocare un’eruzione-. Quanto al Vesuvio Bertolaso ha sottolineato che è necessario -allargare la zona rossa che comprende 18 comuni, per una popolazione di circa 600mila abitanti, a un milione di persone, tra cui molti abitanti di Napoli. Sulla base di nuove verifiche entro fine anno adegueremo il piano di evacuazione, che dovrebbe avvenire in 3-4 giorni. Nell’ultimo secolo i paesi sul Vesuvio sono cresciuti salendo progressivamente sul vulcano, in particolare dal 1944 data dell’ultima eruzione al 2006. Quindi il Vesuvio resta il problema più grande che abbiamo. E’ vero, ora è tranquillo, ma se si risvegliasse la situazione sarebbe drammatica, simile all’eruzione del 1631, o all’eruzione di Sant’Elena o del Pinatubo. Sappiamo che i primi segni precursori sarebbero scosse di terremoto che potremmo paragonare a quella dell’Aquila. Già 2-4 scosse andrebbero a creare il panico nell’area circostante. Ci sarebbero colate di lava e colate di fango e cenere che andrebbero a devastare gran parte della Campania. L’esplosione provocherebbe una colonna di fumo di 20 km di altezza. Questi scenari ci hanno indotto a riprendere gli studi-.
La legge regionale della Campania con cui si garantiva il pagamento di una nuova abitazione per chi avesse lasciato spontaneamente la zona rossa, secondo il capo del Dipartimento della Protezione Civile, -è stata un fallimento. C’è gente che ha preso i soldi, si è costruita una nuova casa e poi ha affittato la vecchia sul Vesuvio-, ha spiegato. Ovviamente, ha detto, -non deve essere più permesso che si costruisca nessuna abitazione nella zona rossa, di questo parleremo anche con la Regione-. Quanto a Stromboli, Bertolaso ha precisato che -è alto quanto l’Etna ma i due terzi si trovano sottacqua-. Stromboli, dopo la lezione del 2002 è il vulcano -pù controllato d’Europa. Ci sono delle telecamere che ci permettono di controllarne il comportamento e di attivare quindi le misure di protezione-.
Il Capo della Protezione Civile, inoltre, ha dato il via a una campagna di indagine, verifica e monitoraggio dei vulcani sommersi nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia.
-Dobbiamo alzare il velo sui 13 vulcani sommersi nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia, che nessuno ha mai studiato, e sentire il loro polso per capire attraverso la conoscenza della struttura geomorfologica quali sarebbero le conseguenze se riprendessero l’attività. Scandagliando i fondali con un sonar potremmo calcolare eventuali tsunami-. Bertolaso ha precisato che un lavoro del genere non è mai stato fatto in nessun posto nel mondo.
Agli studi prenderà parte anche una commissione internazionale di esperti di vulcanologia sottomarina. Il Capo della Protezione Civile ha sottolineato l’importanza di -lavorare per sviluppare la conoscenza-, precisando che proprio oggi è stata firmata in proposito un’ordinanza di Protezione Civile per -intervenire con tecnologie ultramoderne-, tra cui sommergibili con telecamere. La spesa di questa campagna di indagini dovrebbe aggirarsi al di sotto dei 10 milioni di euro, con la convinzione che -prevenire costa sempre meno che riparare il danno-.
Questi vulcani sommersi, ha spiegato il capo della Protezione Civile, formano una linea continua dall’Etna alle Eolie e poi verso il Vesuvio. Tra questi ci sono la famosa isola Ferdinandea, che si trova nel canale di Sicilia, ora a 15 metri di profondità, il Marsili che si estende per 50 km di lunghezza per 20 km di larghezza e il Vavilov. -Non è l’eruzione in sè di questi vulcani che preoccupa ma la possibilità che un’eventuale eruzione provochi il distacco di una parete, come accadde il 30 dicembre del 2002 a Stromboli, dove proprio a causa del distacco di una parete, nel basso Tirreno si formò uno tsunami-.
