Il referente della sezione aree a rischio Giuseppe Falliti sottolinea il pericolo rappresentato dalla tre piattaforme a largo di Gela, senza dimenticare i poli industriale petrolchimici di Milazzo e Siracusa. “Necessaria una maggiore sicurezza”
Le immagini della marea nera che dallo scorso 22 aprile ha pian piano raggiunto le coste della Louisiana determinando effetti devastanti sull’ecosistema della zona, continuano a fare il giro del mondo documentando, fase dopo fase, la scomparsa e la morte di diverse specie animali e vegetali. Pur rimanendo impressionati da quanto visto in tv, la riflessione che viene da fare è che -dopo tutto quel disastro sta accadendo dall’altra parte del mondo, noi per fortuna siamo al sicuro-. Esattamente contrario il punto di vista di Giuseppe Falliti, Referente WWF Sicilia Aree ad Alto Rischio, che di fronte alla tragedia ambientale che si sta consumando lungo le coste del golfo del Messico, afferma: “Ben pochi si rendono conto di quanto possa essere temibile e realistico un simile disastro ambientale nelle acque del Mediterraneo e, in particolare, nelle acque limitrofe alla Sicilia. A parte la presenza dei tre grossi poli industriali petrolchimici di Milazzo, Gela e Siracusa, non va dimenticata la presenza di alcune piattaforme proprio al largo di Gela e la paventata trivellazione di pozzi petroliferi nella Val di Noto. Lungi da noi l’idea che il disastro ambientale possa essere imminente e/o dietro l’angolo ma la percezione del rischio tra la popolazione è altissima e cresce proporzionalmente al susseguirsi delle gravi notizie che arrivano dal Golfo del Messico”.
Decisamente poco incoraggiante ma tuttavia realistica la prospettiva considerata da Falliti, che prendendo come esempio la raffineria di Milazzo dichiara: “Qualsiasi incidente alla raffineria di Milazzo troverebbe sicuramente impreparati i Cittadini per la mancanza del piano di emergenza esterno al grosso polo petrolchimico industriale dell’area ASI del Tirreno e troverebbe impreparate le stesse Istituzioni locali”. Secondo Falliti, dunque, le conseguenze di un incidente (traffico navale, incidente agli impianti, etc.) potrebbero eguagliare o superare quelli del disastro Exxon Valdez del 1989 in Alaska e quest’ultimo della piattaforma del Golfo del Messico. A pagare il prezzo di un drammatico incidente potrebbero essere tutte le forme di economia legate al mare, dal turismo alla pesca, con la irrimediabile compromissione di tutte le specie ittiche presenti nel Mediterraneo, in considerazione soprattutto che si tratta di un “mare chiuso”.
E’ necessario che i Cittadini vengano immediatamente rassicurati dalle Istituzioni con una serie di provvedimenti ormai obbligatori: a) avvio di una nuova politica energetica con lo stop alle trivellazioni petrolifere in nuove aree siciliane finché non saranno verificate tutte le condizioni di massima sicurezza; b) mobilitazione di tutte le risorse possibili per applicare modelli di studio atti ad ipotizzare ed evitare qualsiasi disastro ecologico nelle aree ad alto rischio; c) Immediato avvio di ispezioni da parte dei Ministeri competenti e Regione Sicilia affinchè vengano rese noti le ragioni della mancata progettazione del piano di emergenza esterno nell’area di Milazzo (e nelle altre Are a rischio) e verifica contestuale della sicurezz degli impianti; d) adeguamento di tutta la rete di monitoraggioo degli inquinamenti; e) avvio di una seria politica di defiscalizzazione ambientale.
