I risultati del report “Ecosistema Rischio 2010” realizzato dall’associazione ambientalista in collaborazione con la Protezione Civile, presentati questa mattina: a pesare l’eccessiva urbanizzazione, la mancanza di politiche di prevenzione e pianificazione del territorio. Il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana: «La politica non fa abbastanza»
Che i comuni siciliani siano ai primi posti nella classifica del rischio idrogeologico è ormai cosa nota, e i fatti di cronaca ne sono l’ennesima dimostrazione. Ma la situazione appare ancora più impietosa quando sotto gli occhi “scivolano” numeri e percentuali che -fotografano- le inefficienze delle amministrazioni locali, presenti e passate, nelle politiche di gestione del territorio. I dati forniti anche quest’anno da “Operazione Fiumi”, campagna nazionale itinerante di monitoraggio, informazione e prevenzione sul rischio idrogeologico, realizzata da Legambiente e Protezione Civile, immortalano un pericolo rispetto al quale nel nostro paese si continua a fare ben poco. Ad affermarlo nel corso della conferenza di questa mattina la responsabile dell’indagine Francesca Ottaviano e il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana.
Secondo la classificazione effettuata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Upi (Unione province italiane), in Sicilia sono 273 i comuni a rischio frane e alluvioni, per un totale di 180 mila persone quotidianamente in pericolo, il 4% della popolazione regionale. A vincere lo scettro di provincia più fragile, Caltanissetta, con l’86% dei comuni -in bilico-, a seguire Messina con l’84%.
Il 90% dei centri ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana; il 54% delle amministrazioni presenta interi quartieri in zone a rischio, mentre il 67% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali.
«I dati emersi dalla nostra indagine – spiega Francesca Ottaviani – danno l’immagine di un territorio fragile, in cui troppo spesso lo sviluppo urbanistico non ha tenuto adeguatamente conto del pericolo. E’ lungo i torrenti e le fiumare che sono stati compiuti negli anni i danni maggiori con edificazioni che hanno determinato intubazioni, cementificazioni e scarsa manutenzione». Molte amministrazioni sono ancora in ritardo anche nelle pianificazione comunale d’emergenza, ma fortunatamente in alcuni casi a seguito di tragedie come quella di Giampilieri, qualcosa è stata fatto. «Tuttavia – commenta il presidente Fontana – superato l’impatto emotivo, non sono cambiate le politiche di gestione del territorio. Né i comuni né le regioni hanno avviato una profonda revisione degli strumenti e delle metodologie di pianificazione. Si continua a puntare sull’industria del cemento ad ogni costo, come e più di prima». Fontana ricorda poi due incotri avuti con il sindaco Buzzanca durante i quali il primo cittadino ha mostrato la volontà di cambiare la situazione con una modifica del Piano Regolatore, «ma finora non ho visto nessun risultato».
«I comuni della Sicilia – ha poi aggiunto Enzo Colavecchio del Circolo Legambiente Peloritani – sembrano ancora non aver posto le tematiche della prevenzione fra le priorità. In particolari le amministrazioni devono dotarsi di piani di emergenza di protezione civile aggiornati».
I RISULTATI DEL REPORT. I dati raccolti nel report “Ecosistema rischio 2010 Sicilia” nell’ambito dell’“Operazioni Fiumi”, sono stati elaborati da Legambiente attraverso le risposte che i comuni hanno fornito ai questionari proposti dalla stessa associazione ambientalista. Essi riguardano 119 comuni: 32 quelli della provincia messinese. Fra di essi, nella classifica delle attività messe in campo contro il rischio idrogeologico da ogni singola amministrazione, 23 non raggiungono la sufficienza, (tra questi anche Messina), 6 sono di livello scarso: solo due ottengono la sufficienza.
Sufficienti: Mistretta, Forza D’Agrò
Scarsi: Caronia, Montagnareale, Pace del Mela, Patti, Sant’Agata di Militello, Ficarra, Sinagra
Insufficienti: Furnari, Librizzi, San Filippo del Mela, Francavilla di Sicilia, Galati Mamertino, Manforte San Giorgio, Roccella Valdemone, Alì Terme, Frazzanò, Sant’Alessio Siculo, Tortorici, Tripi, MESSINA, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Furci Siculo,Graniti, Mongiuffi Melia, Rometta, Fondachelli Fantina, Rodì Milici, San Fratello, Montalbano Elicona.
Rimane un ultimo dato da sottolineare quale ulteriore dimostrazione dell’assoluta incapacità politico-gestionale nell’affrontare il rischio idrogeologico esistente: nessun comune ha raggiunto la classe di merito ottimo per il lavoro svolto nell’attività di prevenzione. Si distingue comunque in positivo il comune di Gela che ottiene 7 in pagella. Emergono invece in negativo i comuni di Bolognetta (Pa) e Ravanusa (Ag).
